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Pedemontana, il Pd: “Perché Zaia tace?”

Venezia – “Sulla Pedemontana Zaia ha perso la parola. Da giovedì scorso, ovvero da quando è stata notificato a Sis il sequestro del cantiere della galleria di Malo, il governatore è muto. Eppure solo nel weekend ha pubblicato su Facebook oltre 20 post sulle Colline del Prosecco patrimonio dell’Unesco, quindi sappiamo che è connesso. Perché su un episodio tanto grave, continua a tacere? Tra un brindisi e l’altro potrebbe degnarsi di scrivere almeno un tweet. Oppure a Baku è rimasto con la batteria scarica di smartphone e pc?”.

C’è ironia in queste parole di Andrea Zanoni, consigliere regionale veneto del Partito Democratico, con le quali torna sul caso della Superstrada Pedemontana e dei nuovi sigilli posti dalla magistratura sul cantiere di Malo, con l’ipotesi di reato di frode nella esecuzione dell’opera. E’ dunque il silenzio assoluto, sulle faccenda, del presidente del Veneto che Zanoni stigmatizza….

“I calcestruzzi – riprende il consigliere regionale di minoranza – utilizzati per la realizzazione della Superstrada, a quanto pare non a norma e diversi da quelli di progetto, potrebbero mettere a rischio la sicurezza di centinaia di operai oltre a quella dell’opera nel suo complesso, dove transiteranno migliaia di veicoli. Quanto emerso dalle intercettazioni, inoltre, è inquietante: i lavoratori hanno paura a entrare in galleria ‘perché, dicono, viene giù tutto’. Quel tunnel, ricordo, è già finito sotto sequestro due volte: una per un incidente mortale nel 2016, l’altra nel 2017 per un crollo della volta di una galleria, in uscita verso Castelgomberto”.

Zanoni, avverte che, fatta salva la presunzione di innocenza, la Regione non può limitarsi a un comunicato asettico e impersonale, di poche righe.Ricordiamo inoltre che il consigliere è anche firmatario di un’interrogazione in cui si chiede di verificare i materiali utilizzati in tutti i cantieri dei 94 chilometri della Pedemontana, se sia presente la marcatura Ce e se siano rispondenti agli elaborati progettuali.

“La Regione ha il dovere di intervenire – Conclude Zanoni -: è parte lesa e questa infrastruttura, dall’esorbitante costo di due miliardi di euro, è pagata per ben 914 milioni dai contribuenti veneti. Lo Zaia che adesso sta zitto è lo stesso che poco più di un mese fa, entusiasta, tagliava il nastro insieme al ministro Salvini per inaugurare il primo tratto. E sempre per la Pedemontana ci aveva onorato della sua presenza in Consiglio regionale, dove non lo vediamo mai: era il 7 marzo 2017 e con tanto di filmato con colonna sonora da trionfo e decine di slide, annunciò la nuova convenzione, con lo stanziamento di altri 300 milioni di fondi pubblici per imprimere un’accelerata all’opera e, di fatto, sanare le inadempienze del concessionario. Visto che, quando vuole, sull’argomento è decisamente loquace, perché adesso ha deciso di restare muto?”

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