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Pfas, la protesta dei cittadini invade Venezia

Venezia – Comitati di cittadini e movimenti ambientalisti del Veneto hanno invaso, ieri, Venezia per chiedere che le istituzioni facciano finalmente il loro dovere sul fronte dell’inquinamento da Pfas, senza rimpalli di responsabilità, e ulteriori perdite di tempo. Comitati e associazioni hanno chiesto all’unisono la bonifica e il ripristino ambientale del sito inquinato dalla Miteni, denunciando una situazione che vede il terreno impregnato di inquinanti che continuamente  finiscono nella falda.

“La messa in sicurezza del sito – scrive in proposito il comitato Mamme No Pfas -, che fino ad oggi si è stata limitata ad una barriera idraulica di emungimento, non funziona: è come un  filtro da caffettiera che cerca di ripulire una piscina olimpionica. La messa in sicurezza doveva bloccare la diffusione continua degli inquinanti, a cui doveva seguire entro 15 mesi la bonifica e il ripristino ambientale definitivi. Ad oggi si è tentato solo il contenimento della diffusione di queste sostanze, ma non la loro rimozione”.

“La nostra falda – continua il gruppo No Pfas – non potrà mai rigenerarsi impiegando solo una barriera idraulica, ma sarà assolutamente necessaria una bonifica radicale, demolendo quindi la struttura posta sopra il sito e asportando tutto il terreno contaminato sottostante e nei dintorni. Che si eviti dunque di continuare ad utilizzare senza alcuna distinzione le parole bonifica e messa in sicurezza d’emergenza: sono interventi con scopi e risultati diversi. A noi serve un ripristino totale dell’ambiente contaminato, non una discarica invisibile”.

Secondo mamme No Pfas “la Regione si nasconde dietro un dito e accampa scuse ingiustificabili dal 2017 e per questo i cittadini oggi alzano la voce e chiedono ciò che dovrebbe essere ovvio, ovvero che le Istituzioni agiscano a tutela della salute e del territorio”. Il comitato di cittadini ricorda che presto ci sarà anche il processo penale per disastro innominato e avvelenamento delle acque, nel quale si costituiranno parte civile anche molti privati cittadini.  “Ci aspettiamo – sottolineano gli attivisti – che dal processo emergano anche eventuali corresponsabilità di coloro che già da tempo sapevano e che, pur avendo il dovere di proteggere le persone ed il territorio, non hanno agito in tempi rapidi”.

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