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Pfas, un’emergenza sanitaria gravissima

Una emergenza ambientale gravissima, tra le peggiori mai affrontate. E’ così che hanno definito la situazione della contaminazione da Pfas in Veneto, ieri, durante una conferenza stampa alla camera, i medici dell’associazione Isde, Medici per l’Ambiente. C’erano anche i  rappresentanti del comitato di cittadini Mamme No Pfas, che di seguito propongono il loro commento…

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Vicenza – La conferenza stampa che ha presentato la Position Paper dei medici Isde sui Pfas, esposta dal dottor Cordiano, ha portato alla luce molti punti preoccupanti. La comunità politica a livello europeo ha preso coscienza dell’estrema pericolosità di queste sostanze per la salute umana e per l’ambiente e questo ci porta a chiedere ancora una volta con grande forza limiti zero per tutta la categoria dei perfluoroalchilici, e in tempi brevi per limitare i danni.

Diamo merito alla Regione Veneto che si è attivata, a livello regionale, per mettere dei limiti a queste sostanze per la matrice acqua. Tuttavia sarebbe opportuno aumentare la tutela dei cittadini ampliando la gamma di sostanze analizzate (negli stati Uniti monitorano 24 Pfas, il doppio rispetto alle nostre), effettuando una mappatura dei pozzi privati e monitorando non solo la matrice acqua ma anche il suolo e l’aria.

A livello sanitario la Regione Veneto ha approntato un piano di sorveglianza, con lo scopo di monitorare, più volte negli anni, i valori ematici della popolazione, incrociandoli con gli stili di vita. Le analisi sono partite nel 2017 e si prevedeva di richiamare le persone a rifare l’esame a distanza di due anni: a noi risulta che i primi ragazzi invitati allo screening debbano ancora ricevere la seconda chiamata.

La fascia di popolazione interessata dallo screening si è ampliata negli anni senza che ci sia stato in parallello un potenziamento del personale sanitario addetto al settore Pfas, con la conseguenza che i tempi per la conclusione della prima fase si stanno allungando molto. Lo screening rileva le alterazioni del sangue e prendendo in carico i pazienti, li passa al secondo livello, ma non è uno studio epidemiologico serio, atto a cercare il “nesso causa effetto”, come era previsto nel DGR.661 del 2016 che ad oggi non risulta essere mai attuato.

Sempre a tutela della salute sarebbe importante che la georeferenziazione degli alimenti riferita a tutti i 12 Pfas analizzati fosse resa pubblica, visto che si afferma che non ci sono evidenze particolari. Comunque a noi il dubbio rimane.

  • Siamo proprio sicuri che gli alimenti non siano veicolo di Pfas?
  • Non sono forse anche loro elementi formati in gran parte d’acqua?
  • E se quest’ultima è inquinata come può essere che loro ne siano esenti?
  • E se il terrreno dove crescono fosse contaminato, gli inquinanti sono assorbiti dalla pianta?

Nella nostra zona:

  • è vietata la pesca;
  • sono stati stanziati ben 300 milioni di euro perchè i consorzi di bonifica progettino e realizzino canali che portino acqua priva di Pfas per le colture;
  • gli allevamenti di animali hanno l’obbligo di abbeverare con acqua filtrata o di acquedotto.

Perché sono stati attuati questi provvedimenti? Siamo proprio certi che il problema negli alimenti, a quanto ci dice la Regione Veneto, non esista? Noi Mamme siamo ancora preoccupate perche i Pfas sono bioaccumulabili e quindi anche le piccole quantità entrano nel nostro corpo ma difficilmente escono, con la conseguenza che vanno ad interferire con il funzionamento degli organi.

Putroppo le sostanze perfluoroalchiliche sono presenti in moltissimi oggetti e prodotti che ci circondano (contenitori, prodotti di pulizia, cosmetici, …) e anche negli alimenti. Con questa consapevolezza è difficile fare la spesa cercando di tutelare la salute della famiglia.

Mamme NoPfas

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