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‘A stata la Raggi!

Vicenza – La chiamano l’epoca del neoliberismo, o anche della finanziarizzazione del Capitale, quella che stiamo attraversando. Un’epoca cominciata agli inizi degli anni ’70 e che ebbe nella caduta del muro di Berlino il suo punto di non ritorno. Ma c’è sempre qualche fesso più colpevole di altri, qualcuno che, con tante voci impacciate, si fece coraggio tra i residui pudori e sparlò della vittoria del mondo Occidentale. Fukuyama fu uno di questi, e profetizzò la fine della lotta di classe, dei blocchi internazionali, e dunque della storia dell’uomo.

E’ già molto tempo, ormai, che la lotta politica non riproduce più i motivi della guerra di classe. E’ molto tempo – anche prima di Fukuyama – che tutti i rappresentanti democratici sono allevati nel vangelo dei vincitori, cioè nella convinzione che il mondo sociale abbia ormai pochi segreti, che la politica sia impotente a cambiarne la natura, o che addirittura non abbia questa missione. Ognuno di loro crede che questo sia il migliore dei mondi possibili e che sia inemendabile.

Dagli anni ’70 in poi la metamorfosi nelle sinistre, e persino nelle destre occidentali, non è un fatto casuale. In Italia una galassia di politici ancipiti e bipartisan, della razza dei Rutelli o dei Renzi, per intenderci, ha popolato i banchi del parlamento. Essi sono il risultato della vittoria di un’ideologia che domina l’Occidente dalla fine degli anni ’60. Un’ideologia che trasforma il Capitale da forza attiva di progresso a supplente della democrazia. Per mezzo di questa nuova genia di politici, in genere portavoce scadenti e servi, il capitalismo scioglie i suoi vincoli con le Costituzioni, con la volontà popolare, con la legge. Si pone in una dimensione transnazionale, spremendo quel che resta delle ultime patrie, da cui ricava il plus-valore in un quadro di generale corruzione del diritto.

Ecco, il Capitale preferisce una regola fragile e domestica in cui domina con la corruzione, col potere di produrla a proprio vantaggio, distruggendo il valore della cittadinanza. Per questo progetto serve una classe politica scadente e sottomessa (una colta e preparata non si assoggetterebbe), la sostiene col potere mediatico, e col trucco di ogni passaggio democratico. Assieme alla disuguaglianza sociale produce un’ideologia di scarto, fondata sul rifiuto della regola, sulla sfiducia nella democrazia, sulla maggior stima dei progetti privati a paragone di quelli pubblici.

Con questa ideologia decade l’idea di popolo, che la nuova classe di portavoce ha definitivamente smascherato come soggetto incapace di decifrare la contraddizione sociale, e la qualità delle sue politiche. Da qui nascono i Berlusconi, i Renzi, i Salvini, le Meloni, e chiunque senza obblighi di coerenza parli a un popolo squalificato, capace solo di pensare per intervalla insaniae al proprio tornaconto. L’elettorato è “un’oscura folla di fatalisti attivi”, ciechi imbecilli che non sanno e non vogliono sapere niente della democrazia, a cui da bocche nuove viene raccontata sempre la stessa favola, e che abbocca sempre, senza rimedio.

Ma la corruzione, che uccide la scuola pubblica, la sanità, che azzera i meriti, che esclude dal lavoro, che dilata i tempi della giustizia, che compromette la qualità delle sentenze, che blocca l’ascensore sociale, sta anche distruggendo l’ambiente, sta facendo cadere i ponti, sta producendo opere inutili, e compromettendo il patrimonio nazionale. E guarda caso, il sistema politico mediatico accusa il solo soggetto che si oppone allo strapotere dell’interesse privato, lo accusa di incompetenza, di inadeguatezza, di incapacità administrandi.

Giuseppe Di Maio

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