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Il segretario del Pd Nicola Zingaretti
Il segretario del Pd Nicola Zingaretti

Giravolte strategiche della politica italiana

Vicenza – La faccia tonda e la zeppola tra esse e zeta, addolciscono il sibilo serpentino di Zingaretti mentre elogia Di Maio lavoratore, apprezza e ammonisce paternalisticamente la Raggi, e illustra le numerose convergenze tra il PD e il M5S. Sembra quasi che abbiamo malignato finora, ad aver pensato a un PD e al suo segretario che sparlavano dell’incapacità amministrativa dei 5 stelle, della profonda disonestà di gente che, senza saper fare niente, rubava lo stipendio e se lo decurtava appunto per commisurarlo alle sue reali capacità.

Il salottino della Gruber, abbellito da un addomesticato Luca Telese, racconta una delle giravolte strategiche della politica italiana. Finora non c’erano dubbi: qualunque assembramento parlamentare si vendeva lo Stato e ogni sua funzione all’interesse privato; stabiliva mazzette e incassava prebende, blaterava di progetti e strategie per assicurarsi la continuità dello stipendio. Poi sono arrivati i 5 stelle. Che vogliono costringere i privati a pagare le tasse per le spese dello Stato, che sono onesti e si tagliano gli stipendi, che chiamano i cittadini a fare politica e mettono un limite ai mandati.

Il sistema si è coalizzato contro di loro. La dittatura mediatica ha narrato ossessivamente il tentativo d’infiltrazione camorristica nell’amministrazione 5S di Quarto, l’esclusione d’autorità della candidata grillina al comune di Genova, gli abusi formali alle regionali siciliane, la telenovela della Raggi, il sindaco più sputtanato d’Italia, le cariolate di sterro del papà di Di Maio e il suo operaio pagato in nero. A ogni racconto il Movimento fletteva nei sondaggi, ma inevitabilmente rimontava.

La dittatura politica s’è impegnata a cacciarli definitivamente dalla scena con le riforme di Renzi; in subordine li costringeva a non poter governare da soli dopo il varo della legge Rosato. Poi, dopo il 4 marzo, metà sistema si è ammusonito tra gli scranni di Montecitorio e palazzo Madama, e l’altra metà ha concepito di fregarli. Dopo anni e anni di denigrazioni, maldicenze e tiri mancini, dopo espulsioni ed esclusioni dall’aula, dopo i canguri e gli abusi di potere, è cominciato a venire in mente di imbrogliare le carte.

Si è capito che approfondire il fossato tra il sistema e il Movimento non poteva che giovare a quest’ultimo, e si è capito che, sebbene la gente avvertisse giusta la sua missione, in realtà non l’afferrava. E allora se n’è costruita una versione semplificata. Una versione fatta di costante immersione tra le folle, di proclami e accuse antisistema sparati da una comoda posizione di governo.

Vabbè, poi si è incartato. Ma a Salvini è succeduto Zingaretti, che ora s’ingegna a blandire il M5S, non solo emancipandolo a partner di governo, come aveva fatto la Lega, ma promuovendolo ad alleato capace e responsabile quanto e più del PD. Eh, ma allora qui si esagera! Qua c’è qualcuno che prende per i fondelli. Dallo zeppolone di Zinga escono cifre che sbigottiscono, 40%, 47-48%, cose dell’altro mondo.

Quella faccia da salumiere ripulito propone un’alleanza organica col Movimento che, non solo a livello regionale, ma anche nazionale, possa essere efficace nel battere la destra. Il faccione non vuole solo fregare il Movimento, lo vuole proprio distruggere. Lo vuole attirare in uno schieramento di centrosinistra, in una logica frontista che comprometta non solo la posizione attuale dei 5 stelle, ma anche quella futura. E si vede subito che quanto dice è un ricatto.

Dopo la finta resa al taglio dei parlamentari, già pone qualche limite alla prossima riforma della giustizia, già mostra qualche dubbio sull’automatica entrata in vigore della prescrizione. La Gruber da un po’ di tempo parla dell’arrendevolezza del PD, della bontà del suo segretario e dell’aggressività del programma pentastellato. Ecco, ora è soddisfatta. Ora non resta che fare un’alleanza organica in Campania con De Luca, anche se Fico ne ha già bocciato la possibilità.

La guerra non è finita, no. Il “decreto clima” è un altro punto segnato dal Movimento, ma qualche risultato non può essere barattato con la rivoluzione. Perciò, a’ Zingarè, battere la destra è un obiettivo tuo, Salvini non è nostro nemico capitale. E’ a te che serve un nemico con cui spartire… Noi non abbiamo preferenze, a noi servono solo prigioni più capienti, per quando vi becchiamo.

Giuseppe Di Maio

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