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Il complesso edilizio di Borgo Berga, a Vicenza, visto dall'alto
Il complesso edilizio di Borgo Berga, a Vicenza, visto dall'alto

Il penale non assolve. Il caso Borgo Berga

Vicenza – Il penale non assolve. I romani, per affrontare la realtà, crearono un ordine e lo chiamarono ius. Il nostro termine diritto non rende quella realtà, se non in parte. Era ius la disciplina della proprietà privata ma anche la sua perimetrazione sul terreno, la sua difesa in guerra e la sua essenza sacra. Per questo il console romano era giurista, geometra, guerriero e sacerdote e queste attitudini erano intimamente connesse. Il disordine e l’incuria attuali dell’abitato (l’urbe) è il riflesso della crisi sociale e dell’incapacità del diritto a regolare la città intesa come tessuto di relazioni sociali.

Il diritto ha perso, rispetto allo ius, il suo legame con la totalità del sistema e si è sempre più frazionato in: civile, penale, amministrativo. Ogni branca un mondo a sé, con un proprio codice cui si sono affiancati i codici dei rispettivi processi con propri giudici. Il risultato di questo sommarsi di tre diritti, tre processi, tre giudici, è facilmente intuibile e produce una crisi, un giudizio contradditorio. Capita infatti che un medesimo fatto sia valutato lecito dal giudice amministrativo e illecito dal magistrato penale e interpretato in senso diverso dal giudice civile.

Occorre tornare a una visione unitaria e globale, quella dei romani, che modernamente viene espressa in termini aziendali inglesi vision. Il tutto per dire che l’archiviazione, la caduta cioè, delle accuse nel caso Borgo Berga riguarda un aspetto della vicenda. Al giudice penale infatti importa solo se sono stati commessi reati. E nel caso se un processo “possa essere affrontato con successo”. E’ riservata invece ad altro giudice, la valutazione della legittimità dell’azione amministrativa.

Purtroppo, per inveterata consuetudine, nel nostro paese si investe troppo sul penale, fino ad abusarne, sia come legislazione che come indagine, tendendo impropriamente ad assorbire ogni profilo, mentre vanno ribaditi, tanto più in urbanistica, ulteriori e più complessi aspetti. Ed è nuociuto, sempre per l’eccessiva pervasità del penale, per di più dalle armi spuntate (cosa si intende infatti per lottizzazione abusiva) che siano stati sottoposti ad inutile (almeno per i risultati) indagine i tecnici comunali. Il doversi difendere dalla accuse, nel mentre li ha distolti dall’approfondire la pratica urbanistica, dall’altra, con l’archiviazione, si è indebitamente promosso il loro operato.

Altro che penale quindi, che, con tutti i suoi limiti sia connaturali che operativi, in taluni casi può costituire perfino un comodo alibi (ritardate, incomplete, prolungate indagini). Dal contesto in cui sorge il complesso: alla confluenza dei due fiumi, a ridosso della collina e della celeberrima villa Rotonda, dalla deviazione-restringimento di un importante asse viario, dallo skyline al piano di imposta dei fabbricati.

Valutazioni tecnico-amministrative da completare-rifare, ponendole però nelle mani di uno staff esterno rispetto al personale già sottoposto alle accuse penali e perciò incompatibile per una serena e distaccata analisi. Ecco quanto ci permettiamo di suggerire al sindaco. Certo si tratterà almeno di rimediarvi, ma sarebbe già questa un’ottima ragione per provvedervi; la città amareggiata da troppi colpi di scena, tutti dall’esito sconcertante, lo richiede prima che sia archiviata anche questa poco esaltante pagina di storia cittadina.

Giovanni Bertacche – (info@bertacche.com)

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