Breaking News

Banco Popolare, si lavora per fusione con Ubi

Tra Banco Popolare Bpm e Ubi potrebbe esserci una fusione all’orizzonte, come peraltro già emerso nelle cronache finanziarie delle scorse settimane, che hanno aperto le porte a potenziali aggregazioni di particolare rilievo nel mondo bancario italiano. Si tratterebbe di un tassello importantissimo nel tentativo di ricostituire un sistema bancario più solido e più in grado di fungere, con piena autonomia, con le proprie strategie dinanzi alle sfide del futuro, e che vedrebbe come protagonisti due operatori che non sono nuovi a indiscrezioni (e a qualche conferma) nel mondo delle acquisizioni e delle operazioni straordinarie in generale.

Ma che cosa accadrà alle due società? Conviene comprare azioni del Banco Popolare in un contesto di potenziale fusione? Per il momento i dati “certi” sono troppo pochi per poter esprimere un parere in tal senso. L’unico elemento di sicurezza è che la fusione con Ubi piace – e non poco – a Bpm, con l’amministratore delegato del Banco, Giuseppe Castagna, che qualche giorno fa al Corriere della Sera ha aperto con ottimismo a questa operazione. 

A dir la verità, Castagna sembra essere uno dei pochi a sostenere con fiducia questo progetto, che peraltro non piace nemmeno a una buona parte degli azionisti dell’istituto di credito, i quali sarebbero chiamati a un nuovo aumento di capitale. Preoccupati anche i dipendenti, per i quali il matrimonio con Ubi potrebbe comportare forti esuberi, con il costo del personale che verrebbe dunque ad essere una delle leve utili per poter trovare quelle sinergie da mettere in campo per giustificare la bontà del progetto.

C’è anche da dire che, in fondo, Bpm non ha ancora dimenticato le scie dell’ultima fusione, avvenuta nel marzo 2016 tra Banca popolare di Milano e Banco popolare, per creare il nuovo approccio creditizio. All’epoca, Castagna venne confermato in un contesto di promesse di crescita nei confronti degli stakeholders (e soprattutto degli shareholders), con i due istituti di credito che nell’esercizio 2019 avrebbero dovuto raggiungere un miliardo di utile netto, di cui 400 milioni di euro per gli investitori sotto forma di un dividendo pari a 30 centesimi per azione.

Tuttavia, quei numeri non si sono verificati. La trimestrale paria di proiezioni di utile netto 2019 pari a 450 milioni di euro, e dunque meno della metà di quanto sostenuto qualche anno fa. Sul dividendo, invece, l’amministratore delegato e il consiglio di amministrazione non hanno lasciato intendere quale sarà la propria proposta agli azionisti, che aspettano una ricompensa dopo quattro anni di attesa.

Come se non bastasse, dal momento dell’annuncio della fusione il mercato ha penalizzato il titolo con un ribasso del 50%. Un calo che probabilmente “contabilizza” le mancate promesse formulate all’epoca da Castagna, e che rischia di porre le peggiori basi di valutazione in vista di un passo in avanti da parte di entrambi gli istituti potenzialmente coinvolti in questa operazione straordinaria. Vedremo, nelle prossime settimane, se ci saranno degli sviluppi formali in tal senso, o se l’operazione rientrerà più o meno gradualmente nei propri ranghi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *