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Ragazzi italiani impegnati negli esercizi ginnici del sabato fascista
Ragazzi italiani impegnati negli esercizi ginnici del sabato fascista

Una patente di cittadinanza per votare?

Vicenza – “Un capitano, c’è solo un capitano. Un capitanooo…” Scandisce il coro in piazza Montecitorio, mentre l’ala destra del parlamento grida, elezioni, elezioni! Questo è quanto riporta la pagina social di Salvini, un popolo con i cellulari alti che fa ressa attorno a lui. Ma né con questo né con altro popolo conviene avventurarsi in una discussione. Oltre alle psicosi che si nascondono dietro l’apparenza di una fede politica, ci sono numerosi gradi di raziocinio, più di qualcuno straordinariamente scadente. E’ l’orgia della democrazia.

Sfilano col saluto romano in faccia alla polizia, e avrebbe detto Corrado Guzzanti: “E’ facile fare i fascisti in uno stato democratico, provate a fare i democratici in uno stato fascista”. La folla grida Giorgia, Giorgia, mentre il forzista Toti non riesce a stimolare l’ardore popolare. La storia moderna è storia del consenso alle politiche della classe dirigente. L’abbandono dell’uso della forza a favore del voto ha costruito lo stato liberale che ha compiuto la progressiva introduzione del popolo nella vita politica.

Il ventesimo secolo si apre in Europa con un’alta percentuale di votanti, la cui discriminante è il censo. E, non appena il suffragio universale (maschile) s’impossessa del rinnovo delle istituzioni, le dottrine politiche sono costrette ad aggiornarsi. Si devono modellare secondo i criteri della massa, secondo ciò che muove il popolo nella formazione delle idee, nel riconoscimento dei propri interessi.

Si affacciò così, in buona parte inedita, l’avventura del fascismo. La scoperta, cioè, che il popolo è incapace di una valutazione ponderata delle ragioni che muovono le forze sociali, e che al massimo può partecipare all’agone politico attraverso l’uso dei sentimenti. Anzi, il fascismo fece di più. Dissotterrò una forza che fino ad allora non era stata presa in considerazione dalle dottrine politiche, il fisicismo: l’unica eredità comune alle classi agiate e a quelle sottomesse, inquadrate secondo le necessità della legge elettorale, e del giovanilismo corporeo. In pratica il fascismo importò nella politica questioni non politiche, come più tardi faranno anche i suoi epigoni.

Così continuando, siamo destinati a vivere in una società irrazionale, in una vasta tribù di scimpanzé adunabili per motivi ancestrali per assecondare gli interessi dei capi. Ecco perché si sta facendo strada l’idea di patente di cittadinanza e di voto ponderato, perché non sopportiamo più che le nostre classi dirigenti irridano la democrazia a nostra insaputa, e che tramino in segreto contro le costituzioni e le leggi degli stati sovrani. Esse hanno trasformato la coercizione in menzogna, l’uso della forza in mistificazione, e difendendo il suffragio universale e l’eguaglianza del voto depredano il popolo del suo consenso.

Insomma, si fa strada l’idea di qualificarlo, il popolo, di selezionare la sua qualità di massima istituzione. Si sta pensando di generare una discriminante che non sia più il censo, ma la cultura civile. Il voto ponderato (voto con valore differente per ogni cittadino), ma meglio ancora la patente di cittadinanza, rappresentano la via d’uscita dal cul de sac in cui è caduta la democrazia.

La virata aristocratica (cioè la selezione delle qualità di cittadino con esclusione della parte della popolazione incapace di intendere i meccanismi democratici) dovrebbe permettere la creazione di un popolo di una qualità alta, e di conseguenza più valore avranno i suoi rappresentanti. Il pagamento delle tasse dovrà essere inteso come un obbligo che consente di partecipare ai diritti della vita sociale, e non con questo assicurare la qualità politica, che invece sarà costruita con apposita valutazione. Tutto dipenderà dalla qualità che vorremo raggiungere.

L’esito di una selezione con domande del tipo: qual è la capitale d’Italia, porterebbe l’elettorato al 90 % di quello attuale. O, conoscere il numero dei parlamentari, lo ridurrebbe al 60%. Chi elegge il Presidente della Repubblica? Lo dimezzerebbe. Infine, qual è il percorso di una legge…

Giuseppe Di Maio

5 Commenti

  1. Veneto Americano

    Svariati anni or sono un accademico anglosassone di cui non rammento il nome, deplorando lo stesso problema (molte delle persone che votano non sono minimamente qualificate per farlo) propose una modestissima riforma del sistema di voto. L’elettore non si sarebbe visto consegnare una scheda precompilata con i simboli di partito su cui mettere una croce. Invece, avrebbe ricevuto un modulo con qualche riga di istruzioni su dove scrivere nome e cognome del candidato prescelto. L’obiettivo? Eliminare dall’elettorato attivo gli “analfabeti funzionali”, persone che non sanno scrivere o comprendere un semplice testo scritto – e che attualmente in Italia sono oltre un quarto della popolazione (sorprendente ma vero).

    • Giuseppe Di Maio

      Beh, eliminare l’analfabetismo funzionale con qualche riga precompilata è dura, ma apprezzo lo sforzo di averci pensato. Io preferirei una scheda dove ognuno scriva il mandato politico, la strategia per conseguirlo, e infine il nome del portavoce a cui viene affidato. Ma naturalmente scherzo.

      • Giannantonio Zanolli

        Giusto per continuare a scherzare, si potrebbe pensare una legge elettorale senza i partiti , ma centrata su singoli che si candidano in un elenco dopo aver raccolto un certo numero di firme a sostegno, con un mandato concordato e revocabile ( qualcosa di simile a quanto proponeva il Partito Pirata al suo interno ).

        Il sistema risulterebbe libero dalla partitocrazia e dai nominati di carriera e premierebbe merito, capacità, serietà e finalmente onestà individuale.
        ” Ma naturalmente scherzo ” anch’io.

  2. Giuseppe Di Maio

    Non c’è niente da fare, il sistema rappresentativo riproduce il doppio legame antiparallelo tra rappresentanti e rappresentati. La qualità dell’uno dipende dalla qualità dell’altro. Così seguitando: il sistema di potere reale (consolidato) discende dall’interdipendenza di quello politico. Tutte le virtù e gli abusi, discendono da questo. Una prova? La volgarizzazione della politica, la trasgressione costante delle regole, appartengono all’emersione di un ceto popolare che ha fatto seguito al suffragio universale maschile e femminile; il suffragio universale è stato causato dall’emersione economica e politica di un ceto popolare.
    Ora, siccome la temperie politica è data dalla ricerca del consenso in mezzo a un elettorato impreparato e ondivago, o s’innesca un circuito positivo, o non c’è fine al peggio. La correzione, la virata aristocratica consente di avere immediatamente una classe politica più degna e capace.
    E’ chiaro che la garanzia per le “classi” culturali escluse dalla selezione sarà la disposizione di tetti e pavimenti sociali, al di sopra e al di sotto dei quali dovrà essere illegale andare. Ed è chiaro che, una volta resa impossibile la cura che il potere ha per la formazione di masse ignoranti e manipolabili, si produrrà un’inversione di qualità nelle scelte democratiche.
    Un elettorato escluso dovrà migliorarsi per partecipare, con la conseguenza di un popolo migliore. Una rappresentanza a cui sarà impedito di fare leva sulla parte peggiore e più scadente del popolo, dovrà necessariamente prodursi nella sua immagine migliore.
    La corruzione della democrazia è iscritta nel suo progetto. Come ogni cosa. Correggere dunque, correggere.

  3. Giannantonio Zanolli

    ” Una patente di cittadinanza per votare ?”

    Di effetti pirotecnici utili a distrarre lo spettatore pagante ( questo è il ruolo residuale concesso !) ne ho visti a iosa: l’idea proposta nell’articolo ( forse semplice provocazione ) rientra in quella logica pseudo riformista che se tutto va male.. la colpa è da attribuire alla scarsa qualità dei cittadini .. e giammai per responsabilità del sistema di potere che li sottomette, li estromette , li sfrutta, li manipola, li allontana, li confonde, li disinforma, disconoscendo loro ogni diritto politico.
    La boutade del ” patentino per votare ” rientra nel paradigma aristocratico alla base del modello esistente per cui solo i ” migliori ” avrebbero diritto di decidere, dove per ” migliori ” viene ormai inteso gli affiliati e fedelissimi al partito del ” capo / capitano ” a sua volta servo fedele dei Poteri consolidati.

    Le possibilità di cambiare il sistema politico nelle relazioni e nella struttura, derivano necessariamente dal mutamento della sensibilità generale che da un lato riconosca come dovuto e sacrosanto il diritto all’esercizio del potere politico reale, non tanto al generico ed astratto popolo, ma ad ogni singolo cittadino, con nome e cognome, come si usa per le tasse e le imposte, con la chiara percezione che ogni limitazione, negazione, distorsione, estromissione dal libero e informato esercizio di quel diritto, corrisponde ad un reato ben più grave del comune furto di beni materiali.
    Reato e crimine da perseguire e condannare chiunque ne sia l’autore, singolo, comunità, istituzione.

    Solo dopo aver affermato che il soggetto ” sovrano ” in diritto di esercitare il potere politico è la persona del cittadino, (ogni cittadino ) andrà stabilito e declinato nelle varie leggi il principio della sussidiarietà ascendente politica, per cui l’input e il flusso della decisione politica partano dal basso, dal cittadino ” sovrano ” e poi in orizzontale, il quartiere, il municipio, la…

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