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Renzi e Salvini - Foto: Francesco Pierantoni (CC BY 2.0) - European Parliament (CC BY-NC-ND 2.0)
Renzi e Salvini - Foto: Francesco Pierantoni (CC BY 2.0) - European Parliament (CC BY-NC-ND 2.0)

La scatola di sardine

Vicenza – Quando il particolarismo italico e il suo terribile spirito privato giunsero, nel 1946, allo snodo della Costituente, impedirono di mettere in Costituzione la legge elettorale. Tuttavia, la paura della deriva causata dalla legge Acerbo del 1923, fece inserire un timido dettato che s’ispirava al sistema proporzionale. La storia politica italiana dal dopoguerra ad oggi è scandita dalle modifiche alla legge elettorale.

Il movimento politico che interpretava la stanchezza della nazione per la partitocrazia e per la fragilità dei nostri governi, aveva portato ai referendum Segni, del ’91, bocciati in parte dalla Corte Costituzionale. Un paio d’anni più tardi questo moto sfociò nella legge Mattarella, un guazzabuglio nostrano, detto appunto Mattarellum, che cercava di conciliare la governabilità con la garanzia per le bande di partito di essere elette. Il sistema, ormai per buona parte maggioritario, inaugurava quella che è stata chiamata Seconda Repubblica, cioè la storia di due poli contrapposti, la fine del grande centro democratico.

Essa è stata caratterizzata dallo sdoganamento delle ali politiche estreme, confluite nelle alleanze di destra e di sinistra, dalla distruzione dei partiti tradizionali, dalle narrazioni che sostituivano le ideologie. Questi sono stati gli anni dello strapotere berlusconiano, istantaneamente capace di interpretare le novità della nuova legge elettorale, e capace qualche tempo dopo di crearne un’altra anche peggiore: il Porcellum, che gli diede un potere quasi assoluto.

La logica dell’alternanza, iscritta nel sistema maggioritario, incalzava il desiderio della parte vincitrice di restare inamovibile. Perciò da allora ogni nuovo parlamento dovette affrontare una riforma della legge elettorale. Quando toccò al centrosinistra, attraverso Renzi e il successo dei suoi 80 euro, si tentò di imporre l’Italicum che, fortunatamente bocciato dalla Consulta, avrebbe portato invece al potere il vero nemico, il M5S. Il sistema, rinsavito, produsse una legge contro il Movimento, inaugurando il premio d’ammucchiata. Salvini fu uno dei fautori del Rosatellum, che adesso giudica un peso alla governabilità.

Ogni legge elettorale genera una stagione politica, e ogni esigenza politica genera una legge elettorale. Ma c’è una novità. Il M5S s’è interposto tra i due falsi duellanti e li costringe ogni giorno a gettare la maschera. Il sistema maggioritario espone al rischio di coalizzare destra e sinistra contro il Movimento, mentre quello proporzionale lo condanna a governare una volta con l’uno e una volta con l’altro. Insopportabile!

Ciò che resta della contrapposizione destra e sinistra s’è celebrato in questo agosto con la “sòla” che l’un Matteo ha rifilato all’altro. Salvini, dopo essere stato pompato da tutto il sistema, è stato gabbato da Renzi perché quest’ultimo era troppo invidioso del successo del leghista. Ora, dopo averlo ridotto nell’angolo, si è svincolato dalla falsa responsabilità con cui aveva fatto partire il governo, e si è messo in posizione opportuna per ricattarlo, per generare scompiglio ed essere visibile agli elettori.

Ma qualsiasi cosa facciano Renzi e Salvini non cambieranno la novità che si è introdotta nella politica italiana. O maggioritario o proporzionale, il M5S li costringerà allo scontro o alla collaborazione, costringerà la realtà della loro politica ad essere sempre più palese. La scatola di sardine ormai è aperta, anche se c’è ancora chi crede di essere sott’olio.

Giuseppe Di Maio

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