Sversavano i reflui nei tombini. Denunciati

Vicenza – Sversavano reflui, di provenienza domestica ed anche aziendale, nella rete fognaria pubblica. Scoperti dalla guardia di finanza di Vicenza, sono stati così denunciati otto imprenditori del settore e sequestrate sei autobotti utilizzate per gli spurghi, per un valore di 400 mila euro. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina, dalle Fiamme gialle vicentine, che hanno anche perquisito cinque aziende operanti in provincia nel settore della raccolta e smaltimento delle acque di scarico, i cui titolari o soci sono appunto indagati per ipotesi di reato ambientale.

Le indagini, nell’operazione chiamata “Cloaca” erano partite alcuni mesi fa, ed hanno portato alla luce oltre cento episodi, avvenuti nei comuni di Arcugnano, Castegnero, Caldogno, Creazzo, Torri di Quartesolo e Vicenza, nei quali gli operatori, alla guida di autobotti utilizzate per lo spurgo dei pozzi neri, invece di smaltire correttamente il rifiuto liquido presso gli impianti di depurazione, hanno illecitamente sversato i liquami nei tombini della rete fognaria pubblica.

“La normativa ambientale – spiega in una nota la Guardia di Finanza – prevede che tutti i liquami che vengono riversati in vasche (fosse biologiche o pozzi neri), sia da parte delle aziende che delle abitazioni private, una volta caricati su un idoneo mezzo di trasporto, devono essere conferiti ad un impianto di trattamento di rifiuti liquidi. Nelle varie fasi del trasporto, i rifiuti devono essere obbligatoriamente accompagnati dal Formulario identificazione rifiuti (Fir), che è un documento che garantisce la tracciabilità del relativo flusso, nonché la trasparenza in ordine all’identificazione e ai costi di smaltimento”.

Dalle investigazioni è invece emerso che gli indagati svuotavano le fosse biologiche, di abitazioni ed aziende, e poi, per risparmiare sulle spese di smaltimento, sversavano i liquami nella rete fognaria comunale, senza compilare alcun Formulario Identificazione Rifiuti, evadendo quindi anche  il fisco poiché, in parallelo, normalmente non è stata emessa ai clienti alcuna ricevuta fiscale.

Gli indagati sono M.M., cinquantaduenne, M.M., venticinquenne, C.W., cinquantunenne, E.G., cinquantanovenne, S.A., quarantaduenne, F.L., cinquantunenne, B.D., quarantatreenne e B.V., trentaseienne, tutti residenti nella provincia di Vicenza e, a vario titolo, titolari o soci delle cinque imprese del settore. E’ anche emerso che una delle imprese indagate si approvvigionava di acqua pubblica prendendola da idranti antincendio, commettendo quindi il reato di furto aggravato d’acqua. La ricostruzione investigativa dei finanzieri, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza, è stata valutata attendibile dal giudice per le indagini preliminari, che ha emesso il decreto di sequestro preventivo delle sei autobotti utilizzate.

“I rifiuti liquidi illecitamente riversati nella rete fognaria – si legge ancora nella nota della Guardia di Finanza – possono provocare un danno ambientale, gravando dell’eventuale bonifica gli enti territoriali interessati con conseguente onere per il bilancio pubblico, dato che i frequenti intasamenti dei pozzetti di ispezione e delle caditoie fanno lievitare anche i costi di pulizia e smaltimento. Inoltre causano danno alla libera concorrenza, considerando che le aziende operanti in modo irregolare sono in grado di proporre alla clientela prezzi fortemente ribassati, e al fisco, per l’evasione delle imposte dirette e dell’Iva con il mancato rilascio della documentazione fiscale”.

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