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Fibra ultra veloce, cosa è cambiato negli ultimi anni 

Dopo il ritardo rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, a giugno 2019 le linee in fibra ottica in Italia hanno superato per la prima volta quelle in Adsl solo rame. Ad affermarlo è l’Osservatorio sulle Comunicazioni nazionali per conto di AGCOM.

I dati del report attestano che la crescita della banda larga mobile prosegue a ritmi sostenuti: nel primo trimestre dell’anno circa il 70% delle linee “human” ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario di dati stimabile in 5,8 GB/mese in crescita del 59% rispetto a giugno 2018.

Si tratta di numeri confortanti che permettono al Bel Paese di recuperare il divario con gli altri Stati membri dell’Ue e che rispondono alla Strategia italiana per la banda ultralarga approvata dal Consiglio dei ministri nel 2015, la quale ha come obiettivi quelli di raggiungere entro il 2020 almeno il 50% della popolazione con servizi a velocità di trasmissione dati a più di 100 Mbps, di disporre di una copertura per le reti ultraveloci a oltre 100 Mbps fino all’85% della popolazione e di portare il 100% della popolazione ad almeno 30 Mbps.

Se ad oggi gli obiettivi del Piano sono ancora lontani dall’essere raggiunti, rispetto al passato il quadro è completamente mutato. Basti pensare che quando è stato varato il decreto per la diffusione della banda ultralarga, l’Italia si collocava sotto la media europea di oltre 40 punti percentuali nell’accesso a più di 30 Mbps e con un ritardo stimabile in circa 3 anni. Secondo Infratel, nel luglio 2014 solo il 21% della popolazione navigava a più di 30 Mbps, in netta controtendenza alla media europea che aveva già raggiunto il 64% della popolazione.

Sulla base degli ultimi dati dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tuttavia, passi in avanti sono stati compiuti: dal giugno 2015 al giugno 2019 gli accessi alla rete fissa in rame sono scesi a meno del 52%, pari a una flessione di oltre 8,4 milioni di linee. Nello stesso periodo sono cresciuti gli accessi tramite altre tecnologie qualitativamente migliori, in particolare quelle in tecnologia FTTC (+6,52 milioni di unità), FTTH (+720 mila) e FWA (+ 690 mila). Il peso delle linee broadband in tecnologia xDSL risulta inferiore al 45%. Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni della rete in termini di velocità di connessione: le linee con velocità inferiore ai 10 Mbit/s, infatti, rappresentano a giugno 2019 circa il 22% delle linee broadband e ultrabroadband, rispetto ad oltre il 70% del giugno 2015. Nell’arco di questi quattro anni, viceversa, il peso delle linee con velocità pari o maggiore di 30 Mbit/s è passato dal 5,6 al 50,3% delle linee broadband e ultrabroadband.

A cosa si deve il cambiamento? All’opera di estensione della banda ultralarga e di potenziamento della velocità su tutto il territorio nazionale a i cui principali operatori nazionali hanno aderito. Pensiamo soltanto a Fastweb e alla sua fibra ultra veloce. L’azienda di telecomunicazioni ha infatti sviluppato una rete in fibra ottica lunga più di 56mila chilometri e capace di raggiungere con tecnologia Fiber-to-the-Home o Fiber-to-the-Cabinet circa 22 milioni di abitazioni e imprese, di cui 8 con rete proprietaria FTTH. In particolare, nelle aree coperte da Fibra Fastweb FTTH, con Ultrafibra in tecnologia GPON è possibile connettersi a Internet fino a 1 Gigabit/s in download. Senza dimenticare che Fastweb è il primo operatore broadband italiano che comunica l’esatta velocità di connessione per l’indirizzo in cui è stata richiesta. Un gran passo in avanti!

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