Le critiche fanno male a chiunque

Vicenza – Il cammino attraverso questo paese sgangherato è lungo, più lungo di una legislatura parlamentare. La democrazia non dovrebbe portare il benessere? Dal momento che evidentemente non lo porta, si può anche votare per i vecchi comunisti e per altre forze di dubbia provenienza. Ma così viene attivato un circolo vizioso che finisce col mettere in pericolo la democrazia e l’economia di mercato.

Di sicuro la democrazia non è ben rappresentata da quei leader di partito che essendo alla costante e compulsiva ricerca del consenso s’impegnano ad assicurare questo e quello, e puntualmente non mantengono quanto promesso in campagna elettorale. Né la democrazia sopporta un eccessivo debito pubblico derivante non solo dalla mala gestio, ma anche dall’«acquisto» del consenso attraverso i clientes, la “concertazione” (qui il termine è usato con molta ironia) e la corruzione. In paesi di sicura democrazia i cittadini si pongono delle domande: 

1 – Il debito pubblico

Il tesoriere svizzero è probabilmente invidiato dalla maggior parte dei suoi omologhi europei per la situazione finanziaria così agiata. Ciò nonostante, il ministro delle finanze Ueli Maurer si oppone all’aumento della spesa pubblica nell’attuale dibattito parlamentare sul bilancio.

Il fatto che la Svizzera abbia avuto le sue finanze sotto controllo per anni non è solo una questione di fortuna, dice Marius Brülhart, professore di economia all’università di Losanna. La Svizzera è considerata la campionessa europea del risparmio. Può esserne orgogliosa? […] Non si tratta tanto di risparmiare quanto di mantenere puliti i conti dello Stato. 

La Svizzera in realtà non lo sta facendo male e può esserne un po’ orgogliosa. […] Mentre il debito pubblico medio dei 28 Stati membri dell’UE supera l’80% del prodotto interno lordo (PIL), in Svizzera è solo del 30% circa. Cosa rende la Svizzera più virtuosa degli altri paesi? La Svizzera da un lato si comporta molto bene – ha una disciplina di bilancio e un’economia forte – e dall’altro ha la fortuna di poter offrire, come piccolo paese al centro dell’Europa, attraenti condizioni in termini di tassazione e di sistema. Essa genera quindi un elevato gettito fiscale che, quando è particolarmente fiorente, rende facile avere un bilancio in pareggio.

 Insomma, invece di cercare di mettere le manette agli evasori sarebbe più efficace diminuire le tasse. La curva di Laffer (*) è una dimostrazione scientifica dell’inefficacia delle tasse sempre più alte. Se lo Stato assume nuovi dipendenti aumenta le proprie spese, e non tiene certo in ordine i propri conti: «Nuove assunzioni in arrivo all’Inps. L’annuncio è arrivato su Facebook dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. “Oltre 5000 assunzioni all’INPS!» (vedi La Repubblica del 4 Luglio 2019)

2 – La rappresentanza politica non può essere una professione

Nel paese di Arlecchino & Pulcinella non ci sono solo onorevoli e senatori che invecchiano in parlamento. Quando la loro “immagine pubblica” si opacizza, essi si riciclano presso gli innumerevoli enti inutili che continuano a sopravvivere a spese dell’erario malgrado le roboanti dichiarazioni di volerli sopprimere. Né al cittadino-elettore sono dati gli strumenti per intervenire direttamente.

Nei paesi a più alta civiltà democratica non solo ciò non succede, ci si domanda addirittura se la riconversione dei membri del governo (elvetico in questo caso) dovrebbe essere meglio disciplinata? La candidatura dell’ex ministra dei trasporti Doris Leuthard al consiglio di amministrazione del costruttore di treni Stadler ha rilanciato un vecchio dibattito. La Svizzera deve legiferare, afferma l’Ong Transparency International.

Molti ministri si ritirano dal governo, ma invece di godersi tranquillamente la loro rendita di pensione per riposarsi e dedicarsi ad attività di svago, si riciclano rapidamente in aziende private: questa prassi in Svizzera viene fortemente criticata a causa di potenziali conflitti d’interesse. Anche i mandati di Kaspar Villiger – È stato consigliere federale dal 1989 al 2003, e presidente della Confederazione nel 1995 e 2002 – hanno suscitato controversie. Membro del governo fino alla fine del 2003, l’anno successivo era entrato nel consiglio di amministrazione di Nestlé e nella compagnia di assicurazione e riassicurazione Swiss Re. L’ex ministro delle finanze nel 2009 aveva inoltre assunto la presidenza del consiglio di amministrazione della più grande banca svizzera, UBS. 

3 – La competenza

Qui per semplicità analizziamo un solo argomento che non è prioritario nell’agenda politica nazionale tutta imperniata sulle “baruffe chiozzotte”; tanto meno ne parla quella frangia di autonomisti-indipendentisti tutti concentrati a farsi eleggere: l’energia così indispensabile ad un paese occidentale come l’Italia. Se le transazioni petrolifere sembrano statiche, vista la consistenza delle riserve dovuta alle nuove tecnologie, il mercato del gas naturale riveste un ruolo strategico rilevante. Vista sia la forte disponibilità nell’East Med Egizio-Cipriota, sia la collocazione geografica nazionale, che impone rotte sostenibili, e la necessità di compensare il mancato sviluppo del nucleare (vedi qui), come di considerare le possibili evoluzioni politiche locali, vedi l’Algeria; cosa fanno i politici autoctoni per garantire al paese (e a un Veneto indipendente. Almeno nei disegni degli autonomisti-indipendentisti) per garantire i flussi energetici vitali per imprese economiche?

Oggi come ieri, ENI necessita di una struttura diplomatica capillare collegata ad un’efficiente politica informativa aspetto che, in termini di intelligence, è sempre stato peculiare delle maggiori imprese, unitamente ad un’attenta selezione dei Paesi interlocutori che hanno sempre percepito ENI come diversa dalle altre imprenditorialità, avvertite colonialiste e prive di quell’idea italiana di capitalismo soggetto al principio di equità sostanziale e paritaria.

4 – L’autodeterminazione

Il grande equivoco dell’autodeterminazione è anch’esso un prodotto secondario della globalizzazione. «Autodeterminazione» significa che la gente partecipa di persona alla determinazione del proprio destino, dunque che vive in una condizione di democrazia. In Italia questa condizione è assai aleatoria. Ma spesso significa anche che la gente vive in confini tracciati non tanto dalla storia quanto da storici dilettanti con ambizioni politiche. Chi non è in grado di fare il nome di qualche esponente dell’indipendentismo veneto?

Una Slovacchia indipendente, un Quebec indipendente, dei Paesi Baschi indipendenti significano non già più libertà, ma più potere nelle mani di demagoghi e capipopolo regionali. Come Ernest Gellner ha più volte  sottolineato, si tratta dell’espressione non di diritti sanciti dalla storia, ma di ambizioni di potere quanto mai moderne. Si mira non da ultimo alla mobilitazione di cittadini che la modernità ha danneggiato. Mentre si afferma di restituir loro le condizioni idilliache del passato, in verità li si consegna a nuove dipendenze. Questo assunto è confermato dalla mancanza di progetti politico-istituzionali compiuti e condivisi. Condizione che certo indipendentismo “alle sarde in saor” non è al momento in grado di soddisfare.

Eppure, l’aspirazione a una patria etnicamente omogenea è riconoscibile non solo nei grandi conflitti sovente accompagnati dal terrorismo, bensì anche in piccole dimensioni. Le cosiddette società multiculturali lo sono in effetti solo per la statistica; in realtà le culture si dividono con notevole prontezza. E non stupisce che le residue famiglie di vecchi berlinesi traslochino quando i loro figli trovano a scuola soltanto nuovi berlinesi – di origine turca. A Londra, che è la città multiculturale che meglio funziona, si sa benissimo dove abitano quelli del Bangladesh, delle Indie Occidentali e della Cina. Per i più, l’appartenenza, la patria, significa soprattutto l’omogeneità.

5 – Il sorteggio

Nell’attuale modo di fare politica, l’elezione dei parlamenti, diventa una lotteria. Qualunque cosa interessi alla gente in un determinato momento può decidere le elezioni. Qui possono arrivare in primo piano delle pure motivazioni da show-business, come l’attrattiva dei candidati (o il contrario). Possono diventare decisivi dei trend passeggeri, legati vuoi alla congiuntura, vuoi alle relazioni internazionali. Comunque la convinzione della scelta elettorale è scarsa. Non pochi voterebbero diversamente già un’ora dopo aver lasciato la cabina elettorale. Ma non hanno motivo di angustiarsi. Di più: oramai circa il 50% degli aventi diritto al voto non esercita questo potere. Chiunque sia eletto presterà un attento ascolto ai sondaggisti, a meno che non abbia presso di sé dei cosiddetti focus groups che in un continuo processo «rappresentativo» delle opinioni espresse dicono ai governanti quel che alla gente va bene o non va bene. In molti paesi (ma non certo in Italia) questo ruolo è svolto dagli organi organi d’informazione. Comunque non sono i parlamenti ad assumere questo compito.

Per superare l’attuale allontanamento popolare nei confronti della partitocrazia noi abbiamo scritto più volte sui vantaggi del Sorteggio dei pubblici amministratori

Nel nostro argomentare per informare correttamente non siamo nemmeno originali, considerato che da qualche tempo alcuni giovani si sono impegnati su questo tema.

Il un vecchio termine «cooperativa» rende il concetto meglio di «società» o «comunità». I legami cooperativi sono il mondo della vita, la loro esistenza si contrappone allo strapotere dello Stato e della politica. La democrazia politica senza la rete della società civile resta campata in aria, oppure è schiacciata dai compiti che le si richiedono. Cardine del funzionamento della democrazia è che i cittadini da lei non pretendano tutto. Essa deve fornire una cornice affidabile, ma per il resto lasciare la società civile a se stessa. Così come la società civile non deve sempre invocare regole statali o finanziamenti con i soldi dei contribuenti. È un vero problema, soprattutto nei paesi in cui lo Stato esiste da sempre, e ha tollerato per lungo tempo le associazioni dei cittadini solo come iniziative di funzionari.

Dunque, se le critiche fanno male a chiunque è pur vero che senza la speculazione intellettuale non è possibile intravvedere le soluzioni più idonee.

Enzo Trentin

(*) Curva di Laffer: Distribuzione del gettito in funzione della pressione fiscale: superato un certo limite t*, a cui corrisponde il gettito massimo Tmax, ulteriori aumenti dell’imposta causerebbero un aumento di evasione ed elusione, tale da ridurre il valore dello stesso. 

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