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Il paziente zero

Vicenza – Il pensiero unico dell’ultimo mezzo secolo ha alimentato in tutti l’illusione di essere monadi, isole libere e inviolabili, benché soltanto carcerate nello spigolo disadorno di un condominio. Ma la libertà che ci è stata assegnata è solo la premessa teorica per farci schiavi di un consenso, del consumismo, del progetto di esaltazione della disuguaglianza. Il sistema delle illusioni si è completato con l’invenzione di meriti e gratificazioni, che hanno costruito l’edificio privato della nostra esistenza.

Il capitalismo si fonda proprio su questa impalcatura privata, che sostiene e celebra i soggetti “meritevoli” al di là del contesto in cui agiscono. Costoro ignorano chi ha collaborato alla creazione della loro ricchezza, chi ha preparato l’ambiente del loro successo, non riconoscono le risorse naturali che stanno sfruttando né l’esercito industriale di riserva di cui si giovano. Ma tutto questo è ancora un’illusione, un inganno, il sogno di una scimmia che vuole rendere ad ogni costo il proprio passaggio su questa terra unico e memorabile.

Invece non siamo isole, siamo immersi nel brodo sociale: massa fluttuante dentro cui si svolge ciò che chiamiamo “senso della vita”. E ci ricordiamo dell’impossibilità di vivere in perfetta autarchia solo quando dobbiamo accettare i responsi della democrazia, quando dobbiamo temere la fine della pace sociale, quando la salute non dipende più dai livelli di colesterolo, ma da fattori epidemici. In questi casi, gli altri, quelle cose appena fuori di noi e delle nostre chimere, diventano esiziali per la nostra esistenza.

Eppure, quando decidiamo di andare fuori di casa per servire il nostro incrollabile spirito privato, usciamo per depredare (fosse anche solo per fare la spesa), animati dal profitto, dalla bramosia di volgere a nostro vantaggio i rapporti sociali, di portare a casa qualcosa. Allo stesso modo un Marco Polo lombardo, o un Kublai viaggiatore, per il proprio profitto ha disatteso i protocolli del governo e ha infettato il tavolato padano-veneto.

Il resto delle nazioni civili non possiede un sistema sanitario migliore dell’Italia, né livelli tradizionali di igiene migliori dei nostri. Tuttavia, l’occasione di questa epidemia norditaliana ci spinge a riflettere in che cosa Francia, Germania e Inghilterra etc. siano diverse da noi. E la risposta è manco a dirlo politica. Giacché in questo periodo d’emergenza sanitaria il riconoscimento dell’autorità è fondamentale.

Proprio a nord, la frantumazione del paese Italia tocca livelli parossistici di destabilizzazione. A nord più che altrove c’è una distanza dei cittadini dalle istituzioni, ed un’anarchia endemica che si distingue da quella meridionale. Al sud il cittadino anarchico diventa un mero soggetto privato ad impronta familistica, al nord il ribelle è intruppato in un sentimento eversivo regionale. In tutto il settentrione ci sono sovrapposizioni di catene di comando che rendono impossibili le regìe nazionali. Ogni comune, provincia, regione, ritiene di avere l’ultima parola su una politica o un piano strategico.

Nel nostro paese le unità sanitarie e le regioni pretendono di dissentire dalla normativa del governo centrale; in Italia Salvini può compromettere impunemente i provvedimenti emanati, istigando per qualche voto la sfiducia nelle istituzioni. Può anche essere che non si sarebbero dovuti solo chiudere i voli da e per la Cina, ma controllare anche chi proveniva da scali terzi. Eppure Francia Inghilterra e Germania hanno una regìa centrale seguita con obbedienza dalla popolazione e non contestata dalle forze politiche. Da noi, quando il benessere della società non dipende più dallo spirito e dall’iniziativa privata, non resta che il panico.

Giuseppe Di Maio

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