Breaking News

“Il Partito dei Veneti parli chiaro”

Vicenza – Ho avuto notizia che individualità e formazioni territoriali si sono recentemente aggregate a costituire il nuovo “Partito dei Veneti” e che nel loro “Manifesto politico” si dichiarano per l’autogoverno, l’autodeterminazione, la sovranità territoriale , il federalismo, la giustizia sociale ed economica. Musica per le mie orecchie, perché ancor prima di “essere” veneto mi sento libertario e dunque ritengo che quelli citati siano valori universali da promuovere ed affermare sempre ed ovunque.

Ecco quindi che mi sforzo di mettere da parte la mia antica antipatia per il professionismo politico e l’avversione per il sistema partitocratico ed apro alla speranza che questo partito possa essere “nuovo” in senso rivoluzionario, cioè trovi motivo di esistere come autentico “partito di scopo”, strumento della volontà popolare veneta e non come goloso commensale al banchetto romano. Vado dunque a leggere “lo scopo” dichiarato: “Il Partito dei Veneti è un partito territoriale che intende rappresentare e difendere le istanze dei Veneti” .

Mi scuso per non rilevare alcun apparente cambio di paradigma, nessuna rivoluzione di sistema, ma mi sembra che il tutto rientri blandamente nello schema classico del postulato per cui si vuole una “altezza” (leggi classe politica) senza avere la base: alla fin fine, sembra ancora trattarsi di voti, elettori sudditi che delegano e non invece veneti in grado di decidere, non invece veneti responsabili totalmente coinvolti e liberi.

Mi sembra chiaro fin da subito che non sia una dichiarazione di guerra, non si tratti di un movimento rivoluzionario che vuole affermare ad ogni costo il potere politico di un intero popolo, l’indipendenza legittima e la sovranità naturale a costo di mettere a repentaglio l’equilibrio del sistema nazionale repubblicano, burocratico, partitocratico, militare e oggi anche finanziario speculativo. Nessuno punta direttamente al cuore dichiarando perentoriamente: “In Veneto decidono i veneti!”.

A cui seguirebbe necessariamente un processo culturale e politico per ottenere un consenso territoriale non puramente elettorale ed effimero, ma consolidato, stabile e duraturo perché fondato sulla voglia di decidere della propria vita, del proprio futuro e a produrre quelle citate “istanze dei Veneti” che non arriveranno per miracolo divino, ma saranno frutto di proposte, elaborazioni, confronti, decisioni, deliberazioni proprio ed esclusivamente dei Veneti. Fare quindi del Veneto una fucina di democrazia diretta dove si acquisiscano pratiche per una reale autodeterminazione sussidiaria con il potenziamento di tutti gli strumenti partecipativi, le occasioni, le possibilità, offerte dal diritto locale, nazionale ed internazionale.

Dare corpo alla sussidiarietà e alla democrazia diretta cominciando col metter mano agli Statuti comunali e alle leggi regionali per trasformare il Veneto in un esempio di partecipazione democratica, in modo che possa nascere e sviluppare una propria singolare autoctona volontà alla autodeterminazione, mediante una quotidiana pratica di elaborazione progettuale (per inciso: oggi le possibilità telematiche consentono una rete decisionale a struttura federale e in tempo reale!) da contrapporre alla pazza marea delle decisioni continuamente calate dall’alto, da caste e castine varie, comunque sempre da altri e da lontano, ma sempre sulla pelle dei Veneti.

Dica chiaro questo nuovo Partito dei Veneti come intende appropriarsi del diritto politico alla autodeterminazione senza passare dalla volontà determinata e salda di una base popolare consapevole e attiva grazie alla possibilità di gestione diretta del potere politico democratico. Oppure sparisca come ogni altro partito.

Gian Zanolli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *