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Alessandra Niero interpreta Grimilde (Foto di Luigi De Frenza)
Alessandra Niero interpreta Grimilde (Foto di Luigi De Frenza)

E’ “Grimilde” lo specchio della nostra società

Marostica – “Dove state andando, che cosa state cercando, che mondo vi state creando?”. Sono le domande che propone lo spettacolo “Grimilde”, di Stefano Benni, con Alessandra Niero, per la regia de Gli Scavalcamontagne, in scena sabato 15 febbraio, alle 21 al Ridotto del Teatro Politeama di Marostica. Lo farà attraverso due personaggi di fantasia e due monologhi che, con sarcasmo e ironia, criticheranno l’atteggiamento ipocrita che caratterizza la nostra società e il caos che ci siamo creati per giudicare, per definire il bene e il male.

“C’è Astaroth, un diavolo, – si spiega nelle note di regia – ma pietoso e compassionevole in fondo. È lui il primo a parlarci, a guidarci in un clima di riflessione con una  punta di sarcasmo. Seduto da sempre sulla sua roccia ci punta il dito contro e ci sbatte in faccia la verità: non esistono inferno e paradiso, è ridicolo inventarsi scenari tetri e personaggi oscuri per giustificarsi e sembrare più buoni. Accompagnato dal canto dei grilli Astaroth ci lascia alle nostre riflessioni per fare spazio a lei, la regina perfida, la regina del male, la più cattiva delle cattive: Grimilde”.

Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? Non lei, non Biancaneve, ma una qualsiasi velina, che ha scalato le classifiche perché ha sposato quello giusto. Al giorno d’oggi è così, le provinciali si atteggiano da vip e sono pronte a tutto pur di diventare famose. Tutt’altra cosa rispetto a Biancaneve, che con la sua ingenuità suscita un velo di nostalgia in Grimilde. Bei tempi quelli. Cosa resta oggi della strega più perfida di sempre? La chirurgia plastica ha rimpiazzato le sue pozioni, le fabbriche fumano più del suo pentolone e il contadino si arrangia ad avvelenare le mele. La società contemporanea riesce a superarla in cattiveria tanto da fare inorridire persino la più cattiva delle streghe cattive”.

Lo spettacolo è dunque una critica all’impoverimento morale e culturale, al clima di superficialità, falsità e aggressività che ci circonda, alla mania di “apparire”, al mondo che stiamo distruggendo, alla frenesia a cui ci stiamo costringendo. Davvero ci stiamo evolvendo?

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