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Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Diario della crisi – Il giudizio del popolo

Vicenza – La lettura del mio primo libro di psicologia, un manuale di divulgazione popolare, mi rivelò con sconcerto che il nostro cervello è totalmente irrazionale, e che la ragione assomiglia ad “una botte su un oceano in tempesta”. Quest’immagine non mi ha mai abbandonato, e ha accompagnato la mia gioventù confondendosi con quelle di Ulisse aggrappato ad una trave in mezzo ai flutti, del giovane Pratolini che sfreccia inquieto su una moto nella periferia della Nuova Pignone, o di Sartre, dei suoi dubbi e delle sue paure in una Parigi occupata dai nazisti.

La caparbietà di uno, la costanza dell’altro, il coraggio ritrovato dell’ultimo, cioè altra irrazionalità, ancora sentimento, avrebbero dovuto spalancare la porta della ragione. L’obiettivo di tutte le educazioni sentimentali è quello di placare i marosi del sentimento e fermare il rollio della coscienza, ma mille altre forze diseducative cercano invece di fomentare l’irrazionalità e compromettere la crescita dello strumento razionale.

Una fra tutte è la propaganda politica, a cui interessa turbare le coscienze e ridurle a uno stadio infantile per favorire il consenso. Ed ecco che, praticando i social, si ha la conferma di quanto gli esseri umani usino le strutture emozionali per comunicare, e quanto rare siano la ragione e la logica.

La democrazia è stata concepita come concorso delle opinioni equipollenti per la formazione della volontà generale. Ma è pur chiaro che a molta parte della cittadinanza mancano gli strumenti minimi, le conoscenze di base per costruirsi liberamente un’opinione. Ed è chiaro che, intestardirsi a non escludere questa parte della popolazione dalla produzione della volontà generale, significa esporre l’intera società alla schiavitù delle macchine del consenso.

Esse, le macchine, divulgano sentimenti. Amore, invidia, lealtà, odio, sono sentimenti che la politica propone come unici argomenti di discussione a un popolo sprovveduto (benché visceralmente complice), confondendo l’agone degli interessi.

Il segretario del PD Zingaretti ostenta la responsabilità del suo partito a non lasciare l’Italia senza governo nei mesi cruciali della legge di bilancio; propone un accordo di programma col M5S per il bene del paese che duri l’intera legislatura. Ma non è vero, è falso! Poiché, quando il partito maggiore della coalizione propone il nome di Conte alla Presidenza del Consiglio come persona degna, che non ha demeritato, che è stato apprezzato in patria e fuori, il PD e Zingaretti rifiutano proprio perché la proposta è di alto livello.

E mentre le tifoserie si lanciano improperi, si nasconde accuratamente il fatto che, a differenza dei nani a cui eravamo abituati, Conte è uno che ha inchiodato Salvini ad una sedia contigua alla sua ad ascoltare l’elenco delle sue malefatte, illustrando i tratti della sua scarsa personalità, il basso livello della sua intelligenza. Un individuo pericoloso, dunque, che giudicherà e oscurerà le mezze figure ai ministeri PD, figure che cercherebbero di portare a termine l’unico proposito di erodere consenso al Movimento. Uno capace di placare i flutti della macchina del fango piddina e concentrare la politica sulle cose, sui provvedimenti.

Zingaretti & Co. sanno che il popolo non riesce a rammentare la complessità di un programma, e che al massimo è capace di consenso per simpatia verso una sola persona. Perciò temono che la personalità di Conte porti alla lunga ancora fortuna al M5S e smascheri la truffa del PD, così come ha costretto la Lega a non nascondersi dietro gli slogan per decerebrati, alle verità schematiche da spiaggia.

Giuseppe Di Maio

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