Vicenza, una rassegna dedicata a Fellini

Vicenza – Cinque film, due documentari, una conferenza con proiezione e una mostra. E’ questa la proposta della rassegna “Fellini 100”, organizzata a Vicenza dal Cinema Odeon nel centenario della nascita di Federico Fellini, maestro tra i più celebri della storia del cinema italiano e mondiale. La rassegna si svilupperà tra lunedì 20 gennaio (proprio il giorno in cui Fellini nacque, a Rimini) e martedì 31 marzo, offrendo una panoramica sulla sua opera, poetica e visionaria. Curata da Odeon L@b, la rassegna avrà come fulcro la retrospettiva (di scena il lunedì) articolata in cinque titoli di culto della produzione felliniana.

Si comincia il 20 gennaio con “Lo sceicco bianco” del 1952, del quale Fellini firmò regia e sceneggiatura, che racconta una Roma magica, vista attraverso gli occhi di una coppia di provinciali in viaggio di nozze. E poi c’è  uno sceicco da fotoromanzo, interpretato da Alberto Sordi, ed ancora il mondo degli ultimi, quello di Cabiria, la prostituta dall’animo gentile affidata a Giulietta Masina.

Il 27 gennaio tocca a “I vitelloni” del 1953, suo primo successo e trampolino di lancio per lo stesso Sordi. Ne sono protagonisti alcuni trentenni di una piccola città di mare, irrisolti e indolenti. Fellini li coglie nell’atmosfera sospesa della località balneare fuori stagione, in un inverno speso fra giornate al bar e facili avventure, in bilico tra la spensieratezza di un’adolescenza che si vorrebbe non finisse mai e l’età adulta, con i suoi pesi e le sue responsabilità.

Marcello Mastroianni
Marcello Mastroianni

Il 17 febbraio l’appuntamento con “La dolce vita”, del 1960, altro capolavoro che racconta, attraverso le lenti speciali di Fellini, la società e i costumi dell’Italia di quell’epoca di cambiamento, insieme vivace e inquieta. Diviso in episodi, il film rivela una Roma mondana, illuminata dai flash dei paparazzi, nella quale si muove il giornalista Marcello: quel Mastroianni che, da questo film, inizierà la sua straordinaria collaborazione con Fellini. Tra i momenti più celebri della pellicola, naturalmente, la scena con Anita Ekberg nella fontana di Trevi.

Il 24 febbraio sarà la volta di “8½”, nel quale Fellini ritrova Mastroianni e gli affida la parte, indiscutibilmente autobiografica, di Guido Anselmi, regista alle prese con una crisi creativa e personale. Nella speranza di trovare la pace necessaria a preparare il suo nuovo film, l’uomo si ritira alle terme, ma nello stesso luogo approdano le persone dalle quali cercava di allontanarsi, comprese la moglie e l’amante. Travolto dagli eventi e dall’angoscia, l’uomo sarà sul punto di distruggere la propria carriera, ma un’illuminazione lo porterà a dare una nuova dimensione alla sua arte.

A chiudere la retrospettiva sarà “Amarcord”, del 1973, in programmazione il 16 marzo. Lo scenario è quello disegnato vent’anni prima ne “I vitelloni”, ma ora dipinto con i colori morbidi del ricordo e della nostalgia. Una piccola città di mare negli anni Trenta, nel pieno di un fascismo insieme violento e grottesco, si anima così di una galleria di personaggi tratteggiati da Fellini con ironia mista a tenerezza.

I cinque film saranno programmati all’Odeon in doppia replica, alle 18 e alle 20.30, con la sola eccezione de “La dolce vita”, proposta alle 18 e alle 21. Nell’attigua Sala Lampertico, invece, venerdì 31 gennaio alle 18.30 Denis Lotti, docente dell’Università di Padova, terrà una conferenza dal titolo “La cineteca di Trimalcione. Da Fellini a Petronio e ritorno”.  Al termine sarà  proiettato “Toby Dammit”, episodio firmato da Fellini con il quale si conclude il film del 1968 “Tre passi nel delirio”, condiviso con Louis Malle e Roger Vadim e dedicato al mondo di Edgar Allan Poe.

L’appuntamento con Lotti sarà anche l’occasione per il vernissage, alle 18, della speciale mostra “Fellini, 1954, Vicenza” in programma dal primo febbraio al 31 marzo: all’Odeon saranno esposti documenti inediti e fotografie della visita a Vicenza di Federico Fellini e Giulietta Masina, per la presentazione de “La strada”, nel novembre 1954.

Per due venerdì consecutivi, sempre in  Sala Lampertico con inizio alle 20.30, saranno anche proposti dei documentari. Il 7 febbraio sarà proiettato “Che strano chiamarsi Federico”, di Ettore Scola, un omaggio agli inizi dell’attività artistica di Fellini, a Roma, prima come vignettista del Marc’Aurelio e poi come sceneggiatore.

Il 14 febbraio, invece, proiezione in anteprima di “Fellini fine mai”, di Eugenio Cappuccio, pellicola del 2019 nella quale l’amico riminese di gioventù, poi divenuto suo collaboratore, racconta il regista fondendo la propria conoscenza privata con un ricco repertorio di filmati d’archivio e di testimonianze; uno spazio particolare, nell’opera, hanno i due film non portati a compimento: “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”.

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