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Inadeguatezza di certi indipendentisti veneti

Vicenza – Sabato 19 ottobre, al Gran Teatro Geox di Padova, si terrà la convention del Partito dei Veneti, che avrà per titolo “No se pol far de manco!”. È la logica conseguenza del fatto che ad aprile 2019 i movimenti Siamo Veneto, Indipendenza Veneta, Gruppo Chiavegato, Progetto Veneto Autonomo, Veneto Stato d’Europa, oltre ad una serie di reti civiche locali, si sono riuniti nel Partito dei Veneti che, come spiega Antonio Guadagnini, Consigliere regionale di Siamo Veneto, «ha l’ambizione di essere il partito territoriale, sul modello dei partiti territoriali di Trento e Bolzano; con i quali, non a caso, abbiamo firmato un patto di collaborazione».

L’episodio padovano è chiaramente il lancio della campagna elettorale per le regionali del 2020; ma sull’evento sembra stendersi ‘un tappeto di nuvole gravide di pioggia’. Infatti, Roberto Agirmo scrive che stante la legge elettorale, il diritto di presentare la lista nel 2020 con l’esenzione alla raccolta delle firme spetta ad ‘Indipendenza Noi Veneto con Zaia’, e non al movimento ‘Siamo Veneto’, creato dopo l’abbandono della lista che ha eletto Antonio Guadagnini. Questo almeno secondo degli autorevoli pareri di Legali e costituzionalisti.

E pur ammettendo che vi possono essere delle interpretazioni, sostiene Roberto Agirmo: “E’ ‘Indipendenza Noi Veneto’ il soggetto che ha consentito l’elezione di Guadagnini. Dunque è quest’ultima formazione che presenterà le sue liste per proseguire il percorso intrapreso a suo tempo”. Sembra dunque che spetterà ai giudici sentenziare sul fatto che Antonio Guadagnini, eletto in quota ‘Indipendenza Noi Veneto’, possa o meno rivendicare a suo favore il fatto che un Consigliere regionale non ha vincolo di mandato (Art. 1, Comma 3, Legge Regionale n. 5 del 16 gennaio 2012).

Insomma, par di capire: i giudici delibereranno il fatto che un eletto può non rappresentare i cittadini che l’hanno votato? Naturalmente ad Alessio Morosin (leader di ‘Indipendenza Veneta’), e ad altre persone fa comodo la presenza del discusso Antonio Guadagnini, perché dalla sua carica istituzionale solleva il ‘Partito dei Veneti’ dall’onerosa raccolta di circa 2000 firme per ogni provincia, a supporto delle liste elettorali. Fonti riservate sostengono che Morosin si rende conto della situazione imbarazzante, ma preferisce nicchiare sostenendo che lo fa per il bene della causa indipendentista.

Tuttavia ai nobili ideali di Morosin si contrappongono le argomentazioni del Comitato di Liberazione Nazionale Veneto che, in una nota del 7 gennaio 2018, argomenta: «L’obiettivo, nel caso di IV, come ben esposto nel proprio programma, è quello primario di portare la Regione Veneto, in qualità di ente amministrativo sub-statale italiano ad applicare l’autodeterminazione del popolo veneto; fino alla dichiarazione di indipendenza. «Quindi (e il discorso è valido per il Partito dei Veneti. Ndr), IV è configurabile come una associazione partitica che risponde in tutto e per tutto ai dettami della Costituzione italiana, e può operare esclusivamente in ambito italiano; presentandosi a regolari votazioni per la raccolta del consenso su un definito programma elettorale.

«Com’è possibile – si chiede il Cnlv – che un partito italiano consapevole di dipendere dalla Costituzione italiana, la quale dispone con l’articolo n. 5 che la Repubblica italiana è una e indivisibile, si autodefinisca ‘Indipendenza Veneta’ richiamando ingannevolmente la possibilità di tramutare la Regione Veneto in uno Stato sovrano? Se realmente l’obiettivo fosse quello di dichiarare l’indipendenza della Regione Veneto tentando la secessione (e non la decolonizzazione), come si pensa di contrastare il commissariamento che ne deriverebbe dall’applicazione dell’articolo n. 120 della Costituzione italiana?

Il Cnlv proseguire con ulteriori domande. “Porterebbe a un inutile spreco di energie e sempre comunque ad una conclusione: si sta assistendo ad un fenomeno pressoché identico a quello che da almeno quarant’anni si va manifestando nel panorama della caotica politica italiana generato da un noto partito nordista, che a suon di inconsistenti slogan autonomisti, indipendentisti, maxiregionalisti e chi più ne ha più ne metta, ha abbindolato milioni di persone che sprovvedutamente, causa la scarsa consapevolezza identitaria, ne hanno sostenuto le inverosimili istanze; con il risultato di essere rimasti con un palmo di naso e con la situazione peggiorata”.

“Lo stesso fenomeno si sta ora riproponendo con l’obiettivo di portare, in apparenza, la Regione Veneto all’indipendenza sapendo di mentire sulla fattibilità della cosa. Tutto ciò è chiaramente una montatura propagandistica finalizzata alla raccolta del voto tra gli sprovveduti e i creduloni; infatti la Regione Veneto non potrà mai diventare uno Stato sovrano, al massimo, e con molte difficoltà, potrà tentare la secessione sull’esempio del popolo catalano”.

Fu nell’ottobre 2017 che i partiti politici indipendentisti (quelli rientranti nel Parlamento catalano organo amministrativo sub-statale spagnolo, sostanzialmente il pari del Consiglio Regionale del Veneto nei confronti dello Stato italiano) hanno tentato di portare al voto il popolo in violazione dell’articolo n. 2 della Costituzione spagnola, legittimando il governo centrale ad intervenire militarmente (con l’aiuto dell’EuroGenFor – Forza di Gendarmeria Europea la cui sede è presso la Caserma “Chinotto” di Vicenza) applicando l’articolo di salvaguardia n. 155 della stessa Carta Costituzionale, togliendo anche quell’autonomia che gli era già stata concessa.

«Gli stessi partiti indipendentisti catalani hanno giurato fedeltà sulla costituzione spagnola, pertanto optare per la secessione dallo Stato spagnolo è stata una vera contraddizione: o sei spagnolo e stai alle regole del gioco o sei catalano e ti fai le tue istituzioni partendo da zero in base alla tua identità storica, e la stessa cosa varrebbe anche per i veneti residenti nella regione del Veneto, a tutti gli effetti cittadini italiani (i noti “venetisti”). «Dunque, il fine è esclusivamente quello di ottenere un posto in Consiglio regionale sfruttando l’ampia disinformazione popolare, e la scarsa consapevolezza identitaria, le quali permettono ancora il sistema dei partiti basato sull’ideologia destrutturante della moda del momento (il venetismo in questo caso) e sull’illusione di vane promesse che portano esclusivamente al tornaconto personale di qualcuno.»

Alle sostanziali argomentazioni del Comitato di Liberazione Nazionale Veneto, Giovanni Dalla Valle (responsabile di Venetian Ambassadors, organizzazione internazionale non-profit che promuove l’immagine, il lavoro e gli interessi dei Cittadini Veneti nel Mondo) aggiunge: «Gli attuali pseudo indipendentisti veneti non hanno mai risposto a come sarebbe un futuro Veneto indipendente, e cosa farebbero se per ipotesi domani stesso il Veneto fosse in regime di autodeterminazione. «Per esempio: Il Veneto sarebbe fuori dall’UE. lo ha dichiarato esplicitamente l’UE in occasione dei referendum per l’indipendenza della Catalogna. Tuttavia (ed è una domanda per i lettori) che svantaggi ci sarebbero considerando che l’attuale posto occupato dall’Italia in sede di Commissione europea, che è l’organismo non eletto che esercita potere legislativo ed esecutivo sugli Stati membri dell’UE, attualmente è poco incisivo?

Parimenti un Veneto indipendente sarebbe fuori dal Parlamento europeo con i suoi 751 membri eletti pubblicamente, che è in grado di approvare, respingere o suggerire modifiche alla legislazione emanata dalla Commissione, ma non è in grado di avviare il processo legislativo in sé. . Ciò nonostante un Veneto indipendente rimarrebbe, o no, soggetto alla giurisdizione della controversa Corte europea dei diritti dell’uomo, che è un’organizzazione non UE? . Perché, eventualmente, non si potrebbero contrattare con l’UE degli accordi; quali per ipotesi quelli in essere con la manciata di paesi extra UE nel mercato unico: Norvegia, Islanda, Lichtenstein?

Quali vantaggi avrebbe un Veneto indipendente che non aderisce all’UE che impone per garantire una “parità di condizioni” all’interno del mercato unico? Queste normative si applicano a tutti i livelli nei Paesi in cui sono imposte, non solo per le merci che sono effettivamente scambiate tra gli Stati membri e prescrivono di tutto, dagli standard alimentari, all’uso di prodotti chimici, all’orario di lavoro, alle procedure per la salute e la sicurezza sul lavoro, e altro ancora. Dove sarebbe l’autogoverno del popolo veneto, e come verrebbe esercitato? . Oltre a lasciare il mercato unico, per un Veneto indipendente comporterebbe anche l’uscita immediata dall’Unione doganale dell’UE.

Ciò significherebbe che un Veneto indipendente non dovrebbe più applicare le stesse tariffe e quote degli altri paesi UE quando negozia con paesi terzi. In altre parole, un Veneto indipendente riacquisterebbe la capacità di stabilire autonomamente le proprie tariffe e di negoziare accordi commerciali suoi propri con gli altri paesi, anziché essere coperto dagli accordi commerciali dell’UE. Nel ‘Partito dei Veneti’, chi e come affronta queste problematiche? «Chi ha mai sentito parlare di questi problemi uno – dicasi uno – dei soggetti pseudo indipendentisti (rimpannucciati, secondo le convenienze, da autonomisti dell’undicesima ora) aderenti al ‘Partito dei Veneti’?» si chiede infine Giovanni Dalla Valle.

Insomma, secondo coloro che sono maggiormente impegnati sul fronte della autodeterminazione, ci sono alcuni sedicenti indipendentisti veneti che si mostrano in guerra contro la realtà, e lungi dal vedere il presente della Scozia e della Catalogna come una potenziale fonte di saggezza e intuizione, questi politicanti privi di progetto continuano ad impiegare la storia del Veneto come un’arma ideologica, strumentalizzandola, distorcendola e manipolandola al servizio delle loro ambizioni. Eppure, la fase di studio di un progetto politico- istituzionale procura una crescita politico-sociale autentica; mentre l’espansione della competizione elettorale con la sua demagogia elude la necessaria conquista dei cuori e delle menti dei veneti.

Enzo Trentin

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