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Indipendentisti catalani e veneti assieme
Indipendentisti catalani e veneti assieme

Conoscere per deliberare o meglio per votare

Vicenza – Premettiamo che l’analisi o speculazione politica che segue prende le mosse dall’immagine a lato (cliccare su di essa per ingrandirla), rintracciabile sui social media. Il nostro scrivere, dunque, è come quello di uno che sta fuori e guarda dentro; le nostre parole possono – ed è giusto così – avere solo un’influenza limitata. Del resto la “scienza sociale” che pervade la politica, non una conoscenza esatta. Siamo però certi che i conti si possono fare. Naturalmente devono essere più indipendenti e trasparenti possibile, e diventare linguaggio corrente, anche per informare il dibattito pubblico, e quindi la dialettica democratica. L’alternativa sono le scelte arbitrarie del Principe eletto, e quanto questo sia onnisciente e benevolo lo lasciamo giudicare all’esperienza passata dei lettori.

Cominciamo col dire che il Partito dei Veneti è composto anche da formazioni lombarde, o quanto meno nordiste. Quindi, in sostanza, sarebbe più appropriato definirlo il Partito dei Lombardo-Veneti. Ed ecco le principali componenti:

1 -Il “Comitato Rete 22 Ottobre per l’Autonomia” nasce lo scorso 22 Febbraio 2019 ed è costituito con atto pubblico; è civico e apartitico, operante, al momento, in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, strutturato a livello regionale e provinciale. Obiettivo primario è dare voce ai milioni di cittadini lombardi e veneti che si sono espressi nel Referendum del 22 ottobre 2017 ed a tutti i cittadini, le cui Regioni stanno intraprendendo il percorso autonomistico, perché il processo di autonomia differenziata porti a risultati concreti, rappresentati, non solo dal pieno trasferimento delle competenze e relative risorse. “Autonomia si può, Autonomia si deve, L’Autonomia della Gente”, questa è la richiesta formulata e richiesta a gran voce attraverso uno slogan. Emanuela Munerato, ex parlamentare e tra i referenti veneti di “Rete22Ottobre”. Eletta nelle fila della Lega Nord nella XVI e XVII legislazione, è passata poi in «fare», per approdare al Partito dei Veneti nel 2019. In precedenza aveva dichiarato di ispirarsi alle politiche dei sindaci leghisti del Veneto: Gentilini, Tosi, Bitonci.

2 -La “Confederazione Grande Nord” è un movimento politico tramite il quale tutti possono concorrere con metodo democratico e nel rispetto della Costituzione, per raggiungere l’indipendenza e l’autonomia delle Regioni del Nord. Anche in questa formazione si trovano alcuni ex parlamentari della LN capitanati da un imprenditore alberghiero milanese: Roberto Bernardelli. Il 24 marzo 2019, Grande Nord (Roberto Bernardelli) e Scottish National Party (Tommy Sheridan), firmano in Scozia il patto d’acciaio per l’indipendenza e per i popoli europei. Al di là dei proclami però, alcuni osservatori notano ironicamente che tutte la scissioni o imitazioni della LN non hanno mai avuto alcuna influenza politica e men che meno elettorale. In Veneto poi, l’«ufficiale» (Grande Nord) ha ceduto il comando al «sottufficiale» (Partito dei Veneti); infatti una lista che si presentò alle elezioni al Comune di Vicenza nel 2018 risultò ultima con 292 voti = 0,65%. Quanto a “concorrere con metodo democratico e nel rispetto della Costituzione, per raggiungere l’indipendenza”, probabilmente non hanno letto l’Art. 5 della stessa: «La Repubblica, una e indivisibile… etc.»

3-Siamo Veneto è la creatura del Consigliere regionale Antonio Guadagnini, che ha dichiarato pubblicamente di non riconoscere la sua firma in calce a un impegno liberamente sottoscritto con i suoi ex colleghi di “Indipendenza Noi Veneto con Zaia”, e dichiarandosi svincolato da ogni mandato ha svilito in tal modo il principio della democrazia rappresentativa. Secondo alcuni osservatori dispone all’incirca di una manciata di seguaci, tutti “imbucati” in ossequio al famoso Manuale Cencelli. Uno addirittura aderendo poco significative formazioni indipendentiste catalane dove primeggia Anna Arqué; secondo alcuni l’omologa catalana di Alessandra Moretti del PD. Da notare infine che alle elezioni al Comune di Vicenza nel 2018 Siamo Veneto raccolse 424 = 0,95%.

4– Progetto veneto Autonomo, invece, pare sia lo “strumento” di Bortolino Sartore dal 27/06/2007 al 30/05/2012: Consigliere alla Provincia di Vicenza (Lista di elezione: Liga Fronte Veneto). Dal 13/06/2007 al 06/05/2012: Consigliere Comunale Marano Vicentino (VI) (Lista di elezione: Centro). Alle elezioni regionali venete del 2015 la lista e Bortolino Sartore sostennero (senza alcun risultato) la candidatura di Alessandra Moretti del PD.

5 -Indipendenza Veneta, per la cui formazione l’avvocato Alessio Morosin ha partecipato alla dissoluzione di Veneto Stato non ha mai dato soddisfazioni elettorali. Mentre nullo o scarso è stato il contributo creativo sul piano politico-istituzionale. Con un libro ha infatti cercato di spiegare le ragioni dell’indipendenza, ma non ha mai spiegato con dovizia di particolari come sarebbe l’autogoverno da lui vagheggiato.

6 -Il Gruppo Chiavegato altri non è che l’ultimo approdo del veronese Lucio Chiavegato (e la moglie Barbara Benini) dopo che costui è salito infruttuosamente su tutte le barricate che gli si sono presentate. Poco significativa la sua presidenza alla LIFE (Liberi Imprenditori Federalisti Europei), e come presidente di Veneto Stato (2012) ha contribuito alla sua dissoluzione. La formazione prende il nome di gruppo, perché i critici affermano che si tratta di “quattro amici al bar”. Gino Paoli docet.

7-«Prima il Veneto» (sempre secondo alcuni osservatori) si propone oggi come associazione culturale, dopo che numerosi ex leghisti hanno partecipato infruttuosamente a qualche elezione amministrativa, ed alcuni suoi componenti sono oggi nelle fila di Grande Nord. Vedasi la padovana Goisis, l’ex consigliere regionale Furlanetto e l’ex deputato Callegari. Insomma parrebbe essere un simbolo paravento dietro il quale sembra esserci poco o nulla.

8 -Di Veneto Stato non troviamo di meglio che rimandare all’intervista del suo ultimo presidente, Eraldo Barcaro che descrive come e perché egli si sia dimesso, e come il segretario del partito Antonio Guadagnini non abbia rendicontato elenchi di soci e introiti da tesseramenti. Insomma, oggi sarebbe un guscio vuoto.

9-Belluno Autonoma Regione Dolomiti (BARD) a suo tempo propose il referendum per il trasferimento della Provincia di Belluno alla Regione Trentino Alto Adige. Questo si svolse nell’Ottobre 2017 senza un risultato positivo. Recentemente infatti è stato rinviato “a data da destinarsi” l’incontro fissato per mercoledì 13 novembre 2019, a Roma tra il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, e una delegazione del BARD a causa dei maggiori impegni del Ministro.

Lo psichiatra anglo-veneto Giovanni Dalla Valle, che grosso modo dal 2010 al 2015 molto s’è speso per i movimenti e partiti indipendentisti veneti, quando ha visto che questo coacervo di liste e personaggi disinvolti stanno cercando di coinvolgere il noto, preparato e qualificato imprenditore: Roberto Brazzale, è sbottato con queste affermazioni: «È probabile che la Lega prenderà almeno il 70% di voti. Non ci sarà posto per quattro scombinati che ti parlano di miti e leggende di trecento anni fa, e non sono mai stati capaci di scrivere un progetto chiaro e dettagliato su come strutturare un possibile nuovo Stato indipendente. Brazzale se lo metta bene in testa. Nella coscienza collettiva il venetismo ha fallito ed è ormai associato a stupidità mista al tipico rancore dello sfigato. […] Ci vuole gente con l’animo del pioniere psicopatico per quelle cose. […] Non sono capaci di gestire più nulla da soli. […] Brazzale fa lo sbaglio che fanno tutti i terroni. Proietta su tutti gli altri vicini la sua personalità e i suoi sogni. Si faccia una bella doccia scozzese e li guardi bene in faccia i cadaveri politici da cui è insidiato. È gente già politicamente morta da anni. Roberto lo conosco da una vita. È un ragazzo intelligente ma come tutti i terroni non ha le capacità di empatia e introspezione che abbiamo noi nordici. Se davvero avesse la capacità di capire cosa c’è dentro la mente spenta di chi lo insidia si guarderebbe bene dallo sprecare tempo e soldi, e li terrebbe per migliori investimenti in gente più sveglia e lungimirante. Se anche mi sbagliassi e davvero Roberto avesse sufficientemente successo per conquistare un seggio in Regione, questo gli verrebbe subito soffiato da quel disinibito di Antonio Guadagnini e/o del suo sodale Alessio Morosin, la cui storia di tradimenti e mistificazioni è stranota a tutti gli autentici indipendentisti. Buona fortuna!»

In chiusura ci sarebbe da considerare anche Assemblea Veneta, un’associazione culturale che si ripromette di adattare alla realtà veneta l’esperienza dell’omonima associazione catalana. Non a caso uno dei suoi soci più autorevoli fa un endorsement, ovvero un sostegno esplicito al Partito dei Veneti. Il Prof. Carlo Lottieri infatti scrive: «Qualche leghista scontento lo si trova in tutto il Nord, ma il cuore del malessere è in Veneto. La Liga è più antica della stessa creatura di Umberto Bossi e nelle province venete il sentimento indipendentista non è mai stato completamente egemonizzato dal leghismo. Ora che con Salvini la questione dell’autogoverno è stata abbandonata, quanti vogliono costruire pure in Veneto una “prospettiva catalana” ritengono di avere buone possibilità di successo. […] I rapporti tra Salvini e gli indipendentisti veneti, dunque, saranno sempre più tesi. E in effetti già nei giorni scorsi le condanne inflitte ai “presos politics” catalani hanno suscitato varie polemiche in Veneto, dato che in Consiglio regionale i rappresentanti leghisti si sono schierati con l’opposizione catalana in galera, ma sono stati subito accusati di ipocrisia: questo perché la Lega è alleata dell’estrema destra nazionalista, la «Vox» di Santiago Abascal, che avversa ogni ipotesi scozzese di consultazione sull’autogoverno e al processo sedeva sul banco dell’accusa.»

Scrive ancora Lottieri: «…NON è assurdo ritenere che la sinistra possa essere perfino superata da un’aggregazione di forze indipendentiste e autonomiste che si è costituita nei mesi scorsi e che punta a raccogliere la frustrazione di moltissimi veneti: delusi dal fatto che, a due anni di distanza dal referendum del 2017, il Veneto non è riuscito a ottenere alcuna autonomia. Per questo motivo Zaia sarà certo ricollocato alla testa della Regione, ma sembra chiaro che la sua poltrona sia ormai scomoda, dato che aveva promesso un federalismo differenziato che neppure un esecutivo egemonizzato dalla Lega è riuscito a realizzare; e che a questo punto appare davvero lontano, dato che non è al centro degli interessi di Salvini.»

Tuttavia anche il Prof. Lottieri, come Assemblea Veneta sembrano ignorare un’altra realtà. Infatti, all’interno della consistente comunità veneta residente a Barcellona c’è chi osserva come Carles Puigdemont, con la sua pseudo dichiarazione d’indipendenza della Catalogna (e il suo tempestivo rifugiarsi all’estero) ha permesso l’incarcerazione degli altri leader politici catalani. Una cosa che dimostra come la Spagna – ma anche l’UE che ha sostenuto il paese iberico -sia antidemocratica. Ma soprattutto si ricorda che questi leader indipendentisti sono detenuti in strutture che sono gestite dalla Generalitat de Catalunya. Ovvero il loro trattamento non corrisponde a quello riservato ai detenuti della prigione di Alcatraz (spesso indicata come The Rock). Insomma, sono sì detenuti ma godono di una “libertà politica” ad altri sconosciuta. E oramai all’interno delle famiglie catalane ci si astiene dal parlare di politica, perché inevitabilmente il nucleo si divide a metà acerrimamente ostile l’una all’altra, una a favore dell’indipendenza, l’altra per il mantenimento dello status quo.

Dunque, se l’autonomia – quando verrà – sarà al cloroformio, nel Partito dei Veneti (tutto teso a farsi eleggere nelle istituzioni di quello Stato che vorrebbe abbandonare e travisando quella che sostanzialmente è l’esperienza catalana) non viene preso nella dovuta considerazione il fatto che esistono più vie per l’indipendenza, ma tutte prive di speranza laddove manca l’appoggio internazionale che nel predetto partito oggi è assente. Infatti, fintantoché la Spagna riuscirà a gestire le rivendicazioni catalane come fatti meramente interni e non cadrà nella tentazione di usare la forza, la Catalogna (come il Veneto) molto difficilmente potrà guadagnare la tanto agognata indipendenza.

Enzo Trentin

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