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Caporalato nei campi, Pan: “Schiavitù da prevenire”

Venezia – “Ringrazio i carabinieri e gli organi inquirenti per il paziente e lungo lavoro che ha messo alle strette l’associazione per delinquere che arruolava e metteva in schiavitù, nei campi, dei connazionali nordafricani irregolari. Il caporalato è una piaga presente purtroppo anche nelle nostre campagne, ad opera di dubbie realtà imprenditoriali o cooperative”. All’indomani dell’operazione dei carabinieri che ha fatto emergere una vicenda di caporalato nella Bassa Padovana, l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, rivolge un ringraziamento per il lavoro svolto e lancia un appello a tutto il mondo agricolo e agli organi ispettivi per intensificare la vigilanza.

“Nel maggio dello scorso anno la Regione Veneto – ricorda l’assessore regionale – si è fatta promotrice di un patto operativo tra i propri referati al lavoro, sanità e politiche agricole con l’Ispettorato interregionale del lavoro, Inps, Inail, Anpal, sindacati, associazioni datoriali e rappresentanze delle cooperative del mondo agricolo, per condividere le banche dati e a fare squadra per prevenire e contrastare fenomeni di sfruttamento lavorativo e pratiche illegali nei lavori agricoli. Un patto voluto per alzare le antenne nel nostro territorio e impedire che la piaga dello sfruttamento inquini la sana competizione e la qualità di un settore che conta 65 mila aziende, circa 174 mila occupati, e che vale quasi 6 miliardi di Pil”.

“L’operazione condotta dai carabinieri – prosegue l’assessore –  dimostra che le antenne ci sono e che la soglia di attenzione resta alta, nonostante questi fenomeni criminali siano abili nel raggirare le leggi. Invito pertanto gli organi ispettivi a non abbassare la guardia e ad utilizzare al meglio gli organici e gli strumenti che la legge contro il caporalato mette a disposizione”.

“Faccio inoltre appello al senso di responsabilità del mondo agricolo – conclude Pan – per allertare tutta la filiera, dal campo allo scaffale del supermercato al consumatore finale, perché siano garantite sempre trasparenza e sicurezza non solo sulla qualità alimentare del prodotto, ma anche sul suo valore etico, cioè sul rispetto della legalità e del lavoro impiegato per produrlo”.

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