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Referendum spada di Damocle per i politicanti

Vicenza – Fino alla prima rivoluzione industriale, l’economia elvetica si basava quasi unicamente sull’agricoltura, mentre per secoli i suoi giovani s’erano dedicati al mercenariato. Questo si sviluppò come tipica realtà territoriale e come risorsa. Da una consistenza valutata sulle 50.000 unità nei primi anni del Quattrocento si giungerà alle 250-300.000 del Cinquecento, e sarà di 300-350.000 nel Settecento. Per valutare queste cifre si pensi che solo nel 1853 la CH avrà 2.190.000 abitanti. Attualmente la Svizzera è una stabile e moderna economia di mercato. Detiene il primato della libertà economica in Europa (2010) e il primato della competitività a livello mondiale (2009, 2010 e 2011). Non ci sono dubbi che ciò è dovuto ad una amministrazione autenticamente democratica. 

Nelle deliberazioni, il parlamento svizzero (come pure le assemblee dei Cantoni e dei Comuni) deve sempre tener presente che ogni legge che emana può essere sottoposta al voto popolare. In Svizzera il popolo ha l’ultima parola. Non solo deve essere obbligatoriamente consultato per qualsiasi emendamento costituzionale, ma ha anche il diritto di veto su ogni legge emanata dal parlamento. Questo rende il processo legislativo più faticoso e complesso, ma costringe i politici a trovare soluzioni che godono di un ampio sostegno. 

Per esempio, nel 2017 il popolo svizzero aveva bocciato la vasta riforma della previdenza per la vecchiaia, sottoposta al referendum. L’urgente riforma era stata approvata dalle Camere federali, dopo l’intervento della commissione di conciliazione, seppur di strettissima misura. Alle urne è invece successo il contrario: la riforma è stata bocciata sul filo di lana.

Lo strumentario principale della democrazia svizzera è il referendum, ovvero la politica sotto la spada di Damocle. Il referendum è un istituto giuridico con cui si chiede all’elettorato di esprimersi con un voto diretto su particolari proposte, con la possibilità in genere di scegliere – tra due o più opzioni predefinite (ad esempio: sì/no, repubblica/monarchia. Brexit: rimanere/lasciare). In Svizzera c’è un sistema combinato di democrazia rappresentativa (indiretta) e democrazia diretta. Quest’ultima è sviluppata come in nessun altro paese. Lo dimostra, tra l’altro, l’elevato numero di votazioni federali svoltesi fino ad oggi: più di 620, un “record mondiale”. 

Il diritto di referendum agisce come deterrente sulla politica. Un’arma che fa effetto anche senza usarla. In definitiva, la democrazia diretta consente un controllo supplementare dell’elettorato sui politici eletti. Il fatto che in Svizzera la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche sia più elevata che in altri paesi è probabilmente legato in larga misura a questo. La fiducia è una buona cosa. Ma per i cittadini è più facile fidarsi del governo e del parlamento se hanno in mano una levetta di sicurezza. 

Per le contrade del mondo, tuttavia, esistono anche referendum farlocchi come quello consultivo svolto in Italia nel 2017 per chiedere la maggiore autonomia di alcune regioni. Peraltro un’autonomia non ancora arrivata, e quando sarà concessa si sa già che sarà… “al cloroformio”. 

Anche a Portorico, a seguito di un referendum popolare (definito “non vincolante”) del 2012, con il 61,15% delle preferenze favorevoli, gli abitanti del luogo hanno scelto di divenire uno Stato degli USA. Come conseguenza di questo risultato (confermato da un’ulteriore consultazione elettorale tenutasi nel 2017) è stata depositata presso il Congresso degli Stati Uniti una richiesta ufficiale di avvio dell’iter legislativo che potrebbe trasformare l’isola nel 51º stato dell’Unione entro il 2025; ma a tutt’oggi non ancora approvata.

Una volta ottenuto il placet del Congresso, i portoricani avranno la facoltà di dotarsi di una propria Costituzione interna per la mera amministrazione degli affari locali. Ma cambierà poco considerato che questa popolazione possiede la cittadinanza statunitense dal 1917. Attualmente l’unica limitazione dei residenti di Portorico è che non possono votare per eleggere il presidente degli USA, né per i membri del Congresso, e naturalmente non eleggono nessun senatore in quanto non è uno Stato della federazione. Di conseguenza che i referendum non abbiano avuto forza vincolante, e che il Congresso USA se la prenda comoda cambia poco.

I portoricani erano già stati chiamati altre tre volte a decidere sul futuro dell’isola, nel 1967, nel 1993, nel 1998 e nel 2011. Il Comitato speciale delle Nazioni Unite per la Decolonizzazione ha chiesto agli Stati Uniti di accelerare il processo consentendo la scelta dell’autodeterminazione a Portorico. La Camera degli Stati Uniti ha dunque approvato l’indizione dell’ultimo e quarto referendum popolare basato su due quesiti referendari non vincolanti per il Congresso. 

Il primo chiedeva se si era favorevoli o contrari nel mantenere l’attuale condizione di Stato libero associato con gli Stati Uniti. 

Il secondo quesito poneva invece tre opzioni sulla scheda: 

a) ottenere l’indipendenzaPortorico deve diventare una nazione sovrana, completamente indipendente, gli Stati Uniti e il suo Congresso sarebbero tenuti a passare qualsiasi legislazione necessaria per iniziare la transizione verso la nazione indipendente di Portorico»). 

b) acquistare una nuova forma di sovranità che mantenga allo stesso tempo la libera associazione con WashingtonPortorico dovrebbe adottare uno status al di fuori del territorio degli Stati Uniti in linea con la clausola della Costituzione che riconosce la sovranità del popolo di Portorico. Il Libero Stato Sovrano Associato sarebbe una libera associazione volontaria e politica, in termini specifici, gli Stati Uniti e Portorico diventano due nazioni sovrane. Tale accordo avrebbe fornito i poteri giurisdizionali che il popolo di Portorico si impegna a conferire agli Stati Uniti e mantenere tutti gli altri poteri giurisdizionali e le autorità»). 

c) diventare il 51° Stato degli UsaPortorico dovrebbe essere ammesso come Stato negli Stati Uniti d’America in modo che tutti i cittadini degli USA residenti in Portorico possano avere diritti, benefici e responsabilità pari a quelli di cui godono tutti gli altri cittadini degli Stati dell’Unione, avere diritto di piena rappresentanza al Congresso e partecipare alle elezioni presidenziali, il Congresso degli Stati Uniti sarebbe tenuto a passare qualsiasi legislazione necessaria per iniziare la transizione verso uno Stato»).

L’unica indicazione utile che ci proviene – per ora – dall’esperienza portoricana, è che i referendum possono essere indetti anche per più quesiti. Insomma, laddove ci fosse qualche lettore ancora perplesso e convinto che la democrazia si esplica solo con le elezioni, suggeriamo tra l’altro di riflettere su alcune considerazioni di Henry Louis Mencken. Costui è stato un giornalista e saggista statunitense (morto nel gennaio 1956), nonché curatore editoriale, conosciuto come il “Saggio di Baltimora”, ed è noto soprattutto per la pungente satira della società puritana del suo Paese e per i suoi studi di linguistica, attività che lo hanno reso uno dei più influenti scrittori statunitensi della prima metà del XX secolo. Tra l’altro sosteneva: «in politica, il voto è una preventiva spartizione del bottino fiscale»

1. Tutte le elezioni sono una sorta di asta anticipata di beni rubati.

2. Un buon politico è inconcepibile più o meno come uno scassinatore onesto.

3. La democrazia (rappresentativa. Ndr) è una fede patetica nella saggezza collettiva dell’ignoranza individuale.

4. La democrazia (rappresentativa. Ndr) è anche una forma di venerazione. È la venerazione degli sciacalli da parte degli asini.

5. La democrazia (rappresentativa. Ndr) è l’arte e la scienza di guidare il circo dalla gabbia delle scimmie.

6. La democrazia è la teoria per la quale la gente comune sa quello che vuole e merita di ottenerlo.

7. Ogni uomo dignitoso si vergogna del governo sotto cui vive.

8. Se un politico scoprisse di avere dei cannibali nella sua circoscrizione elettorale, prometterebbe loro missionari per cena.

9. L’unico intento della pratica politica è mantenere allarmata la popolazione (e quindi ansiosa di essere portata in salvo), minacciandola con una serie infinita di creature maligne, tutte immaginarie.

Per comprendere la situazione nella quale ci troviamo, sembra opportuno considerare che studi sociologici e psicologici hanno analizzato il progressivo scadimento delle facoltà psichiche considerato che solo quel 3 o 4% della società si informa e riflette sul ‘mondo’ studiando e discutendo la cronaca, anziché recepire passivamente quel che passano i mass media. È quella piccola aliquota del corpo sociale che genera i mutamenti culturali.

Dunque è l’analfabetismo di ritorno unito a quello funzionale, ossia all’incapacità di usare in modo efficace le competenze di base (lettura, scrittura e calcolo) che genera un ricevere passivo che ha atrofizzato la capacità di attenzione selettiva, volontaria, autoimposta. E lo spettacolarismo ha avvezzato a non usare e non sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verifica, la contestualizzazione, il confronto. 

Orbene, perché ci sia una democrazia autentica è necessario in primo luogo superare i circo mediatico che le elezioni portano con sé. Appare opportuno approdare a elezioni per sorteggio come già comincia a emergere in Svizzera. Determinare poi che i referendum siano deliberativi; che siano validi con qualsiasi numero di votanti, e che per indirli non siano frapposte lunghe e complicate azioni burocratiche da svolgere. Ai referendum così ordinati deve aggiungersi l’iniziativa popolare di delibere e leggi, nonche il recall. Ovvero un’elezione di richiamo (chiamata anche referendum di richiamo) che è una procedura mediante la quale, in determinate condizioni, gli elettori possono rimuovere una persona eletta alla carica con un voto diretto prima della scadenza del mandato di tale pubblico amministratore o burocrate. 

Da quanto sopra descritto di nota bene che quelle forze politiche sedicenti autonomiste-indipendentiste che chiedono il voto per le regionali in Veneto a primavera, contando sull’audience di un elettorato tanto abbaliato e speranzoso, quanto destinato all’ennesima delusione che verrà per loro confezionata da una compagnia di teatranti della politica, seguiti per le loro capacità contorsionistiche; concentrati come sono sull’immagine (la loro peraltro opaca); privi di reale specifica competenza politico-istituzionale altrimenti ci avrebbero detto da tempo come sarebbe la “loro” indipendenza; soggetti in cerca di una “carega” e destinati a una rapida obsolescenza. Infatti nel loro programma politico-amministrativo (a pag. 11) oltre ad altri obiettivi difficilmente abbordabili, propongono l’introduzione del referendum consultivo (peraltro già presente in quasi tutti gli Statuti di Comuni, Province e Regione) che altro non sono se non le solite promesse del Prof. Dulcamara.

Enzo Trentin

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