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San Giacomo nelle vesti di Matamoros, nella battaglia di Clavijo - Dipinto di José Casado del Alisal (1885)
San Giacomo nelle vesti di Matamoros, nella battaglia di Clavijo - Dipinto di José Casado del Alisal (1885)

Da Matamoros a li mejo mort… loro

Vicenza – C’è stato un momento in cui il M5S era egemone. Nonostante la stampa ci informasse dell’affaire della sindaca Capuozzo e della camorra a Quarto di Napoli, delle candidature di Genova annullate all’ultimo momento, dei brogli formali alle amministrative regionali in Sicilia, e degli onnipresenti casini della Raggi, nonostante tutto l’altalena dei consensi al Movimento era sempre in risalita. La colpa, anzi il merito, era dell’inoccultabile disonestà dei partiti, dei loro instancabili attentati al bene comune. E c’era poi una temperie che premiava i grillini, giacché essi incarnavano la solitudine del cittadino accerchiato dal potere.

Poi, i grillini sono stati costretti a imbarcare altri nel governo. La necessità di fare le cose aveva bisogno di maggioranze, e quale poteva essere l’interesse degli alleati di fare qualcosa di buono per la gente? Zero. Se ne avessero avuto, l’avrebbero fatto prima. Adesso sono solo animati dalla cupidigia elettorale e, chiunque sia il parente di governo, mostra in fin dei conti la profonda irresponsabilità per le cose che il M5S lo costringe a fare. Il partito delle mazzette e quello degli stipendi si sono alternati come partner del Movimento per far dimenticare alla gente il loro passato, hanno obbligato i pentastellati ad essere all’opposizione di se stessi, li hanno costretti a non essere più “contro”, ma collusi con le loro malefatte.

Salvini, ad esempio, sia al governo che all’opposizione ha un unico registro, lo sbruffone. La maschera bolognese di Capitan Matamoros gli calza a pennello fin nei colori delle felpe. Accisore di moretti e caricatura dei matamoros spagnoli, il crociato millanta cose fatte o da fare, che si dovrebbero fare e che non sono state fatte, senza capire un acca di quel che dice. E come racconta oggi Di Maio nell’intervista al Corriere della Sera: quelli della Lega hanno rotto con “la flat tax: poi hanno capito di aver sbagliato i conti e se la sono data a gambe levate”. Capitan Matamoros era irresponsabile ieri al governo, quanto scriteriato oggi all’opposizione.

Poi è arrivato l’ineffabile Zinga, Zizì, che invece di parlare di “salario minimo, legge sul conflitto di interessi e riforma della sanità”, sempre dalla stessa intervista, piange l’animaccia sua e del governo di cui fa parte. Mentre Bonafede dà l’anima per la sua riforma, quella sulla prescrizione, l’anima, rischia di renderla prima della sua entrata in vigore. Ecco perché compare inaspettatamente lo jus soli, per non dichiarare la sudditanza ideologica e programmatica del Pd al Movimento.

E parodiando la scenetta a teatro de “Il marchese del Grillo”, potremmo dire: ‘a Zizì, ma se vi tolgono due barconi da salvare in mezzo al mare, un gay menato da fresconi, e quattro donne che strepitano contro la violenza, voi siete belli che finiti. Ve la prendete col M5S che vi frega la politica, la verità è che non c’avete niente da dì. Ecco, questa è la verità!

In tutto l’inutile baccano mediatico, ciò che viene opportunamente nascosto è il gran lavoro del governo, la mediazione di Conte tra la necessità del Movimento di fare le cose e quella dei suoi alleati di apparire all’elettorato. Purtroppo l’incapacità di scorrettezze e la mancanza di organi d’informazione di massa costringono ancora di più all’angolo il M5S, e con tutto il bene dell’anima, si sbiadiscono i suoi già tenui colori che la zuffa quotidiana destra/sinistra tra Zizì e Matamoros avevano oscurato.

E poi, siccome i guai non vengono mai soli, da quest’altra parte ci sono le anime dei trotskisti dell’ultim’ora, scontenti dello stalinismo di Di Maio, che per amore della libertà si salvano integralmente lo stipendio, sempre all’anima de li mejo mortacci loro, e di chi ce l’ha mannati.

Giuseppe Di Maio

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