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Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti

Diario della crisi – Considerazioni a brandelli

Vicenza – Quando quel fenomeno di chiacchiere a nome Renzi, sparò la sua legge elettorale che ci avrebbero copiato anche all’estero, le proiezioni dei sondaggi mostravano la vittoria costante ai ballottaggi del M5S. Per fortuna il vero ed estremo guardiano della disuguaglianza sociale, la Corte Costituzionale, bocciò l’Italicum, e Renzi poté assistere al suicidio di un’intera classe politica e all’occupazione dello Stato delle truppe pentastellate.

Dal 2013 il tripolarismo c’è, ma non è simmetrico. La destra e la sinistra pur coabitando e governando di fatto, non inciuciano ancora ideologicamente per ragioni elettorali, e continuano a considerarsi alternative l’una all’altra. Il Movimento, vero estraneo al sistema, con la sua posizione post-ideologica, rappresenta un ponte obbligato tra le due alternative.

L’elettorato considera con disgusto qualsiasi apparentamento, ma l’inciucione destra-sinistra è quello che catalizza la maggioranza dei dissensi. Ecco come la novità venuta fuori con le proiezioni sui ballottaggi dell’italicum si mantiene pari pari col proporzionale della legge Rosato. Con la differenza che il Rosatellum, non consentendo al Movimento di vincere le elezioni, lo condanna a partecipare a qualsiasi governo. La storia dei due forni è tutta qui. Oppure l’ammucchiata. Condizione pericolosa che regalerebbe al partito antisistema la maggioranza con qualsiasi legge elettorale.

Non smetterò mai di sottolineare come l’Italia e il suo popolo siano intrisi di spirito privato, che si mostra nelle due forme possibili: reazionaria e conservatrice. La prima diretta alla conquista dei vantaggi sul concorrente sociale, la seconda alla ricerca di tutele dei benefici raggiunti. Questa è la differenza tra destra e sinistra. L’onestà a tutti i costi, invece, nasce da una parte minima e residuale della società, più una posizione psicologica e morale, che economica e politica. Tuttavia capace di compromettere il motore della disuguaglianza e dei progetti privati illegittimi.

Continuo a sottolineare come la destra fiorisce al governo e illanguidisce nei banchi della minoranza, poiché lo spirito privato che essa stimola sfacciatamente diventa politico negli anni al potere, e rifluisce negli interessi idioti in quelli all’opposizione. La sinistra, al contrario, si dissolve proprio al governo, perché dà la prova della distanza tra i suoi interessi e la sua proposta politica. Il Movimento perde consensi con gli apparentamenti, ma questo pare per ora una faccenda inevitabile.

La maggiore sovrapponibilità dei programmi del M5S e del PD rispetto alla destra di Salvini è un’illusione. Se il Movimento scegliesse di sostituire e scavalcare la sinistra, dimostrando un’anima esplicitamente anticapitalista, forse sarebbe auspicabile, ma sarebbe condannato ad un angusto progetto dialettico e non rivoluzionario, quindi schiavo dell’alternanza.

Zingaretti dovrà scegliere quale Matteo l’avrà vinta. Il segretario del PD vorrebbe correre al voto anticipato per togliere definitivamente il partito a Renzi, che invece l’accusa delle resistenze ad accordarsi col M5S e minaccia di andare al voto con due formazioni naturalmente perdenti, regalando l’Italia all’altro Matteo. Ma sia votando che governando il Movimento è destinato ad essere protagonista della politica italiana.

Giuseppe Di Maio

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