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Pfas, il Pd: “La Regione continua a latitare”

Venezia – Risposte certe sui tempi per la bonifica, sul contenimento della contaminazione e sui rischi alimentari. E’ quanto si chiede, a proposito dell’inquinamento da Pfas, in una nuova dettagliata interrogazione presentata in Regione dalla consigliera del Partito Democratico Anna Maria Bigon e sottoscritta dal collega Andrea Zanoni e da Cristina Guarda, della lista CpV.

“Siamo di fronte – scrive la consigliera regionale – ad un caso mai visto in Italia per estensione territoriale, che riguarda le province di Vicenza, Padova, Verona, Venezia e Rovigo e un gran numero di persone sono coinvolte. Persone che meriterebbero ben altra considerazione. Ad esempio le operazioni di bonifica e contenimento del sito della Miteni di Trissino, recentemente fallita, sono ancora ferme. Su questo terreno sono già state realizzate due caratterizzazioni, ci sono accordi sottoscritti e indicazioni precise fornite dai carabinieri del Noe, eppure manca un piano di bonifica. Se non si interviene, c’è il pericolo che venga compromessa la falda sottostante, con gravi rischi sanitari. L’esposizione ai Pfas, come si sa, può favorire l’insorgere di varie patologie, tra le quali l’osteoporosi”.

Oltre ai tempi di bonifica, nell’interrogazione si chiede chiarezza anche sulla contaminazione degli alimenti. “La Regione – ricorda Bigon – ha incaricato l’Istituto superiore di sanità di svolgere un’analisi delle concentrazioni di Pfas sulla catena alimentare, da cui sono emerse delle criticità. Perciò è stata emanata un’ordinanza per lo stato di emergenza con il divieto di consumo di pesce proveniente dalla zona rossa, prorogata lo scorso luglio. Nel frattempo però l’Efsa, l’Ente europeo per la sicurezza alimentare, ha fornito un nuovo parere, abbassando le Tdi (i livelli guida per le esposizioni alimentari) di cui l’ordinanza più recente non tiene conto, visto che è identica alla precedente. Il comitato Mamme no Pfas ha inoltre denunciato come i risultati sulla catena alimentare non indichino la georeferenziazione dei valori riscontrati; perciò i cittadini non conoscono il grado di contaminazione degli alimenti provenienti dalle diverse aree colpite dall’inquinamento”.

“Sono passati oltre sei anni da quando è scoppiato il caso – conclude la consigliera dem – e di passi in avanti ne sono stati fatti troppo pochi. La salute dei cittadini deve essere la priorità assoluta per le istituzioni, la Regione non perda altro tempo e faccia chiarezza”.

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