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Pfas, ci si contamina anche lavandosi?

Venezia – “Sui Pfas la Regione Veneto continua ad essere in ritardo e gioca una partita pericolosissima letteralmente sulla pelle dei veneti, lasciati soli di fronte a questa emergenza. Arrivano pessime notizie da Danimarca e Stati Uniti: studi scientifici di primario livello evidenziano come i Pfas penetrino nel sangue umano anche solo con il contatto attraverso l’epidermide. Quindi non è sufficiente sconsigliare l’uso alimentare dell’acqua non filtrata nelle zone del vicentino, del veronese, del padovano e rodigino contaminate: occorre fare molto ma molto di più”.

A dirlo è la consigliera regionale Cristina Guarda evidenziando un recente studio statunitense ed ammonendo la Regione sul rischio “di perseverare nelle sottovalutazioni se non informa i cittadini con pozzi privati, abitanti a Trissino, Arzignano ed in tutte le zone Arancio escluse dal filtraggio. Queste persone – continua Guarda – sono abbandonate ad una contaminazione certa anche se non bevono l’acqua. E Luca Zaia e la sua giunta farebbero bene a correre ai ripari invece di continuare a quietare e sopire, anche con il manganello delle minacce di querele, quanti evidenziano questa bomba ad orologeria che avvelena il sangue dei veneti”.

Secondo la consigliera Guarda i veneti che vivono in zona inquinata possono sì acquistare acqua in bottiglia o ai distributori di acqua filtrata per bere, lavarsi i denti, fare la pasta, il caffè, brodo e tisane per sostituire l’acqua non filtrata. “Ma come possono – si domanda – riorganizzare la propria vita per l’igiene quotidiana? E’ un problema reale, un problema che avevo posto solo qualche mese fa, accanto al tema dell’acqua ad uso alimentare, sperando entrasse nei cuori dei colleghi come priorità e sentendomi invece travolgere da urla e insulti”.

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