Ma chi volete prendere in giro?

Vicenza – Che il popolo deve essere sempre circuito, pare un fatto assodato. Ma che i metodi devono essere in apparenza nuovi, ma sempre uguali, è una cosa che comincia ad annoiare. L’Italia è un paese di destra, cioè di ignoranti, superstiziosi, reazionari, con un feroce animo privato, e che si aspettano vantaggi dalla politica. C’è poi una grossa minoranza piuttosto attiva, una cerchia di allocati, ottusi, formali, conservatori, in una zona politica che da tempo non dice niente di nuovo. Il PD è il loro partito, insidiato da arbusti vicini che segnano gracili confini come gracile è tutto il pensiero di sinistra.

Da decenni quest’area non dice una ceppa e, quando parla, ci bombarda gli zebedei con questioni di genere, di gender, di accoglienza, di inizio e fine vita. Mai una parola che possa comprometterli su questioni che riguardano la produzione e la redistribuzione della ricchezza, l’assistenza e la previdenza, le regole della democrazia e il rispetto dell’elettorato. In quest’area fioriscono i sentimenti di amore, compassione e correttezza, rivolti ad un indefinito genere umano, come in quella opposta sventolano lealtà, fedeltà e amicizia, scambiati tra specifici gruppi di nativi.

Poi c’è anche Di Maio, che finalmente ha detto di essere il solo a parlare di cose da fare, gli altri fanno solo capriole narrative. Di Maio fa parte di una sparuta minoranza di Italiani che appartengono ad una classe morale e forse psicologica, non sociale. Ma Di Maio è destinato a soccombere, perché non ha permesso a quest’infima minoranza di organizzarsi in partito, cioè nell’unica forma conosciuta per selezionare una classe dirigente, per istruirla e controllarla. Perciò, il regno passeggero della ragione, e delle cose da fare, è destinato a svanire al cospetto dei nuovi sentimenti.

E non solo i sentimenti, ma l’evidenza, ci dicevano che il PD avrebbe perso l’Emilia Romagna, e poi, regione dopo regione, Salvini avrebbe inghiottito tutta la penisola. Ecco allora, che dall’area che non dice una sega da decenni, si leva una folla ansiosa di dire la propria. Ecco che imprecisate legioni di “Sardine” contestano la boria del Capitano e contendono le piazze al suo popolo. E mentre i messaggi di Salvini non contengono alcun programma politico, ma sono pieni di sottintesi seduttivi, pure dalle Sardine non arriva manco una proposta, nondimeno esse pretendono che il loro “sottinteso” sia politica esplicita.

Invece sabato, sollecitata da più parti a dire qualcosa, la Sardina parlò. E ben 6 punti di programma, più impalpabili del nulla, furono condivisi con la folla plaudente. Ora, il meglio che si può dire è che quei punti sono la scrematura del politically correct, cioè la bandiera di tutta l’area che da decenni non dice un tubo.

Se però andiamo ad analizzarli meglio, si rimarca… 1) Che Salvini la deve smettere di fare propaganda. 2) Che Di Maio deve tacere. 3) Che la Lega rinunci alla “Bestia” social. 4) Che la stampa non racconti più balle. 5) Che la violenza, fisica e verbale, deve cessare di essere la filosofia delle destre. 6) Abrogare il decreto sicurezza.

Opperbacco, alla fine hanno detto qualcosa. Vogliono togliere l’unica legge a Salvini. E se non fosse stato anche per il giusto rimprovero alla stampa ballista, avrebbero solo espresso divieti, e il desiderio che i nemici spariscano. Avrebbero anche potuto pretendere che la maggioranza degli italiani cambiasse paese, o che affondasse nel nostro “bel mare” come augurava Pasolini all’Italia. Perciò da quello che dicono sono indiscutibilmente del PD, cioè di quell’area che da sempre non dice nulla, se non vigorosi appelli al suicidio del nemico.

Chissà, forse se stimolati, o provocati, prima o poi parleranno un po’ più chiaro. Ma di sicuro non parleranno di economia (papera zoppa della sinistra) né di questioni sociali. Parleranno… faranno anzi da ventriloquo al PD, che adesso ha vergogna di mettersi in piazza, davanti a gente che lo conosce come una banda che si vende lo Stato e si fa leggi per non essere punita. Nel frattempo l’importante è lo stipendio, poi la pensione, che Sardine e politici di sinistra amano maturare di soppiatto.

Giuseppe Di Maio

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