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Matteo Salvini al Parlamento Europeo - Foto European Parliament (CC BY-NC-ND 2.0)
Matteo Salvini, qualche anno fa, al Parlamento Europeo - Foto European Parliament (CC BY-NC-ND 2.0)

Diario della crisi – Incubo di una notte di mezza estate

Vicenza – Sebbene fossero stati considerati un “combinato disposto” io li considerai separati: la riforma di Renzi era una cosa e il suo Italicum un’altra. Ed io ero a favore dell’Italicum. Quelli di sinistra sono famosi per le zappate sui piedi. Occhetto, Mattarella, D’Alema e altri hanno contribuito al successo della destra più di quanto essa non meritasse.

Noialtri grillini avremmo dovuto prendere la palla al balzo, avremmo dovuto acchiappare l’occasione. Ma purtroppo per noi l’occasione fu sgretolata dalla Corte Costituzionale, più furba di Renzi e delle sue menate; ci sottrasse l’unica opportunità di governare l’Italia e ridurre alla carità la sua classe politica con molta parte della sua classe dirigente. Ma non andò così.

Invece la legge elettorale furba ce la fece Rosato, votata da PD, FI e Lega, tutti insieme appassionatamente nel progetto di impedire al M5S di mandarli a casa per sempre. Difatti, nonostante il successo elettorale del 4 marzo, noi pentastellati non potevamo governare. Il nostro ducetto, nonostante avesse l’esperienza politica di un girino, pretendeva di decidere tutto da solo. E con i vincoli imposti agli onesti, non voleva perdere l’occasione di fare qualcosa di memorabile per il paese, dunque per sé.

Le volpi della legge Rosato lo molestavano con le deduzioni: chi ha vinto le elezioni ha l’obbligo di governare, dicevano, come se il M5S per governare avesse bisogno di una semplice rappresentanza parlamentare. Il Movimento può governare solo con la maggioranza assoluta, questo è il suo destino, e il popolo italiano lo deve capire. Altrimenti che si tenga gli altri, che sebbene mischiati e rimischiati appartengono allo stesso mazzo.

Invece il ducetto si mise alla ricerca di un alleato. Di un partito che condividesse una parte del programma, una parte della rivoluzione a 5 stelle. Ridicolo! Al massimo avrebbe potuto barattare una parte di questa rivoluzione con un’equivalente programma dell’alleato perfettamente all’antitesi. E così nacque l’idea del contratto. Berlusconi fu scartato, Salvini era tenuto a freno dalla coalizione, Renzi mangiava pop corn, Salvini alla fine si concesse. E Salvini fu osannato, perché aveva permesso al girino di uscire dall’angolo in cui l’aveva messo l’inesperienza.

Ma nessuno fa niente per niente, e il pedaggio da pagare era salato. Mentre il M5S era ossessionato dal dovere di fare le “cose” per il popolo, la Lega, invece, il popolo lo voleva fregare. E lo voleva fregare a chi ce l’aveva già. Com’è noto, la destra fiorisce al governo e immiserisce all’opposizione. Per prima cosa perciò prosciugò le casalinghe a Berlusconi, poi, prese di mira il popolaccio che aveva votato il Movimento solo perché incapace di cadere nella rete degli altri partiti.

Salvini blandì quel “poppolo”, come il τύραννος descritto da Gadda: in piazza, sui social, sul molo e in spiaggia, senza mai fare un giorno di lavoro vero. Lo inseguì, mangiando pizza, spaghetti e salsicce, bevendo birra, coca e mojito, vestendo felpe e facendo tuffi, a dorso nudo, come quell’altro sulla trebbia.

Renzi non avrebbe saputo fare altrettanto, e il tempo di Renzi di fare e dire cazzate era tramontato. Il suo partito si affidò a un altro mistificatore, bleso e incredibilmente ipocrita. Uno che aveva tutta la sua delegazione parlamentare renziana, dunque nemica. Uno che invece di prendersela con il Movimento se la prese col governo fascista di Salvini, una sua invenzione; si scelse un nemico scartando l’altro.

La contrapposizione destra/sinistra tra PD e Lega-fascista escluse dal dibattito il M5S, chiamato invece a rispondere delle accuse fatte all’altro. Salvini rispose a tono contro l’avversario di sinistra, pur votando insieme a lui gli stessi provvedimenti, e il Movimento fu affossato.

E adesso PD e Lega vogliono ancora far credere di non sostenersi a vicenda? Vogliono far credere di non avere gli stessi obiettivi? Zingaretti sosterrà Salvini nel progetto del voto immediato, perché non votare subito significa far passare una montagna di leggi pericolose per la casta. Renzi, solo adesso, buttato via il secchiello, si erge con i suoi a responsabile delle sorti italiche, ma ha solo paura di non tornare più in Parlamento. Tutti confidano in Mattarella, che sceglierà come Scalfari scelse Berlusconi: tra Movimento e Salvini preferirà Salvini: uno de’ noiautri!

Giuseppe Di Maio

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