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Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti

Tutta un’altra storia?

Vicenza – Eppure pareva chiaro… Dopo aver tramato tutti insieme per 5 anni ai danni del M5S, e dopo avergli impedito il governo con una legge elettorale ad hoc, i partiti decisero di procedere alla spicciolata. Uno seduto a mangiare pop corn, un altro ad accusare i vincitori di incapacità, un altro a fingere di farci insieme patti e contratti. Salvini, dopo il travestimento nazionale di una banda padana, eccitava lo spirito privato e reazionario degli italiani di ogni latitudine. Era arrivato per lui il tempo di rappresentare tutte le destre, di assorbirne i voti, e di travasare la marea di consensi che l’equivoco del 4 marzo aveva regalato al Movimento.

Salvini non aveva nessuna intenzione di amministrare l’Italia insieme al partito degli onesti, voleva solo stare al governo per il tempo di salire nei sondaggi. In quel periodo il Pd si stava mangiando le unghie per non aver approfittato dell’occasione che gli era stata offerta, ma era chiaro che non avrebbe potuto: al suo interno aveva molti più problemi della Lega. Perciò si accontentò di criticare tutti i provvedimenti, di accusare i razzisti di Salvini, che diventavano i populisti del governo, cioè i fascisti del M5S.

Poi, quel fesso padano che oggi straparla di competenza, s’incartò da solo. E a Renzi venne in mente di prendere il suo posto. Costrinse il Pd a fare un governo assieme ai “populisti” e, non appena l’ebbe creato, si fece un partito che dall’interno potesse ricattare l’esecutivo e farsi propaganda. Sembrava che il Pd fosse rimasto il solo responsabile senza mire elettorali. Invece, Zingaretti, dalla testa lucida e dalla ciarla blesa e viperina, pretendeva di mescolare il confine ideologico e programmatico del Movimento con quello del Pd. Voleva l’alleanza e non il contratto; voleva un fronte di centrosinistra che si opponesse a uno di centrodestra; voleva attirare il M5S nella sua orbita, fregargli le energie e contaminarsene, invece che i soli voti.

“Non si governa da nemici”, dice l’ineffabile Zinga, continuando a minacciare il Movimento. Ma, apparentemente lontano da lui, l’intero sistema mediatico che prende ordine dagli stessi che pagano le campagne elettorali degli eletti di centrosinistra e centrodestra, e che appoggia anche a naso tutti quelli che dimostrano di sostenere i suoi stipendi, denuncia quotidianamente le malefatte dei grillini. Dal salotto della Gruber, a tutti i programmi di manipolazione di massa, si parla quotidianamente degli errori di Di Maio, dell’insipienza di Toninelli, ora, anche della casa di Trenta. Della fine imminente del Movimento 5 stelle. E qualcuno si domanda anche come, l’onesto Zinga, possa sopportare tutto questo.

Pare che nei periodi di maggior crisi i partiti della destra salgano nei consensi. Forse che nei periodi di crisi, quando più forte è la richiesta di soluzioni, i partiti della destra aumentano le ricette cazzare? In Italia intanto sono in aumento le minchiate dei suoi leader. Salvini chiude i porti in Umbria, apre per il fine settimana gli ospedali dell’Emilia, e dimostra così di essere un mediocre che parla ad altrettanti mediocri, orfani dello storico di Romolo e Remolo, del milione di posti di lavoro, delle dentiere per gli anziani, delle pensioni minime a mille euro.

Ma il popolo non ne ha abbastanza. Anzi, il popolo adora il partito dei “nente saccio!”, adora chi evita di dare spiegazioni sui suoi rapporti in Russia, sui propri conti all’estero, sul perché non funziona il Mose, su chi ha pagato le proprie case, le proprie vacanze, le proprie cene, sugli assegni alla nipote di Mubarak. “A me non frega un cazzo se hanno preso i soldi, io li voto lo stesso”, dice il popolo.

Eppure, nonostante tutte le cazzate che sparano i giornali, i telegiornali, e i programmi di ogni tipo, Di Maio non vuole lottizzare la Rai. Non vuole essere come gli altri, e pretende che il popolo debba capirlo. Auguri! Nel frattempo, dopo aver salvato l’Italia dall’aumento dell’Iva, e aver tassato le merendine e le bottiglie di plastica, potrebbe anche cominciare a proporre una leggina sul conflitto d’interessi, a rivedere quella sulla emittenze, una seria legge sull’editoria, a consentire solo agli editori puri di informare la gente.

E magari, anche una legge sulle fake news, con una censura adeguata, che faccia chiudere le testate e punisca quelle che deformano le notizie. E potrà dire a Zingaretti che tra alleati queste leggi si votano, altrimenti si è nemici. Eh sì, magari non basterà, magari la gente continuerà a non capire, continuerà a preferire il partito dei disonesti, come se questi fossero il sale della terra. Poiché sono quelli che risolvono ogni problema in dieci minuti di comizio, che fanno ridere con le battutine, che sono simpatici e non ti obbligano a pensare, che non pretendono che partecipi e t’informi.

E allora tu, Di Maio, invece di essere schiavo come gli altri dei sentimenti della gente che fanno da supplenti alla ragione, che costringono tutti, onesti e disonesti, ad azzeccare la cabala del voto, perché non prendi per mano Zingaretti e non gli sussurri una volta per tutte nell’orecchio: “Ehi, che dici, la facciamo fuori ‘sta democrazia obbligatoria?” Perché non gli proponi una riforma costituzionale che instauri una patente di cittadinanza, con dei requisiti minimi di conoscenza, per decidere chi e come, debba tassare e spendere i soldi della collettività?

Giuseppe Di Maio

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