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Municipalizzate, l’osso da spolpare

Vicenza – Municipalizzate: da uno studio fatto dal sindacato Uil (*) sarebbero un vero scandalo. Affrontiamo un esempio paradigmatico di ciò che una certa politica ci offre a livello nazionale e locale. Raffaele Colombara (vedi qui) è un consigliere d’opposizione (molto attivo ed altrettanto polemico) del Comune di Vicenza ed è anche presidente della Commissione consiliare Controllo e garanzia, che in questi giorni ha promosso un approfondimento sul tema della società berica di multi-servizi Aim.  

Si assiste, infatti, a un fervore di iniziative di dimensione nazionale per rimodellare il comparto delle multi utility che da sempre offre non poche risorse ai Comuni costantemente in affanno economico, e alla politica politicante di praticare – non di rado – lo spoil system, il nepotismo o il parcheggio dei trombati alle elezioni.

Già nell’aprile 2007 Raffaele Bonanni, ex segretario nazionale della Cisl, (non esattamente una mammola, come si dice in gergo) ebbe a dichiarare: «È ora di denunciare lo scandalo dilagante delle municipalizzate […] i Consigli di amministrazione che percepiscono tremila euro a botta. O che dire delle consulenze date agli amici degli amici, in Italia sono più di 147 mila. Il peso di questa situazione grava sui contribuenti».

E ancora «Capisco l’esigenza di apertura del mercato, ma c’è anche un delicato aspetto di interesse e sicurezza nazionale. E il governo deve tenerne conto.» E i veri proprietari: i contribuenti? Aggiungiamo noi. Solo gregge da condurre, pecore da tosare? Chiunque esamini diligentemente le bollette di acqua, luce e gas constaterà come le tasse superino abbondantemente i costo dei consumi.

Ma torniamo al consigliere Raffaele Colombara, che ha recentemente dichiarato: «Su questo come su altri passaggi strategici per il futuro dell’azienda vogliamo capire cosa ne pensano proprietà (il sindaco Rucco, per conto della città) e l’amministratore unico Vivian. Aim Vicenza rappresenta un importante asset della città, risanato negli ultimi anni ed oggi generatore di valore per la città in termini finanziari, economici ed industriali, oltre che di un significativo indotto per il territorio vicentino, ed al cui interno sono presenti importanti professionalità. L’obiettivo di chi ha la responsabilità di questo patrimonio deve essere quello di valorizzarlo nell’interesse della città e dei vicentini.»

E qui dobbiamo esplicitare il nostro apprezzamento per questa responsabile presa di posizione. È infatti lodevole che tale “rappresentante” si ricordi che il Sindaco pro tempore è il “proprietario” per conto della città; ma è criticabile, inconsistente e disdicevole laddove si dimentica di esplicitare la necessità di un avvallo referendario dei reali proprietari (i contribuenti vicentini) una volta che loro: i tecnici e i pubblici amministratori, avranno ravvisato una soluzione vantaggiosa.

In questi nostri periodici interventi abbiamo sempre avuto come guida il concetto di “democrazia” inteso come metodo per far emergere, dal magma di una società estremamente complessa, articolata e liquida, una supposta “Volontà del Popolo” che determini le scelte collettive. Una volontà estrinsecabile in modo semplice ed immediato nella formulazione e nell’implementazione di costituzioni, leggi, decreti, bilanci, regolamenti, circolari e quant’altro.

Secondo i detrattori del sistema (per loro “bizzarro”) di democrazia diretta, il “Popolo” avrebbe i caratteri di un’entità assolutamente non omogenea e i suoi membri non sono portatori di interessi perfettamente allineati, con identiche preferenze e aspirazioni fatte con lo stampino. Pertanto attraverso il voto “democratico” con una semplice crocetta non si avrebbero decisioni oculate. Cosa al contrario riconosciuta alle élite partitocratiche che escono dalle elezioni.

Queste élite sostengono che in un mondo dove quantomeno prevalesse una qualche forma di perplessità sulla democrazia diretta, basterebbe il classico invito a frequentare un paio di riunioni di condominio per verificare empiricamente la granitica coesione del Popolo di fronte al ricalcolo dei millesimi o al colore delle nuove piastrelle in cortile. E se il condominio dovesse apparire come un microcosmo troppo peculiare per trarne implicazioni sulla società nel suo complesso, basterebbe farli assistere ad un’assemblea sindacale dove si discute il rinnovo del contratto. O, per par condicio, a un Consiglio di Amministrazione, così da rendersi conto che persino tra capitalisti e finanzieri la coesione di intenti è alquanto evanescente.

Purtroppo a causa di oscure macchinazioni ordite da ignobili figuri, tale nirvana “democratico” non sarebbe diffuso su tutto il globo terracqueo. Invece veniamo governati, anzi oppressi, da usurpatori imposti dalla Finanza, dai Capitalisti, dai Poteri Forti, dal Neoliberismo, dagli evasori, dagli unicorni e dagli hobbit. Visto che in Italia hanno diritto al voto oltre 40 milioni di persone non è chiaro come si convincerebbe una simile moltitudine ad auto-opprimersi, e non lasciarsi dissuadere da una bazzecola chiamata logica.

Naturalmente comprendiamo (ma non giustifichiamo) il fatto che ogni sistema di potere, anche quello detto liberal-democratico, rappresentando interessi della élite che lo esprime, tende a rendersi definitivo, non delegittimabile, non resistibile nemmeno culturalmente, plasmando e imponendo un pensiero unico più o meno apertamente obbligatorio. Tende, cioè, a farsi autocratico; similmente a come qualsiasi grande attività imprenditoriale tende a farsi monopolio ponendosi sopra il libero mercato.

Chi fa bella mostra di specchietti semantici per allodole come “bene comune”, “obiettivi condivisi”, “collettività”, “interessi di tutti” in realtà vuole perseguire, ricorrendo al grimaldello della retorica d’accatto, gli interessi propri e quelli dei sodali. Non a caso quanti si ammantano dell’afflato sui grandi ideali spesso sono i più famelici in materia di mazzette e poltrone. Storicamente è stato l’alibi morale della purezza a offrire, a prezzi di realizzo, l’auto assoluzione plenaria per tutte le nefandezze. Così è giustificato imporre ciò che di volta in volta gli conviene: non c’è alternativa sostengono. Ciò non di meno, tutti i sistemi di potere, prima o poi, decadono o crollano.

Nel mondo reale ognuno persegue i propri obiettivi spesso in contrasto con quelli altrui. Fuori dalla retorica da mentecatti, quando si va a votare si sceglie chi (sperabilmente) rappresenterà meglio il nostro particulare, non l’Uomo della Provvidenza che abbia carta bianca sui Destini della Nazione. E siccome non sempre sarà il nostro specifico particulare a prevalere, un sistema democratico dovrebbe limitare la possibilità che chi vince ne approfitti a proprio vantaggio. Per questo il sistema democratico mette in piedi un sistema di equilibri e di garanzie assicurato dalla tripartizione dei poteri.

E per convincersene si osservi come sono rispettati i diritti politici in Svizzera (**). In nessun altro Paese al mondo la popolazione ha il diritto di esprimersi in votazione su altrettanti oggetti quanto nella CH. Chi può votare e come giunge alle urne un oggetto? I principali strumenti di questa democrazia diretta sono il diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma anche il referendum e l’iniziativa popolare, il recall e molto altro ancora.

Enzo Trentin

(*) 15 febbraio 2014

(**) Funzionamento e organizzazione della Svizzera

Un commento

  1. Chi non vorrà leggere tutto l’articolo legga almeno il fimale:
    E per convincersene si osservi come sono rispettati i diritti politici in Svizzera (**). In nessun altro Paese al mondo la popolazione ha il diritto di esprimersi in votazione su altrettanti oggetti quanto nella CH. Chi può votare e come giunge alle urne un oggetto? I principali strumenti di questa democrazia diretta sono il diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma anche il referendum e l’iniziativa popolare, il recall e molto altro ancora.
    Bravo Trentin

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