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“Basta salari da fame!” Se ne parla a Porto Burci

Vicenza – Una questione spesso ignorata, quella delle condizioni lavorative nel nostro paese, sarà al centro di un incontro in programma a Vicenza, venerdì 10 gennaio, alle 20.45, presso il Porto Burci, in contrà dei Burci 27. Saranno Marta e Simone Fana a parlarne, prensentando il loro libro dal titolo “Basta salari da fame!”, edito da Laterza, interloquendo con Carlo Cunegato. La serata  è organizzata dalle associazioni Fornaci Rosse e Cosmos.

“Dopo il grande successo editoriale del lobro Non è lavoro, è sfruttamento, – spiegano gli oprganizzatori – la giovane economista Marta Fana (nella foto in alto) ritorna, insieme al fratello Simone, a mettere il dito nella piaga in un punto oscuro del dibattito pubblico, rilevando come il sistema Italia abbia trovato nella compressione dei salari una risposta perversa alla globalizzazione prima e alla crisi economica poi. Ne emerge una realtà dalla tinte fosche, a cui gli autori contrappongono la proposta di un salario minimo nazionale come punto partenza per un cambiamento sostanziale del modo in cui si lavora nel nostro paese”.

“Basta salari da fame!”. I contenuti del libro in breve…

Oggi in Italia si guadagna meno di trent’anni fa, a parità di professione, di livello di istruzione, di carriera. Vale per tutti, tranne per quella minoranza che sta in alto. Questo dovrebbe essere il problema. Ci è stato detto che bisognava rendere il mercato del lavoro più flessibile e abbassare i salari per aumentare la competitività delle aziende e saremmo stati tutti più ricchi: l’abbiamo fatto ma siamo solo più poveri e ricattabili.

Quelli che hanno salari orari di tre, quattro, sei euro lordi l’ora. Quelli costretti al lavoro gratuito o a un tirocinio a 400 euro al mese. Quelli sottoinquadrati e i troppi costretti a un part time involontario, spesso fittizio. Ormai il mercato del lavoro è una giungla con una sola certezza: stipendi bassi e precari. Paghe da fame per un lavoro povero. E se fosse proprio questo il problema che impedisce alla nostra economia di crescere? E se ricominciassimo a parlare di lotta salariale?

È sull’impoverimento dei lavoratori, infatti, che molte imprese continuano ad accumulare profitti agitando di volta in volta il nemico esterno più utile alla propria retorica: gli immigrati, le delocalizzazioni, la tecnologia. Una narrazione che nasconde un interesse politico, diretto a garantire l’alto contro il basso della società, i profitti dei pochi contro i salari dei molti. Ma la consapevolezza che le crescenti disuguaglianze originano dai salari e dalle retribuzioni è tornata con forza nel dibattito pubblico e alimenta le lotte dei movimenti sociali a livello globale.

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