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“La discutibile proposta del voto ai 16enni…”

Vicenza – Una delle ultime proposte fatte da discutibili rappresentanti politici, è concedere il voto ai 16enni. A nostro avviso si tratta di politica-politicante, ovvero indecente e impresentabile. Concedere il voto ai 16enni significa acquisire la maggiore età (Articolo 48 della Costituzione italiana: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. …»), e la maggiore età va letta in combinato disposto con l’art. 58 della stessa Costituzione, che limita ulteriormente l’elettorato attivo per il Senato; cosicché, mentre per eleggere i deputati è sufficiente – come in qualsiasi altra consultazione (elezioni amministrative, regionali, europee, referendum) – il compimento dei 18 anni, per eleggere i senatori è necessario il raggiungimento dei 25 anni.

Insomma, sembra che prima sia necessario modificare la Costituzione e… hai voglia!Poi con i diritti e doveri, civili e penali, di un maggiorenne significa che se si commette un reato, si finisce in carcere. I genitori dei 16enni sono consci all’evenienza? Scriveva Gustave Le Bon: «I trascinatori di folle, il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Sono poco chiaroveggenti, e non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione». Chi dunque propone queste boutade del voto ai 16enni non è nemmeno un uomo d’azione, ma solo di contraddizione. Infatti, prima ha detto “mai con la Lega”, poi ha fatto il governo con essa. Idem più di recente con il Pd.

Il filosofo e politico inglese Edmund Burke scrisse: «Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi. Interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato. Il Parlamento è l’assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale.»

Invece i politicanti hanno preso atto che oramai il 50% dell’elettorato diserta le urne. Tra chi va a votare è elevata la percentuale dei giovani. Dunque, i politicanti cercano nei giovani una più ampia platea che li legittimi. Analoga cosa per quella parte politica che vede nell’immigrazione incontrollata il bacino di voti per la sua prossima sopravvivenza.

Sotto il profilo della politica interna siamo al disastro: dal 1861 in poi vi sono stati 131 governi in 158 anni di storia dell’Italia, invece dei prevedibili 31. Questo dato è indicativo dell’alto fermento interno della politica partitica italiana che porta a due risultati: la incapacità di dare senso compiuto alle riforme per adeguare il Paese alle nuove esigenze, e ininfluenza in politica estera.

Ciurlare nel manico: operare con incertezza, non mantenere un proposito o una promessa, è diventato il tratto distintivo dei partiti politici e dei loro aderenti. E qui vorremmo suggerire per l’ennesima volta la lettura e l’interpretazione dell’Articolo 49 della Costituzione italiana: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

Venti semplici parole dove le chiavi sono “diritto”, ovvero tutti i cittadini hanno diritto a costituirsi in partiti, non l’obbligo. Mentre le altre due parole chiave sono: “per concorrere”, vale a dire che se i partiti politici contribuiscono a concorrere, chi sono gli altri “concorrenti” e “contributori” (?) che partecipano alla determinazione della politica nazionale se non i cittadini stessi in prima persona, superando quando necessario la delega fatta ai rappresentanti mediante il voto, e secondo il princìpio che sono i cittadini che determino la politica nazionale mentre i partiti sono solo il loro strumento. 

Certo il Paese nella sua complessa storia ha sempre dato prova di saper prendere e portare a termine le grandi iniziative, non senza sofferenza e tanta pazienza. L’Italia, per esempio, appartiene al G7, ma per quanto ancora, considerato che oltre il 25% della sua capacità produttiva è stato annullato grazie a decisioni scellerate, e a gravami burocratici e fiscali di tipo persecutorio?

Sempre Edmund Burke in “Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia” scriveva qualcosa che si attaglia anche al “Belpaese” dei nostri giorni: «Fare una rivoluzione significa sovvertire l’antico ordinamento del proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni per giustificare un così violento procedimento. […] Passando dai principî che hanno creato e cementato questa costituzione all’Assemblea Nazionale, che deve apparire e agire come potere sovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibile potere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo un organismo senza leggi fondamentali, senza massime stabilite, senza norme di procedura rispettate, che niente può vincolare a un sistema qualsiasi. […] Se questa mostruosa costituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamente governata da bande di agitatori, da società cittadine composte da manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei beni della Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tutti che comporranno un’ignobile oligarchia, fondata sulla distruzione della Corona, della Chiesa, della nobiltà e del popolo. Qui finiscono tutti gli ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e di diritti dell’uomo. Nella “palude Serbonia” di questa vile oligarchia tutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre.»

Insomma non è il voto dei 16enni che risolverà la “questione Italia”. Semmai ai 16enni deve essere offerta la possibilità di non delegare ai rappresentanti il loro futuro, ma di amare un diverso e più progredito modello di vivere civile e di democrazia.  Come diceva tra l’altro il senatore Robert Kennedy, (insieme al fratello John F. un creatore di ammalianti magie ed incantesimi da veri stregoni della politica) all’Università di Cape Town, Sud Africa, del 6 giugno 1966: «Ogni volta che un uomo lotta per un ideale o agisce per migliorare il destino degli altri o combatte contro l’ingiustizia, manda avanti una sottile onda di speranza. E queste onde alimentano una corrente che può spazzare via il più solido muro di oppressione e di resistenza.» 

Enzo Trentin

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    ” il voto ai sedicenni “..

    Malgrado la tempistica affianchi idealmente questa proposta al “fenomeno Greta ” e il suo tentativo di sviare dai temi politici sostanziali, deviando l’attenzione allo scontro tra generazioni, potrei anche essere favorevole a patto che il tutto rientri in un progetto di superamento del sistema partitocratico statalista centralizzato, autosufficiente, elitario, anti democratico, funzionale al furto di sovranità in danno delle persone e strumento di poteri avversi ai popoli.
    Le riforme costituzionali necessarie sono ben altre, ma appunto ” si ciurla nel manico ” nel tentativo di procurarsi facile consenso e e relativi voti.

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