“La seconda guerra fredda” di Rampini a Valdagno

Valdagno“La seconda guerra fredda”, è questo il titolo del libro, l’ultima fatica di Federico Rampini, che sarà presentato lunedì 13 gennaio a Valdagno, alle 20.30, a Palazzo Festari. Sarà lo stesso autore ad incontrare il pubblico in questa serata organizzata in collaborazione con la Libreria De Frasceschi. Federico Rampini è corrispondente del quotidiano La Repubblica da New York ed ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita.

Già vicedirettore del Sole 24 Ore e capo della redazione milanese di Repubblica, editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelles, San Francisco, ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai, e alla Sda Bocconi. È membro del Council on Foreign Relations, think tank americano di relazioni internazionali. Ha pubblicato molti libri, tra i quali i best seller “Il secolo cinese” (2005) e “L’impero di Cindia” (2007).

“È cominciata la seconda guerra fredda – si legge nella presentazione della serata -. Sarà profondamente diversa dalla prima. Cambieranno molte cose per tutti noi, nella sfida tra America e Cina nessuno potrà rimanere neutrale. L’economia e la finanza, la scienza e la tecnologia, i valori politici e la cultura, ogni terreno sarà investito dal nuovo conflitto. Dobbiamo smettere di parlare di globalizzazione come se fosse irreversibile: la sua ritirata è cominciata. In questo saggio Rampini torna ad attaccare gli stereotipi, ci costringe a rivedere i luoghi comuni, ci apre gli occhi. Il mondo è cambiato molto più di quanto gli occidentali si rendano conto”.

“Il tramonto del secolo americano e la possibile transizione al secolo cinese bruciano le tappe. Ci siamo distratti mentre la Cina subiva una metamorfosi sconvolgente: ci ha sorpassati nelle tecnologie più avanzate, punta alla supremazia nell’intelligenza artificiale e nelle innovazioni digitali. È all’avanguardia nella modernità ma rimane un regime autoritario, ancora più duro e nazionalista sotto Xi Jinping. Unendo Confucio e la meritocrazia, teorizza la superiorità del suo modello politico, e la crisi delle liberaldemocrazie sembra darle ragione. L’Italia è terreno di conquista per le Nuove Vie della Seta. In Africa è in corso un’invasione cinese di portata storica”.

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