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Palazzo Chigi, sede del Governo
Palazzo Chigi, sede del Governo

La nausea

Vicenza – Palazzo Chigi avverte: il governo s’ispirerà a un nuovo umanesimo, che poi è il programma del M5s. E di certo si scontrerà col “vecchio umanesimo”, con la retorica dei diritti umani: guscio vuoto abbellito da tante parole, come solo i padroni delle parole sono capaci di abbellire. Contro la retorica dei diritti umani ci sono i diritti sociali, “i sòrd”, la concretezza senza tante parole, i fatti che il Movimento creato da Grillo ha contrapposto alle fandonie dei camerieri del Capitale.

Finora ho sperato che il Movimento sostituisse la sinistra e la sua corruttela, ho sperato che rifondasse il partito delle classi oppresse tradito da false avanguardie. Sì, finora avrei voluto che il M5s s’incaricasse di un destino inevitabile, di essere contrapposto al suo avversario sociale, quasi a confermare la profezia di Grillo: “Alla fine resteremo solo io e il nano”.

Ma il tempo è passato, il nano non c’è più, o almeno, non c’è proprio lui, e l’Italia è un paese di destra diviso tra reazionari e conservatori. Allora è meglio mettersi al centro, sedersi in mezzo ai falsi duellanti, e fintantoché nessuno dei due dichiarerà esplicitamente di essere amico dell’altro (e dunque confondersi con l’altro), noi faremo alleanze una volta con l’uno e una volta con l’altro. Faremo provvedimenti a favore del popolo e impediremo che se ne facciano contro di esso.

Forse alla fine la gente capirà. Forse no. Ma intanto la merce della sinistra, la proposta politica del Pd & Co. saranno confinate nelle battaglie civili, negli interventi da “pappa del cuore”, e noi staremo attenti che la pappa non diventi un intervento guastatore in una società che cerca eguaglianza, in una tribù che si è avviata verso una rivoluzione umanista.

Ci scontreremo inevitabilmente con la dittatura mediatica della sinistra, che sparlerà di Palazzo Chigi come ha fatto finora del Campidoglio, ma la via è tracciata. Gli intellettuali poco dotti, organici al potere e lautamente retribuiti, declineranno tutto il loro potere per parlarci dell’amore per il prossimo, un prossimo astratto come lo concepiva l’autodidatta di Sartre, un’umanità indeterminata che non è mai colui che rivendica le stesse opportunità, gli stessi diritti, gli stessi denari che tanto li rassicurano.

Giuseppe Di Maio

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