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“Non ci sono dubbi: l’onestà bisogna imporla”

Vicenza – Non è la prima volta che sottolineo la debolezza ideologica del Movimento 5 Stelle, non è la prima volta che evidenzio la mancanza di strategia e di orizzonte ideale. La cultura da cui provengo aveva un preciso programma rivoluzionario, che culminava con un periodo di egemonia vigilata: la “dittatura del proletariato”. Non ci sono più dubbi: l’onestà bisogna imporla. Se si confida in un’auspicabile fase in cui “l’onestà andrà di moda” senza alcun piano strategico, allora possiamo dire addio per sempre alla rivoluzione pentastellata.

La debole idea, secondo cui la libertà d’informazione non doveva ricevere pressioni politiche, ha consentito l’occupazione militare della Rai a tutti i partiti eccetto a quello che aveva vinto le elezioni del marzo 2018. Salvini ha utilizzato sovra ogni altro tutti gli spazi messi a disposizione dalla circostanza di far parte del governo per farsi pubblicità, e per attaccare gli avversari politici. Purtroppo l’avversario era il M5s, come si è visto da un Tg2 trasformato nel peggior strumento di fandonie contro la giunta capitolina e di voci dal centrodestra che dichiaravano: “non sono d’accordo su niente, litigano su tutto”.

E quando il governo è cambiato, non sono cambiate le intenzioni degli alleati. A Salvini è seguito Renzi, che non vedeva l’ora di far parte del governo per potersi opporre al M5s da posizione di vantaggio. Persino il Pd zingarettiano che, mancando di programma politico, vuole evitare di marcare le posizioni con un “contratto”, ha preteso di fondere l’operato dell’esecutivo per annacquare le eventuali vittorie del Movimento. Ciò che è accaduto è una castrazione della valenza politica e rivoluzionaria grillina, costretta alla responsabilità del compito istituzionale.

Finalmente anche nel M5s, oltre che nei sondaggi, si è avvertita una certa stanchezza. L’energia della prima ora è stata sostituita dai dubbi odierni e dalla necessità di dare una struttura di partito al Movimento. Adesso è chiara a tutti la differenza tra avere potere e essere al governo. A tutti, salvo che agli avversari, che continuano a dileggiare il M5s, accusandolo di incapacità administrandi, nonostante abbia costretto loro a firmare controvoglia numerosi provvedimenti a favore del popolo.

E invece, a reti unificate, va in onda la calunnia quotidiana, senza la possibilità di replicare, senza poter minacciare di licenziare nessuno. Se invitati nei programmi di reti pubbliche e private, i grillini sono costretti ad essere derisi tra regole truccate e conduttori ostili. Ogni occasione di plauso viene subissata dalla pletora di voci avverse intente a stemperare gli eventuali consensi a 5 stelle.

Adesso la nostra maggior colpa è la débâcle nei sondaggi, la perdita di consensi elettorali. Eppure potevamo avere il programma televisivo più seguito di ogni tempo. Potevamo avere “l’ora delle balle”, un’ora quotidiana in cui si smascheravano le fake news dei giornali, le menzogne dei politici avversari, le contraddizioni dei leader politici e le fanfaronate che ci volevano far dimenticare.

Un martellamento quotidiano, quello attuale, che ora ha distrutto il consenso elettorale, ma già prima aveva contribuito alla formazione del pensiero unico. Lo stesso pensiero da cui sono usciti Mattia Santori e Jasmine Cristallo, gli onnipresenti invitati di tutte le reti televisive, blanditi, carezzati dai conduttori. Ragazzi che nel migliore dei casi sono polli d’allevamento. Polli usciti dal pensiero unico dei conservatori italici, dal bacino di quelli che si chiamano “progressisti”, di quelli che hanno sostituito la sinistra socialista con la sinistra liberal.

Gente che predicando il nulla condensato tenta di riprendersi le piazze. Gente che non ha esposto nessun programma, nessuna idea, che è ancora intenta a fare l’elenco dei nemici, degli amici e dei concorrenti. Ragazzi che assomigliano ai nostri figli, verso cui siamo indulgenti, protettivi. Ragazzi che evitano tassativamente di parlare di questioni sociali, di ingiustizia, di disuguaglianza. Giovani che vanno a trovare i Benetton, che si pentono della loro leggerezza, e che rimproverano i 5 stelle di andare in piazza strumentalmente contro i vitalizi. Ditemi, cos’altro ci vuole per capire chi sono veramente?

Ebbene, giovanotti, non avete il diritto di nascondervi dietro l’incertezza degli ossi di seppia di Montale: “…codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Chi fa politica non fa poesia, e deve esporre “…la formula che mondi possa aprirti”, ovvero ha l’obbligo di dare il suo contributo alla conoscenza del mondo, non alla sua confusione. Come hanno fatto i 5 stelle. Come facciamo noi, che il 15 febbraio, alla faccia dei ladri, degli ottusi e dei collusi, degli ignoranti e degli ignavi, di tutte le batterie dei polli italiani, saremo in piazza a gridare alla casta e a chi le tiene il sacco, che le conquiste del popolo non si cancellano.

Giuseppe Di Maio

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