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Troppe contraddizioni nella politica italiana

Vicenza – Stavolta si sono persino uniti a manifestare: “I 5 stelle sono incompetenti e la sindaca Raggi è la campionessa dell’incapacità amministrativa. Dunque, si deve dimettere”. Chi sta manifestando sono un politico mediocre e un parolaia di borgata, proprio coloro che hanno dato prova di essere totalmente latitanti con i loro incarichi istituzionali. Ma queste loro mancanze hanno poco valore, giacché loro sono gli informatori di un popolo squalificato, un popolaccio che tutti si adoperano a tenere nella più cruda ignoranza.

Sicché a noi non frega niente. Noi non stiamo certo a dimostrare che non è così: che non è vero, che i 5 stelle sono al contrario gli amministratori più capaci e accorti che l’Italia abbia avuto finora. Noi, invece, stiamo al gioco. E noi crediamo, che la capacità di amministrare sia solo una condizione accessoria, e che la qualità maggiore di un amministratore sia l’onestà. Poiché, se la democrazia è già compiuta, come affermano tutti coloro che abusano di essa, allora qualunque cittadino è in grado di mettere mano alla gestione della cosa pubblica. E non è tanto interessante il tempo con cui viene realizzato il mandato, ma importante è il rispetto delle attese popolari.

A questo punto una folla di titolati a stipendio del potere si dice pronta a sottoscrivere che la conoscenza di internet è scadente, preda delle fake news, pericolosa e totalmente svincolata da un sapere organico. E noi siamo totalmente d’accordo. Noi crediamo che il contributo di internet all’umanità per la divulgazione della cultura e della democrazia, sia il maggiore da Gutenberg in poi. Però crediamo, che una notizia svincolata dalla conoscenza dell’intera materia, dalla comprensione interdisciplinare, dal sapere libresco come da prima della stampa, dal corso organico di studi e da una generazione di insegnanti che conduce per mano quella successiva, sia una ricchezza che può facilmente trasformarsi in cognizione pericolosa.

Ciononostante, la missione dell’orizzontalità del sapere di internet, viene attaccata da più parti. La prima, è quella che spunta nello stesso momento in cui il cittadino utente tenta d’informarsi, quando cioè viene costretto dal capitale commerciale a cedere una serie d’informazioni, soprattutto in qualità di consumatore, e poi anche come soggetto di democrazia. Il secondo attacco è proprio contro la gratuità e la democraticità del processo d’apprendimento. Poiché ciò che con internet viene compromesso è il motore della disuguaglianza nascosto nello studio e nella conoscenza.

La scuola, oltre ad essere il luogo per eccellenza della trasmissione della cultura, è il luogo dove viene custodita e consegnata la concezione di una società divisa in classi, dove si accede per privilegio di ceto, e dove si lavora per conseguire uno stato sociale elevato. Ecco perché, nell’eterna lotta, la scuola ha assunto oggi un carica antidemocratica, poiché è in fin dei conti un luogo dove si alimenta la disuguaglianza e dove si teme, assieme a tutta la classe dirigente, il proprio scavalcamento da uno spazio gratuito e rivoluzionario qual è internet.

Anche se noi, ai politici mediocri, alle parolaie di borgata, ma soprattutto ai titolati a stipendio, agli inclusi e ai responsabili di ogni guasto precedente della democrazia e della civiltà (che oggi hanno intrapreso questo sport ad excludendum contro i 5 stelle e contro ogni cittadino che pretende di parlare liberamente di democrazia), vorremmo tanto minacciare la verifica di ogni competenza millantata, tutte quelle che si onorano di avere e che sono il fondamento di ogni loro beneficio.

Giuseppe Di Maio

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