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Un futuro green per l’agroalimentare vicentino

Vicenza – “Puntiamo tutto sulla qualità e la distintività delle nostre colture. È per questa ragione che il nostro territorio da vita alle produzioni più sane e più sostenibili. Un’agricoltura che affonda le sue radici in una straordinaria biodiversità e diversificazione produttiva. Un patrimonio che intendiamo difendere con tutta la nostra forza, perché significa dare un domani alle nostre aziende, all’agricoltura made in Italy”. Con queste parole il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Cesare Magalini fanno una riflessione sul 2019, in un bilancio che esamina non soltanto gli ultimi dodici mesi di impegno costante per l’agricoltura vicentina ed italiana, ma l’ultimo ventennio.

“Il 2000 è stato l’anno di vera svolta della nostra Coldiretti – spiega il presidente Cerantola – in quanto abbiamo siglato un patto, non solo simbolico, ma fattivo, con i consumatori. Da quel 2 dicembre di 19 anni fa, infatti, abbiamo iniziato un dialogo, ininterrotto e diventato costante negli anni, con i cittadini, che oggi ci accordano una straordinaria fiducia e si rivolgono a noi produttori con la certezza di acquistare prodotti freschi, di stagione e legati al territorio”.

Il 2001 arriva un altro grande successo: Coldiretti ottiene la legge di orientamento per l’agricoltura. Le aziende agricole vendono i loro prodotti direttamente ai consumatori e sviluppano attività multifunzionali.

“Con queste attività inizia il nostro assiduo impegno nella difesa del patrimonio agroalimentare. Il termine made in Italy – sottolinea il direttore Magalini – ha fatto da volano per i prodotti territorio nei mercati internazionali, ma sono aumentate esponenzialmente le esportazioni. Importazioni di dubbia provenienza e natura vengono miracolosamente convertite in prodotti alimentari made in Italy, grazie ad un selvaggio gioco di etichettature. Da qui ha inizio il nostro impegno con le mobilitazioni al Brennero. Fiorisce la produzione italian sounding, stimata il doppio della produzione nazionale, un vero flagello per l’economia agricola italiana e per le eccellenze dei diversi territori”.

Coldiretti non abbassa la testa e viene promossa la petizione “Stop cibo falso”, con la raccolta di ben 1,1 milioni di firme di cittadini europei, per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti. “Un impegno che ha visto il Vicentino in prima linea – chiosa il direttore Magalini – con oltre 16mila firme raccolte. Un dato che evidenzia, una volta di più, come Coldiretti sia davvero la forza amica del Paese”.

In questi anni Coldiretti ha trasformato ciò che veniva chiamato materia prima agricola in cibo, non limitandosi a rappresentare gli interessi dei produttori agricoli, ma costruendo un ponte fra produttori e consumatori, fra interessi particolari ed interessi generali. Così è nata Campagna Amica, la più grande rete di vendita diretta del pianeta: 3,7 miliardi di fatturato, 15 milioni di consumatori, che oggi rappresenta il balcone di Coldiretti verso la società.

“Il progetto di Coldiretti non è uno, ma una pluralità di iniziative, recentemente culminate con i Villaggi contadini. Oggi tutti i nostri sforzi – aggiunge il presidente Cerantola – sono finalizzati a garantire il cibo made in Italy 100 per cento italiano, attraverso un modello produttivo sostenibile in termini ambientali, sociali ed economici. Sulla base di questa abbiamo detto stop all’aranciata senza arance. Ci siamo battuti per dire no ad accordi come il Ceta, che danneggiano il nostro made in Italy e legittimano la pirateria agroalimentare. Continuiamo a dire no agli ogm ed a tutto ciò che è omologazione”.

Coldiretti si batte per garantire la legalità a tutti i livelli, per questo nel 2014 è nato l’Osservatorio agromafie. Senza legalità e senza regole severe, infatti, non c’è più mercato, né competizione.

La chiara evoluzione di tutto questo è Filiera Italia, un’associazione per la distintività del cibo, del sistema agroalimentare, dei suoi produttori e della trasformazione di chi ha a cuore l’Italia. “Filiera Italia – conclude il direttore Magalini – raccoglie i più grandi gruppi del sistema agroalimentare italiano ed i produttori agricoli italiani, con l’obiettivo di mettere al centro il prodotto italiano ed i valori di trasparenza, origine, sostenibilità e sicurezza”.

La giovinezza al centro. “Il ritorno dei giovani al lavoro agricolo sta ridisegnando il futuro del nostro paese, anche del Vicentino e di tutti i territori. Gli under 35 crescono più che negli altri settori produttivi. Partecipando ai nostri eventi, a tutti i livelli – conclude il presidente Cerantola – ci si rende conto di quanto questo sia realtà, non propaganda associativa. I giovani ci sono e partecipano, mettendosi in gioco e contribuendo a far nascere un’agricoltura innovativa. Un’agricoltura che è il cuore antico del Paese che batte già nel futuro”.

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