La Democrazia degli onesti

Vicenza – L’aver voluto fare qualcosa di pratico e rivoluzionario per gli italiani, non consentì di generare un partito ideologico, o semplicemente di massa; il M5S avrebbe dovuto per forza di cose essere il partito pigliatutto. E non doveva chiamarsi partito, poiché non rappresentava solo una parte e i suoi interessi, ma l’intera società. Questa è la forza del Movimento è questa è anche la sua intrinseca contraddizione.

Le numerose anime e sensibilità che da allora ha imbarcato con la sua rete a maglie non selettive, l’avrebbero distrutto in un paio di mesi, se non gli fosse stata data un’impronta verticistica e un capo soggetto alla titolarità e alla sensibilità del fondatore-garante. Il dispotismo di un vertice illuminato e la sostanziale debolezza ideologica hanno evitato di creare una struttura. Tra Di Maio e il più semplice attivista c’è l’enormità di un vuoto colmato da una rete di delazioni arbitrarie, e da Rousseau, sistema privato che ambisce a selezionare una classe dirigente e che interpella la base solo per voto confermativo.

I sistemi come Rousseau sono in grado di contare le idee, non di farle nascere. Per questo servono laboratori territoriali che esprimano direttamente i loro portavoce secondo la concezione di rappresentanti delle proposte, delle mozioni. Invece ci tocca un asfittico sistema autopromozionale in perenne campagna elettorale, fondato sulle simpatie e i tiri mancini, diviso tra bande che si contrappongono personalmente senza alcuna dialettica delle idee.

Un sistema che non riesce a testare né le capacità tecniche, né le qualità morali, che possono essere rivelate solo attraverso la lunga frequentazione. E’ il trionfo delle mezze calzette e dei mezzi princìpi. E’ così che ci ritroviamo in Parlamento i voltagabbana e i cacciatori di prebende, perché non abbiamo sbarrato la strada a chi ha preso il Movimento per un taxi delle proprie ambizioni di ceto. Né ci va meglio a scegliere d’autorità figure popolari e beniamini del pubblico televisivo.

Sebbene concordi con le idee pratiche del M5S, e sulle cose da fare, mi pare sia arrivato il tempo di svelare chiaramente che l’onestà e la regola sono i più grandi nemici della disuguaglianza sociale. Per questo ci perseguitano (giacché i furbi hanno avvertito il pericolo nella nostra implicita ideologia), e questo dobbiamo divulgare esplicitamente e senza equivoci, anche se condivido ancora la strategia ambidestra dell’attuale momento politico. Non dimentichiamo che la nostra è una società tra le più inique d’Europa, dove i redditi del primo quintile superano più di 6 volte quello dell’ultimo.

Gli Stati Generali di Marzo attendono una mutazione sostanziale, non un mero avvicendamento al vertice, poco utile, superficiale e pretestuoso. Essi devono segnare un decisivo trasferimento di poteri al popolo pentastellato, attivando gli strumenti di democrazia, prevedendo che Rousseau diventi proprietà del Movimento, e infine componendo la struttura intermedia dentro cui si formino le idee, si selezionino i portavoce, si controllino la linea e i requisiti politici.

E, a proposito di idee, dunque, mi auguro che si comincino a dissolvere le illusioni nemiche e nostre vere carceriere: la fiducia religiosa in un popolo squalificato, in una magistratura serva e corrotta, in una libertà di stampa strumento di controllo sociale degli oppressori. Mi auguro che si cominci a sognare la patente di cittadinanza, il Commissario del popolo nei tribunali, la censura delle fake news fino a chiusura delle testate.

Giuseppe Di Maio

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