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Maria Paiato e Ludovica D’Auria in "Madre Courage e i suoi figli", di Bertolt Brecht (Foto di Fabio Ruggiero)
Maria Paiato e Ludovica D’Auria in "Madre Courage e i suoi figli" (Foto di Fabio Ruggiero)

Thiene, è di scena la Madre Courage di Brecht

Thiene – Quarto appuntamento della stagione di prosa di  Thiene nella serata di martedì 17 dicembre, con repliche mercoledì 18 e giovedì 19, sempre alle 20.45. Di scena, sul palco del Teatro Comunale, sarà “Madre Courage e i suoi figli”, di Bertolt Brecht, nella traduzione di Roberto Menin, drammaturgia musicale e regia di Paolo Coletta, con Maria Paiato nel ruolo della protagonista. Il dramma, scritto da Bertolt Brecht subito dopo l’invasione della Polonia da parte di Hitler, è considerato tra le opere teatrali leggendarie del ventesimo secolo, e forse il più grande testo contro la guerra di tutti i tempi. La storia è ambientata durante la Guerra dei Trent’anni, nel corso di dodici anni, dal 1624 sal 1636, rappresentati in dodici scene.

“Maria Paiato – si legge nella presentazione dello spettacolo – si muove in un presente al di là del tempo e dello spazio e attraversa la storia, oscillando ogni volta tra guerra e pace. Il suo personaggio, Anna Fierling, è una mercante al seguito degli eserciti in campo con il suo carro mensa di cibo e merci. Ha avuto tre figli da tre diversi uomini. Sebbene la sua passione sia quella di proteggerli e prendersi cura di loro, li perderà uno dopo l’altro, ogni volta per perseguire i propri interessi economici. Alla fine del dramma, pur rovinata dalla guerra, la donna non avrà imparato nulla. Madre Courage narra sè stessa in un presente atemporale, perché sia maggiormente riconoscibile ciò che accomuna i conflitti in ogni tempo, dalla guerra dei Trent’anni, alle due grandi guerre del secolo breve fino ai conflitti d’oggi: la crudeltà, l’avidità, la violenza, la morte senza senso e la vita senza senso, perché il problema di quando si diventa troppo abili a sopravvivere è che ci si scorda dei motivi per cui si vive”.

“E Madre Courage confonde il mezzo con il fine; e il fine, o quello che si suppone dovrebbe essere il fine di una madre, i suoi tre figli e la loro felicità, finisce per essere subordinato al mezzo: il carro con il quale Anna Fierling attraversa l’Europa al seguito dei soldati. Come fosse una specie di triste e macabro cabaret, tra un brano e l’altro assistiamo a come la guerra e la morte muovano i fili e decidano i destini della matriarca indurita e cinica e dei suoi tre figli: Eilif, il figlio furbo incapace di vivere in tempo di pace, Schweizerkas, onesto perché troppo stupido per essere furbo, e Kattrin, che soffre di compassione, anima muta perché senza parole per i tempi che è costretta a vivere. Alla fine Anna Fierling rimane sola, vagabonda solitaria senza figli e senza carro, ma pronta a ricominciare tutto daccapo in un cerchio senza fine che si riallaccia all’incipit, condannata come l’umanità intera a ripetere i suoi errori”.

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