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Noam Chomsky
Noam Chomsky (Foto di Marcello Casal - CC BY 3.0)

Democrazie europee vicine al collasso?

Vicenza – «La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori», parola di Noam Chomsky, considerato il maggior linguista vivente, autore del saggio “Il linguaggio e la mente”. A 86 anni, il professore statunitense dimostrò una lucidità di pensiero e di visione che non lascia spazio a dubbi. Nessuna illusione: «Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è il neoliberismo», dice Chomsky, in Italia per il Festival delle Scienze di Roma nel gennaio 2014, e proseguiva «le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere.»

Oggi il neoliberismo si configura come «un grande attacco alle popolazioni mondiali», addirittura «il più grande attacco mai avvenuto da quarant’anni a questa parte.» Desolante il silenzio dell’informazione, che coinvolge gli stessi “new media”: la loro tendenza è quella di «sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta.»

L’Impero ha sguinzagliato contro la stragrande maggioranza dei cittadini l’intero battaglione delle prostitute della stampa. A questo si aggiunga: «Più un messaggio è puramente “razionale”, meno è probabile che attivi i circuiti emotivi che presiedono al comportamento di voto», scrive lo psicologo e psichiatra americano Drew Westen, nel suo libro “La mente politica. Il ruolo delle emozioni nel destino di una nazione.» In politica, quando ragione ed emozione si scontrano, immancabilmente è l’emozione a uscirne vittoriosa, commenta Westen.

Insomma l’obiettivo politico finale di ogni conflitto è: snervare l’avversario al fine di piegarne la capacità di resistenza alle élite dominanti (quelle che hanno le chiavi dei centri direzionali dell’avversario) e, attraverso un’operazione di coercizione di diverso grado di “violenza”, riuscire ad assoggettarle al proprio volere. Questo è l’unico vero obiettivo che è stato, è, e sempre sarà della “continuazione della politica con altri mezzi”.

Questo è anche ciò che percepisce quella parte dell’elettorato veneto che prima aveva riposto le sue speranze nei vari movimenti indipendentisti e autonomisti che non hanno mai avuto proposte chiare da mettere in campo. Passi (si fa per dire) per gli autonomisti in quanto la loro “libertà” d’azione sarebbe sempre codificata dallo Stato centrale. E infatti s’è visto che genere di autonomia sono disposti a dare i cosiddetti “rivoluzionari” del M5S, o peggio ancora gli statalisti del PD, o della Lega di Salvini, ivi compreso il “governatore parolaio” Luca Zaia.

Assolutamente incomprensibile l’atteggiamento degli pseudo indipendentisti, perché non hanno uno straccio di proposta istituzionale alternativa e convincente. Qualcosa che comprenda almeno tre princìpi fondamentali: 

  1. spontaneità delle leggi (dal basso, dalle reali esigenze delle persone).
  2. Spirito di cooperazione (sostituendolo alla demenziale, imperante, competitività). 
  3. rispetto per la reciprocità degli interessi. 

Se letteralmente domani il Veneto divenisse indipendente non si sa bene che tipo di istituzioni lo governerebbe. Di tipo monarchico? Repubblicano? Comunista? Fascista? Libertario? Cos’altro? La magistratura come sarebbe reclutata, e a quali codici (civile e penale) dovrebbe rifarsi per il suo lavoro? L’ordine pubblico lo manterrebbero i Carabinieri? Quelli che “liberarono” il campanile di S. Marco dai “pericolosi Serenissimi sovversivi”? La difesa sarebbe affidata agli Alpini che a ogni piè sospinto inneggiano al tricolore che li ha sempre impiegati in guerre d’aggressione visto che l’Italia non è mai stata attaccata da nessuno? Della democrazia diretta poi non sanno molto, se non “predicare” l’imitazione del sistema svizzero, ma avendo la pigrizia di non approfondirlo e adattarlo alle esigenze autoctone. Domande superflue, ma alle quali gli indipendentisti che chiederanno il voto alle regionali del 2020 non hanno saputo, a tutt’oggi, rispondere. 

Persino coloro che operano per la restaurazione dell’antica Repubblica di San Marco (com’era e dov’era. Che non è mai formalmente morta, e quindi basterebbe un “alito” per ravvivarla), non dicono quali leggi e istituzioni sarebbero da conservare, quali da modificare e/o aggiornare, e come? Rimangono sul comodo alveo storico, esaltando l’oligarchia veneziana. Indubbiamente i nobil homini hanno avuto molti meriti, specialmente se contestualizzati con il proprio tempo. Ma a ben riflettere essi non erano così animati da disinteressato spirito civico considerando i numerosi strumenti di Checks and bilance di cui si erano dovuti dotare. Questa parte di indipendentisti “resuscitatori” ignora o quasi le precedenti origini comunali che con i propri Arengo o Rengo durarono più o meno quanto la “Serenissima” proseguita alla Serrata del Maggior Consiglio del 1297. Parlano di diritto internazionale, ma non si capisce bene quale giurisdizione lo riconoscerebbe. Ignorano, trascurano o sorvolano sul fatto che un diritto che nessuno riconosce non vale molto. 

Nel campo indipendentista c’è un insignificante inneggiare all’unione. Ma per fare cosa, visto che non c’è un condiviso disegno istituzionale innovativo? Meglio: non ce n’è nessuno! E poi chi sono coloro che sono affetti da una “bitumizzazione dell’intelligenza” che in nome di questa unione (che fa la forza? Tsz!) sarebbero disponibili ad allearsi con il Partito dei Veneti e votare per il suo esponente di punta? Quello che eviterà a questa formazione l’onerosa raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni regionali del 2020? Quello che ha messo in evidenza organizzativa dei giovani dalla faccia pulita, perché lui e i suoi colleghi più in vista non sono… “personnalités politiques fascinantes”? 

Costoro bramano solo a farsi eleggere alla Regione inneggiando alla Catalogna, e trascurano volutamente i nulli risultati di quest’ultima sul piano dell’indipendenza. Il Partito dei Veneti che ha come esponente di punta quell’Antonio Guadagnini che a suo tempo non volle riconoscere la validità della sua firma in calce ad un impegno politico, e di quel documento disse e scrisse: «Volevano impormi cosa fare, quel testo non vale […], perché per fortuna la Costituzione dice che si è eletti senza vincolo di mandato.» 

E allora l’elettorato indipendentista si pone la domanda: perché dovremmo confermarlo visto che egli si considera senza vincolo di mandato? Chi e cosa “rappresenterebbe”? Anzi già oggi chi “rappresenta” considerate queste discutibili valutazioni? Quello che si dovrebbe “assolvere” per aver firmato “inconsapevolmente” un contratto, mentre Matteo Salvini è politicamente massacrato per non aver rispettato il “contratto” di governo sottoscritto con il M5S?

Tutti i candidati a dire: votami che quando sarò eletto faremo questo e quest’altro. Ma qualcuno osserva che le sirene che cantavano l’indipendentismo negli anni precedenti e in campagna elettorale del 2015 (Luca Zaia, Stefano Valdegamberi, Roberto Marcato e altri sodali di Antonio Guadagnini) quali risultati hanno ottenuto? È dal 1983 con l’elezione via via di Eurodeputati, Onorevoli, Senatori, Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione, consiglieri comunali, provinciali e regionali, che l’elettorato veneto (prima federalista e autonomista, oggi indipendentista) non ottiene alcun miglioramento socio-politico.

Alcuni sostengono che c’è una “cementificazione della ragione” che contribuisce ad allontanare  la consapevolezza del fatto che l’Italia è governata da un’élite abusiva, ipocrita, irresponsabile, bigotta, incompetente e scialacquona. Nella migliore delle ipotesi un tutore legale, non un genitore che si preoccupa del cosiddetto “bene comune”. Il futuro, invece, va costruito sopra la memoria del passato, e senza coscienza dei propri trascorsi non vi è identità né individuale né collettiva. La Verità non è democratica. Senza una risorsa etico-morale sovrabbondante cui poter attingere è come avere un cucchiaio con la ciotola vuota, perché i desideri da soli non cambiano la realtà. 

Tra gli indipendentisti più irriducibili c’è chi descrive Antonio Guadagnini come un novello Prof. Dulcamara (Venghino, signori, venghino), quando dichiara: «Ho depositato un progetto legislativo per l’indizione di un referendum per l’indipendenza del Veneto, considerato che a Roma ci stanno prendendo in giro sull’autonomia. Abbiamo un efficacissimo strumento per persuadere i palazzi romani che non scherziamo e siamo disposti a usare qualsiasi mezzo, in nostro possesso, per tutelare volontà e interessi dei nostri concittadini veneti…»

Ciò che non dice questo distinto, disinvolto e disinibito “rappresentante”, è che comunque si tratterebbe di un referendum consultivo (un vero furto di democrazia). Che la Corte costituzionale ha già avuto modo di bloccare la Legge regionale n. 16 del 19 giugno 2014, per l’indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto. Tant’è che lo pseudo indipendentista Luca Zaia (Presidente della Regione Veneto, ex Lega Nord ed ora Lega per Salvini) ha raccomandato al suo gruppo di astenersi da ogni adesione, anche larvata, all’iniziativa di Guadagnini. 

Insomma, se non c’è malafede bisogna proprio dire che i latini non avevano torto a dire: Quos vult Iupiter perdere, dementat prius (A coloro che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione), e gli attuali sedicenti indipendentisti non si rendono conto d’essere nella situazione del collaborazionista Harkis descritta nel film (del 2007) sulla guerra d’Algeria “L’Ennemi intime”, dov’è il ribelle Fellagha ad essere dalla parte della legittimità e della ragione. 

Enzo Trentin

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    Riconoscere il diritto al decidere politico ad ogni individuo e alla comunità di cui sceglie di essere parte, significa aprire alla possibilità che in tempo reale ogni aspetto, ogni logica, ogni relazione, ogni interesse di sistema possa essere riconsiderato, corretto, modificato.
    Negare ed impedire questo diritto è da sempre lo scopo di ogni legislazione, comunque stabilita da pochi in danno dei molti.
    Le leggi sono sempre fatte non tanto per difendere i deboli ( come invece dichiara la teoria dei sostenitori dello pseudo stato di diritto ), ma per difendere i privilegi di pochi ponendo a tutore armato lo Stato e le alleanze tra Stati.

    Al di là della frase riportata, Chomsky sa perfettamente che in Italia la democrazia non è ” scomparsa quando è andato al governo Mario Monti ..” ma che a dirla tutta ” non è mai esistita “.
    In tal senso credo sia sempre più necessaria la nascita di una narrazione innovativa, emotivamente coinvolgente, la quale metta sul piatto il diritto fondamentale alla auto determinazione politica della persona e della comunità, in modo da preparare il terreno su cui far germogliare nuovi modelli di convivenza democratica.

    I diritti politici non possono più essere messi in disparte, sminuiti, sacrificati in nome di non si sa che cosa, ragion di Stato, o interessi delle banche.
    Dobbiamo comprendere con ogni cellula del nostro corpo, che chiunque pretenda di decidere al nostro posto senza il nostro reale consenso, ci deruba di un diritto esistenziale basilare e va trattato non come un avversario, ma come un vero nemico, perché lo è .

    L’articolo 3) della Costituzione ( il più osannato ) omette di dichiarare che esistano ” ostacoli di ordine politico ” distraendo ed eludendo fin dalla sua nascita da quello che è il fondamento di ogni altra ingiustizia: il furto di diritto politico, il furto di democrazia; un padrone di casa legato non può nulla contro i ladri e i bischeri entrati di notte.

    Cordialità.

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