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Giù le mani dalla famiglia, e dalla sua prole

Vicenza – Spesso, senza sapere molto dei termini della questione, nelle schermaglie da osteria social o della realtà, l’interlocutore a corto di argomenti ti spara: “E allora, Bibbiano?” Come se tu, che tenti di dire qualcosa di buono sull’ultimo governo, fossi per questo responsabile di tutti i mali del mondo. Ecco, stasera invece, ai Chiostri di Santa Corona, un manipolo di attivisti irredenti, si sono cimentati con l’affare Bibbiano, chiamando dall’altra parte del tavolo un giornalista, un avvocato, un assistente sociale, uno psicologo, e un assessore latitante all’ultimo momento.

Certo, sono venuti fuori parecchi aspetti sconcertanti (com’era prevedibile), certe abitudini insopportabili del sistema, della legge, della prassi, della sensibilità generale. Ma, salvo una prefazione di Maurizio Tortorella, già vicedirettore di Panorama, che ha messo in luce la feroce contraddizione del sistema degli affidi, e del meccanismo di abuso che arriva a spendere denaro della collettività fino a 10 volte tanto, invece di concedere un congruo aiuto economico alle famiglie in difficoltà, nessuno di loro ha toccato nemmeno lontanamente il nucleo ideologico che è alla base del problema.

Perduti nel tecnicismo di esperienze quotidiane, spesso ottuse, nessuno ha denunciato la cultura degli automatismi legali che sostituiscono e invalidano i predicati degli art. della Costituzione da 29 a 32. Nessuno ha smascherato il cammino di un’intera società che sta distruggendo il vincolo fondato sulla famiglia, sulla sua gratuità, distruggendo il padre, suo rappresentante tradizionale, e con lui anche l’autorità dell’altro genitore, fino alla polverizzazione del nucleo degli affetti soggiogati dalla mercificazione.

Ciò che risalta da tutto questo è che i figli non sono più figli dell’amore, della libertà e dello spirito, ma della necessità e del denaro. Ciò che succede con l’attuale sistema degli affidi non è niente di più di ciò che già succede nella tragedia parallela delle separazioni giudiziali. Il sistema delle false accuse del coniuge dominante (9/10 la moglie), produce uno scempio di affetti, di programmi, e di risorse inimmaginabili. La povertà, il suicidio fisico o solo economico, la PAS, (qualche volta persino la reazione violenta), sono il risultato della legge profondamente ingiusta del diritto di famiglia calato senza alcuna temperanza nel legame naturale. Chi paga è la povertà, l’individuo sventurato di fronte ai potenti del mondo.

La famiglia è irrimediabilmente un progetto privato, e non ci sono dubbi, poiché segue la biologia di un processo naturale. La ricaduta collettiva del progetto famiglia è credibile solo con un importante sostegno economico dello Stato. Le innumerevoli riserve di aneddoti che hanno formato lo spirito piccolo borghese, procedono da immancabili e iniziali difficoltà vissute con dignità e forza d’animo fino alla vittoria sociale. Oggi queste difficoltà sarebbero fuori legge, talvolta soggette a un tribunale di inquisizione popolare che spesso dà inizio alla procedura di sottrazioni di minore alla propria famiglia. Oggi, non possiamo crederci nemmeno proletari, cioè ricchi solo di prole, senza il pericolo di diventare da un momento all’altro poveri del tutto.

Attraverso la corruzione di operatori squalificati e ciechi, e non ultimo attraverso il sistema giudiziario indolente e maligno, estremo guardiano della lotta di classe, i dominanti portano il loro attacco alla gratuità del vincolo, al padre (considerato figura archeologica, bestia violenta e stuprante), passato il quale la famiglia si polverizza e non si ricostituisce più, se non in parodie di mansueti soggetti consumatori, che non turberanno mai il potere. Il desiderio d’emancipazione femminile – più che altro bieco egoismo – il più grande alleato dei dominanti, è usato come guastatore della famiglia, della sua gratuità, della sua opposizione morale alla mercificazione del Capitale.

famiglia

Chi crede ancora che la ressa di leggi sia a tutela della felicità dell’individuo ha sbagliato di grosso. Lo Stato deve stare lontano dal vincolo, poiché lo Stato è espressione di interessi estranei e dominanti. Il diritto di famiglia dev’essere rifondato su basi privatistiche e sulla responsabilità delle parti, in cui Stato e collettività possono fare da guardiani discreti e soccorritori gratuiti, ma a distanza. Poiché il sintomo più concreto della rivolta contro le loro leggi è la realtà dello stato dei matrimoni. Dal 1970 ad oggi i 100 matrimoni di allora sono ridotti a 50, e 15 di questi sono misti o tra stranieri. Se questa non è la fine della nostra civiltà…

Giuseppe Di Maio

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