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Indipendenza? Ma chi garantirà le pensioni?

Vicenza – Carlo Cottarelli è stato manager e alto dirigente di aziende pubbliche; in quanto tale è convenzionalmente considerato un Boiardo di Stato. Nel suo libro “Pachidermi e pappagalli” questo economista sostiene che non sono altro che bufale quelle che hanno incantato milioni di italiani a proposito del cosiddetto vitalizio dei parlamentari, la cui proposta di abolizione, poi trasformatasi in taglio, visto che non si potava fare diversamente, ha portato al successo elettorale il M5S.

Il grande risparmio ottenuto è dello 0,0007% della spesa pubblica annuale, scrive Cottarelli. Perché il 96% delle attuali pensioni è calcolato con lo stesso metodo con il quale sono stati calcolati i vitalizi, cioè con il sistema retributivo, quindi ci sono 23 milioni di pensioni non collegate ai contributi previdenziali versati. Solo il 4% dei pensionati riceve una pensione relativa ai contributi versati, cioè con il sistema contributivo.

Ovvero, se c’è un problema è di equità, di etica o di lotta ai privilegi, allora occorrerebbe applicare alle pensioni comuni quanto è stato fatto con i vitalizi, il che significa incidere pesantemente sull’ammontare delle pensioni stesse. Coerentemente, si dovrebbe chiedere un taglio alle pensioni della stragrande maggioranza dei pensionati. Le pensioni private erogate dall’Inps vigenti nel 2018 sono 17,88 milioni, di queste 12,8 milioni, ovvero il 70,8%, sono inferiori a mille euro. Lo rileva l’Istituto di previdenza nell’Osservatorio sulle pensioni pubblicato nel marzo 2018 , secondo il quale la percentuale delle pensioni fino a mille euro arriva all’86,6% per le donne. 

E così il taglio dei vitalizi per gli ex senatori presto finirà nel dimenticatoio. Gli ex inquilini di Palazzo Madama dovrebbero tornare a percepire i vitalizi dopo una decisione attesa per febbraio, secondo quanto anticipa il Fatto Quotidiano (vedi anche qui). Al di là della disputa: c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto; la questione fondamentale – a nostro avviso – risiede nel fatto che i vitalizi, al pari delle indennità parlamentari, previste dall’art. 69 della Costituzione e disciplinate dall’art. 1 della legge n. 1102/1948 e dagli artt. 1 e 2 della legge n. 1261/1965, sono disciplinati con regolamenti interni degli uffici di presidenza di Camera e Senato. Che detto in volgare equivale a se la fanno e se la dicono, o diversamente: è il controllato che veste simultaneamente i panni del controllore. 

C’è una sorta di putrefazione culturale. Una riforma radicale delle pensioni stenta a concretizzarsi, perché la sua impopolarità non è funzionale alle mire elettorali dei politici. Allora – il che è peggio – si ricorre alla demagogia. In questi giorni il governo, con il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, è favorevole a prendere un provvedimento: 

  • «È arrivato il momento di intervenire per permettere ai giovani di avere un domani una pensione dignitosa e stiamo pensando a una misura grazie alla quale ragazzi con carriere discontinue possano ottenere coperture di eventuali “buchi” contributivi.» 

I sindacati vorrebbero che l’importo minimo fosse non inferiore ai 780 euro del reddito di cittadinanza. Come sempre, non si parla con chiarezza del problema principale: dove trovare le risorse (miliardarie) per finanziare questa misura?

Così esiste uno spettro che si aggira per la penisola, lo stesso fantasma che angoscia il mondo occidentale. È il pericolo della bancarotta dei sistemi pensionistici amministrati dallo Stato. Il sistema paga-come-vai [pay-as-you-go] che ha regnato supremo per la maggior parte del ventesimo secolo ha una pecca fondamentale: tale sistema distrugge, a livello individuale, il collegamento tra contributi e benefici. In altre parole, tra sforzo e ricompensa. Ogniqualvolta ciò accade su grande scala e per un lungo periodo di tempo, il risultato finale è il disastro.

In Cile, José Piñera [Laureato alla Universidad Católica de Chile, nel 1974 conseguirà poi il PhD in economia presso l’Università Harvard], è entrato nel 1978 nel governo di Augusto Pinochet. Rivestì il ruolo di Ministro del Lavoro e della Sicurezza Sociale (1978-1980). Per suo mezzo fu introdotta la Riforma delle Pensioni il 4 Novembre 1980. Fu  un’innovazione rivoluzionaria. La Riforma diede a ciascun lavoratore la possibilità di poter scegliere di staccarsi completamente dal sistema pensionistico amministrato dallo Stato e di versare invece la precedente ritenuta sullo stipendio (10% della paga) su un conto pensionistico personale (CPP) amministrato da enti privati. Siccome il 95% dei lavoratori scelse il sistema CPP, il risultato finale fu una “privatizzazione dal basso” del sistema pensionistico Cileno.

Questa riforma omni-comprensiva ha cambiato drasticamente l’economia e la società Cilene. Sei milioni di lavoratori (95% della forza lavoro) possiedono un CPP ed essi non dipenderanno assolutamente dallo Stato per la loro pensione, a meno che non siano molto poveri. Essa ha dato un contributo decisivo allo sviluppo impetuoso del Paese latino-americano. Da quando la previdenza è stata liberalizzata, i tassi di rendimento reali dei conti di risparmio pensionistico sono stati mediamente oltre il 10%, ben al di sopra del tasso d’inflazione. I risparmi dei lavoratori cileni si sono accresciuti nel tempo perché sono stati investiti dai fondi di investimento, i quali hanno in tal modo finanziato l’economia. Il risultato è che per più di dieci anni il tasso di crescita dell’economia cilena è raddoppiato rispetto al livello precedente, raggiungendo un valore intorno al 7% annuo. 

Così il modello cileno sta iniziando a trovare accoglienza non solo in America Latina, ma anche un Europa. Significativo è il caso della Svezia, che a partire dal 2001 ha permesso ai propri cittadini di versare in un conto individuale 2,5 punti percentuali delle rispettive imposte sul salario a fini previdenziali. 

Tuttavia la crisi economica mondiale morde. Il presidente del Cile Sebastian Piñera (fratello dell’economista José Piñera), che non ha comunque maggioranza parlamentare, a ottobre 2018 ha proposto una riforma della previdenza, nel tentativo di contenere le crescenti richieste di rinazionalizzazione del sistema pensionistico. La riforma prevede che anche i datori di lavoro contribuiscano ai fondi, nella misura del 4% dello stipendio, oltre ad un aumento della pensione “sociale” per i più poveri.

Previsti anche aumenti del beneficio per chi decide di rinviare il pensionamento, l’introduzione di una pensione di disabilità e la messa a gara del mandato per i gestori dei fondi che gestiranno la contribuzione dei datori di lavoro. Perché questa riforma funzionò ed è stata ripresa da altri paesi nel mondo? Lasciamo la parola a José Piñera, che spiega come funziona il sistema pensionistico cileno. 

Noi qui ci limitiamo a segnalare due aneddoti istruttivi, riguardanti le tentazioni a cui un riformatore si trova esposto ed alle quali egli non deve cedere. Ad un certo momento, apparve molto probabile che la riforma sarebbe stata finalmente approvata, dato che l’idea stava raccogliendo consensi ovunque. Tuttavia, alcuni gruppi d’individui fortemente interessati per fini propri a promuovere un particolare punto di vista o a mantenere la situazione attuale ritennero di poter strappare alcune “concessioni dell’ultima ora”. 

Un giorno José Piñera ricevette la richiesta di partecipare, da solo e a porte chiuse, ad un incontro con i maggiori capi sindacali del paese. Dopo un cordiale giro di saluti, il loro portavoce spiegò che, sebbene fossero ideologicamente contrari alla riforma, si rendevano conto che probabilmente essa sarebbe stata approvata.

«Siamo venuti a farvi presente che, in un futuro, il nostro sostegno potrebbe esservi vantaggioso. Dopo tutto, voi siete un giovane di 30 anni, forse con una promettente carriera politica dinnanzi a voi. […] Quindi, siamo pronti a darvi immediatamente il nostro sostegno pubblico, a condizione che voi vi dimostriate ragionevole e modifichiate un singolo dettaglio nel vostro progetto: invece di dare al lavoratore il diritto di scegliere chi amministrerà il suo conto individuale, tale decisione dovrà venir presa esclusivamente dal direttivo del sindacato al quale il lavoratore appartiene.»

Egli continuò: «I lavoratori, Signor Ministro, non sono in grado di poter prendere una decisione di tal genere. (questa è l’argomentazione principale di tutti i politicanti: i cittadini non sono in grado di scegliere, a meno che non si tratti di votarli. Ndr) Se riusciamo a raggiungere un accordo in merito a questo punto, noi saremo veramente felici di essere a vostra disposizione in futuro.»

José Piñera confessa di essere rimasto sorpreso, non solo dalla sfacciataggine dell’offerta, ma anche dal disprezzo – del tipo “Dei dell’Olimpo” – che essi dimostrarono avere per la libertà e dignità dei lavoratori. Nel formulare una risposta, decise di usare un tono umoristico: «Sfortunatamente, non potrò accettare l’offerta che voi siete venuti a presentarmi dato che mi preoccupo di salvarvi l’anima.» «Cosa significa ciò, per Dio?» gridarono parecchi di loro all’unisono. «È proprio come avete appena udito, Signori. Come tutti ben sappiamo, la dirigenza dei sindacati nel nostro paese è sempre stata altamente politicizzata, ma non è corrotta. Se la scelta dell’amministratore dei conti pensionistici viene presa da un capo di sindacato – piuttosto che essere una decisione presa dal singolo lavoratore – voi dirigenti sareste sottoposti a pressioni tali che vi sarebbe difficile mantenere la vostra integrità. Gli amministratori dei fondi pensionistici, fortemente interessati ad ottenere l’incarico di amministrare i risparmi di grossi gruppi, troverebbero molto meno costoso il corrompere i dirigenti sindacali piuttosto che competere tra di loro sul libero mercato offrendo rendimenti più alti o commissioni più basse. Non posso accettare ciò, perché tale situazione darebbe adito a tentazioni che nessuno di voi vorrebbe trovarsi a fronteggiare.» Dopo tali parole, nessuno alzò più la voce. L’incontro venne quietamente aggiornato, sebbene in maniera molto meno cordiale di come esso fosse iniziato.

José Piñera prosegue: «La visita successiva fu da parte dei presidenti delle più potenti banche in Cile. Mi dissero che essi sostenevano appieno il concetto dei conti privati pensionistici individuali, tuttavia essi desideravano che il sistema venisse amministrato solo dalle banche. Ed uno dei direttori, persino, argomentò appassionatamente contro il permettere ad istituzioni finanziarie “straniere” di amministrare i risparmi pensionistici dei lavoratori. Riflettei attentamente sui loro argomenti, come avevo fatto in precedenza con quelli dei capi dei sindacati, tuttavia rigettai completamente il loro punto di vista. Per poter ricevere un buon servizio è fondamentale esista competizione. Ed era per me inaccettabile il limitare le possibilità di scelta dei lavoratori, al fine di concedere ai finanzieri Cileni una posizione di monopolio sull’amministrazione del sistema. Mi rendevo conto che mi stavo creando dei nemici, tuttavia non esiste niente di più pericoloso che il diluire la coerenza di una riforma per soddisfare coloro che sono fortemente interessati per fini propri a promuovere un particolare punto di vista. Non sarebbe soltanto disonestà morale ed intellettuale, ma anche una politica veramente pessima.» 

La Transizione: ci sono movimenti o partiti sedicenti indipendentisti che concorreranno alle elezioni per la Regione Veneto della prossima primavera. Costoro chiedono il voto per concretizzare l’idea di ottenere l’autonomia come prerequisito per l’indipendenza dei più vasti territori che furono dell’antica e millenaria Repubblica di San Marco. Orbene, si sa già che otterranno un’autonomia al “cloroformio”, perché sia l’attuale compagine di governo, che quella del centrodestra che si ripromette di sostituirla al più presto, sono palesemente contrari a riprodurre i modello del Trentino-Alto Adige che tali neonati partiti vagheggiano. E se l’autonomia è una Chimera, figuriamoci l’indipendenza, che in ogni caso dovrebbe a priori avere un sistema politico-istituzionale che – tra l’altro – tuteli la sempre più vasta platea dei pensionati. 

Possiamo quindi concludere ritornando al pensiero di José Piñera: «Questi due incontri (con sindacalisti e banchieri. Ndr) mi fecero venire a mente le parole di Thomas Jefferson, parole che erano rimaste scolpite nella mia mente e nel mio cuore sin dal primo momento in cui le lessi: “Ogniqualvolta un individuo getta un occhio desideroso su una carica pubblica, il marciume ha inizio nel suo comportamento.” In questa frase, le parole chiave sono “un occhio desideroso”, per mezzo delle quali Jefferson fece una distinzione tra il ruolo necessario degli individui aventi una carica pubblica ed il desiderio illegittimo di occupare una carica pubblica per fini personali.» 

Enzo Trentin

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