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Pasta con le sarde o garum? Sardine e lotta di classe

Vicenza – La sardina Mattia Santori ha la stessa età di Di Maio, il suo coetaneo alla guida del M5s, e ha l’aspetto di un giovane impegnato, perfettamente inserito col suo lavoro d’educatore/istruttore per bambini. Il suo curriculum dice anche che è laureato in economia, con una tesi sul Tav, e tutto fa pensare che il suo attuale lavoro sia di passaggio per altri progetti. Egli rappresenta quella parte della popolazione italiana che ha tutti i numeri per essere classe media: un lavoro, un’istruzione elevata, la giovinezza e le sue garanzie, oltre a quelle che gli offre tipicamente un’agiata città del nord come Bologna.

Le piazze di Salvini sono piene di striscioni che inneggiano al capitano, di cittadini in età adulta che sfilano davanti a lui per i selfies, e che portano a casa, come speravano, la risoluzione ai loro problemi in mezz’ora di comizio. Così, come da sondaggi, pare che l’elettore medio di Salvini sia per la maggior parte arrivato alla scuola dell’obbligo (qualche fan con in tasca un diploma professionale si può considerare un pericoloso intellettuale).

I leghisti rappresentano trasversalmente tutta la società: il popolo delle periferie che cerca di far valere i propri diritti affievoliti sui concorrenti stranieri, il popolo grasso delle piccole città del nord che teme di dover contribuire al Welfare state, imprenditori che vogliono tasse e regole a cui si possa sfuggire. Insomma ciò che si dice mondo reazionario.

Le foto delle piazze del Pd durante la campagna elettorale del 2018 erano di uno squallore unico, non erano restati che una manciata di elettori tanto coraggiosi da farsi vedere in pubblico con quei figuri. La sconfitta era chiara e non c’era bisogno di sondaggi. Come non ce n’era bisogno per Di Maio, che cambiava aerale ogni sera, ma lo scenario davanti a lui era sempre lo stesso: cittadini a perdita d’occhio che si bevevano le parole di un trentenne.

E’ vero che le piazze non hanno più la stessa importanza degli anni ’50, ma in Italia sono ancora capaci d’indicare il gradimento politico. E Mattia Santori, secondo quel che lui stesso racconta, s’è rotto le scatole di vedere i suoi concittadini ammaliati da un milanese contaballe. Certo, ma per ora sono chiari solo i numeri e i prossimi appuntamenti, di politica non se ne parla, se non nel suo significato generico di amore per la propria città.

Pare invece più probabile che Mattia e i suoi amici si siano rotti le scatole di vedere tanto attivi dei cittadini di seconda mano, poveri, ignoranti, odiatori e baciacroci, mentre gli agiati, i colti, i garantiti e quelli del volontariato stavano a casa. Pare più probabile che sia sopraggiunta la necessità di contare l’elettorato conservatore prima in piazza che nelle urne.

La consistenza politica delle sardine è così tenue che al massimo si possono considerare una celebrazione del civismo e della democrazia. Assomigliano invece ai movimenti che li hanno preceduti, ai girotondi e al popolo viola, cioè a strutture senza fondamento ideologico se non l’avversione per Berlusconi. Il parallelo che alcuni ne fanno con i forconi, i no-global o i gilet gialli è del tutto fuori luogo: questi ultimi sono o sono stati veri movimenti con precise richieste alla società e alla politica.

E allora al Pd non pare vero che ci siano strutture senza idee, quasi un clone del proprio partito, che riescano però a riempire le piazze. Non pare vero che qualcuno al suo posto gli faccia la campagna elettorale, che faccia la guerra di classe senza dichiararla, che al suo posto argini la valanga leghista. Ed è riuscito ad imporre anche allo scoppiato Di Maio che il problema maggiore è la vittoria di Salvini, la totale resa politica alle destre. Ma chi se ne fotte! Se questo è quello che temeva non avrebbe votato insieme alla Lega leggi come il Tav, o minacciato di votarci insieme quella sulla prescrizione.

Ciò che sembra è un’azione a tenaglia: un popolo che contesta la Lega e i suoi accoliti in piazza e una forza politica che ci fa i patti insieme in parlamento. Peccato che Di Maio ci sia cascato, peccato ci stia cascando anche il popolo grillino. A noi non frega niente di chi vince, a noi frega solo ciò che fa in favore o in danno della gente.

Giuseppe Di Maio

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