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Romina Mondello nei panni di Medea (Foto di Roberto De Biasio)
Romina Mondello nei panni di Medea (Foto di Roberto De Biasio)

Classici all’Olimpico, ecco il bilancio di chiusura

Vicenza – Si è conclusa nei giorni scorsi, a Vicenza, la 72esima edizione del Ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico, la prima del biennio della direzione artistica di Giancarlo Marinelli. E’ stata un’edizione di successo, nella quale il titolo emblematico, “Muoiono gli Dei che non sono cari ai giovani”, era già una dichiarazione d’intenti, quella di voler mettere in luce non tanto l’attualità del classici, ma come l’uomo contemporaneo possa cercare e trovare, nei classici, la modernità. La rassegna è stata promossa dal Comune di Vicenza, in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Vicenza e l’Accademia Olimpica, e realizzata con il sostegno della Regione del Veneto.

“Sono convinto – ha commentato il sindaco, Francesco Rucco, tracciando un bilancio della rassegna – che il successo non sia arrivato per caso, ma sia frutto di alcune importanti operazioni messe in campo da tutte le realtà coinvolte. Altro aspetto vincente è rappresentato dall’apertura degli spettacoli verso il mondo giovanile”.

Sono stati nove gli spettacoli in calendario, dal 19 settembre al 27 ottobre, tutte prime nazionali tranne una, tre titoli di teatro classico, fatto da ragazzi per ragazzi (La Tragedia Innocente), 35 repliche sulla scena scamozziana e itineranti per le vie della città (il furgoncino di Medea per strada), 4 incontri di approfondimento sui temi delle tragedie, realizzati in collaborazione con l’Accademia Olimpica a Palazzo Chiericati e all’Odeo dell’Olimpico, tutti molto partecipati. Gli spettacoli hanno registrato sempre il tutto esaurito.

Giovani e donne sono stati i veri protagonisti di questa rassegna teatrale all’Olimpico: dalla scrittura forte, con parole che scolpiscono lo spazio scenico di Marguerite Yourcenar, con i “Frammenti di Memorie di Adriano” lo spettacolo che ha inaugurato il 72°Ciclo dei Classici, interprete Pino Micol nel ruolo che fu di Giorgio Albertazzi, all’archetipo per eccellenza dell’eroina tragica, Medea, la donna straniera che uccide i suoi figli per vendetta, proposta in due diverse interpretazioni: da un lato una sofisticata “Medea” tratta dall’originale di Euripide, un progetto che ha visto nei panni di interprete principale Romina Mondello (che si è occupata anche dell’adattamento del testo) per la regia di Emilio Russo; dall’altro una visione off, fuori dagli schemi e dallo spazio performativo del Teatro Olimpico, con “Medea per Strada” uno spettacolo on the road, per le strade della città, ideazione e regia di Gianpiero Borgia, drammaturgia di Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi, in cui la protagonista è una prostituita dell’Est, intrepretata dalla Cutugno, che accoglie nel suo pulmino sette spettatori alla volta, per mettere insieme, faticosamente, i pezzi del suo racconto di vita.

E ancora una donna, Alessandra Pizzi, è stata la regista di ”Apologia di Socrate”, un’arringa al di fuori del tempo, sugli innocenti diventati colpevoli nella storia dell’umanità, protagonisti Enrico Lo Verso e uno straordinario e immaginifico Fabrizio Bordignon. E sempre una donna, madre dannata e tragica, per l’ultimo dei titoli teatrali, con “Ecuba”, spettacolo potente e attualissimo, una rivisitazione del testo di Euripide, proposto dalla drammaturga irlandese Marina Carr (nella traduzione di Monica Capuani), mai rappresentata prima in Italia, per la regia di Andrea Chiodi, interprete un’intensa e straziata Elisabetta Pozzi.

A chiudere i classici del 72°Ciclo, con due serate-evento, è stato infine Vittorio Sgarbi, in una Lectio olimpica su “Palladio e l’ordine del mondo”, in cui il critico e storico dell’arte è stato autore e protagonista.

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