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Al M5S non serve solo vincere…

Vicenza – Il giorno è arrivato. Ci fanno votare ancora, ma stavolta l’esito è incerto. Senza strepiti e video didattici ci fanno votare su una questione fondamentale. L’Umbria potrebbe diventare il laboratorio della futura democrazia italiana. Le fazioni si affrontano con circospezione. Da una parte ci sono quelli che invitano i grillini a diventare adulti, dall’altra quelli che temono di sporcarsi con i corrotti. Il “capo politico” ha posto il quesito, ciò vuol dire che tutto il gotha a 5 stelle si sente pronto, e incoraggia il sì alle alleanze.

Chi potrebbe dare mai torto ai puristi dell’onestà, a quelli che si stracciano le vesti se un portavoce ritarda il rimborso dello stipendio, se uno di loro accenna a un punto di vista appena appena autonomo dalla politica del capo? E chi potrebbe dare torto a chi è stanco di restare fuori dai governi del territorio, di essere costretto solo alle denunce via via inascoltate su facebook per le malefatte dei partiti? In effetti nessuno dei due sbaglia. Ma allora che fare? E, ancor prima di conoscere il risultato della votazione, e ancor prima di votare, intuisco… E’ un falso problema!

La legge elettorale che protegge il sistema dei partiti, stava per condannare il M5S all’irrilevanza. I pop corn di Renzi servivano a mettere all’angolo i 5 stelle e costringere Mattarella a costruire un governo tecnico con un’ammucchiata antigrillina. Purtroppo per Renzi e gli altri, a destra si stava consumando un dramma epocale: Berlusconi era stato finalmente superato da un altro leader della coalizione, che aveva intenzione di soppiantarlo definitivamente. Matteo Salvini rese possibile il Conte I.

Il Conte II e la caduta dell’I nasce per il dramma nella sinistra. Matteo Renzi, destinato alla sua prima e ultima legislatura, ha temuto le urne anticipate e si è finto responsabile. Ma il Pd e la sinistra, invece di andare a votare subito con tre partiti, hanno solo preso tempo. I meteoriti di un progetto in disfacimento sono riusciti a strappare la guida di molti ministeri al Movimento, e pensano di avere anche l’opportunità di fregargli parte dell’elettorato. Non sarà così. Vorrebbero confondersi con alcuni aspetti del programma a 5 stelle, ma non ne hanno la forza. Essere del M5S è cosa dura.

Insomma, a tutta prima sembrerebbe che il Pd abbia preso in trappola il Movimento con le blandizie del governo regionale a scapito della destra, ma governare con i poliziotti a 5 stelle è una faccenda che impedisce di rubare, che mette a nudo le magagne nazionali ed internazionali, com’è stato per Salvini e per la Lega. Dunque, il problema non è questo. Il problema sta tutto nel M5S, ed è la selezione della sua classe dirigente. Il problema è trovare cittadini che siano profondamente onesti, che abbiano la consapevolezza che la disonestà è il più grande motore della disuguaglianza sociale, e che la lotta di classe si nasconde anche nelle vicende e nei destini politici dei portavoce.

E allora bisogna selezionare gente da cui ci si aspetta un’etica cristallina, da cui ci si aspetta sempre il rimborso dei super stipendi, da cui ci si aspetta il vincolo di mandato conferito all’atto del voto a tutto il Movimento, senza che pretendano in nome della “democrazia” di esercitare liberamente la professione di parlamentare. Gente che sia verificata nei laboratori territoriali e nelle sedi di partito che non sono ancora nate, che sia testata nei compiti di portavoce comunali, prima che regionali, prima che nazionali. Insomma gente che non sia solo simpatica e sconosciuta come accade nella selezione di Rousseau, e che sia vagliata e accreditata dall’ossatura nascosta del M5S.

Contro questa gente il sistema si infrangerebbe. Non è dunque l’apparente compromesso a segnare la sorte dei 5 stelle, ma la loro tenuta morale. Lo hanno dimostrato in tanti: il mestiere prima o poi s’impara. “L’onestà no: o c’è o non c’è”, come diceva Virginia. E l’onestà si deve selezionare in un laboratorio opportuno e reale, non su una piattaforma on line. Insomma, non è necessario che tutti diventino onesti, ma che siano di “moda”. E’ necessario che la corruzione, dovunque si annidi, tema l’onesto e lo fugga. I tempi cambiano, lo sdegno per il voto dei 304 deputati contro l’arresto di Sozzani è già molto superiore a quello per i 314 che, il 5 aprile 2011, attestarono che Ruby era la nipote di Mubarak.

Giuseppe Di Maio

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