Quella libertà di stampa che non c’è…

Vicenza – E’ veramente difficile da capire la neutralità del M5S sulla Rai e l’informazione in generale. Ed è sempre più chiara la debolezza ideologica del Movimento che nella sua ansia di giustizia e libertà non ha ancora intercettato alcuni aspetti fondamentali della democrazia. Non c’è una sola rivoluzione, da quella determinante del 1789, che non abbia capito l’importanza della propaganda e del ruolo educativo dell’informazione. Dalla “Gazzette de Paris” e dalla “Gazzetta di Mantova” il ruolo della stampa è stato fondamentale nella creazione delle coscienze e dunque del consenso, rivaleggiando e infine sostituendo la Chiesa come apparato ideologico di Stato, cioè al tempo in cui le prediche e le omelie si trasformarono in editoriali.

I governi hanno curato il consenso anche quando l’intervento del “popolo” nelle questioni politiche è stato eccezionale. Figuriamoci oggi, dove il ricorso al giudizio popolare è continuo, dove le elezioni sono mensili, e i sondaggi quotidiani. La nostra democrazia è il sistema perfettibile che consente ad una popolazione di esprimere il proprio autogoverno. Questo sistema suppone una certa coscienza degli svariati temi che propone l’attualità.

Il controllo delle coscienze è l’azione fondamentale della politica che, attraverso la stampa, la televisione, la scuola, le chiese, i partiti e i sindacati, controlla preventivamente ciò che governo, amministrazione, esercito, polizia, tribunali e prigioni, reprimeranno successivamente. Pretendere un giudizio qualificato è un diritto di qualsiasi comunità (e questo rimanda alla selezione del voto e del giudizio popolare). Ma l’interesse del dominante è quello di pilotare il consenso a seconda dei propri interessi, fino al punto di squalificare completamente l’elettorato.

In un panorama siffatto, dove l’informazione è il momento centrale del sistema democratico (giacché responsabile della formazione delle idee), non si riuscirebbe a capire l’insistenza generale sulla “libertà di stampa”, se non fosse una questione ridicola che invece nasconde senza pudore la libertà di deformare la realtà al servizio di un padrone. Non si riesce a capire come la collettività non disponga delle serie e cogenti linee politiche sulla libertà di informare. Non si capisce come la terzietà dell’informazione non faccia almeno il paio con l’altra terzietà oggetto allo stesso modo delle attenzioni del potere mafioso, la magistratura, che almeno in apparenza è dotata di un organo di autogoverno, e soggetta al controllo della democrazia in ogni grado della sua vita istituzionale.

Invece il M5S ha lasciato la Rai in mano agli altri partiti con la scusa di non interferire con l’informazione. Ha lasciato nel migliore dei casi la formazione della coscienza democratica nelle mani di tifosi di questo o di quello schieramento politico senza controllare l’esattezza e la qualità delle notizie. Ha lasciato che Rula Jebreal fosse cacciata da Sanremo e, pur denunciando la “censura”, ha urlato che il governo non s’intrometta nel servizio pubblico. Bene! E allora chi decide nel servizio pubblico? Si pretende una risposta.

Sono forse gli impiegati giornalisti della Rai che, come i giudici autonomamente interpretano lo spirito della legge, così liberamente decidono quale sia l’indirizzo della nostra civiltà? A quale esempio morale e politico s’ispirano? Quale sono i gruppi sociali da cui traggono il genio e il modello delle loro dottrine quotidiane? La politica è responsabile dell’informazione di Stato, che deve essere plurale, controllata e gratuita. Non deve contenere inutili programmi di intrattenimento e non deve essere lottizzata tra i partiti.

Giuseppe Di Maio

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