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“L’Italia in croce”, opera dello scultore Gaetano Pesce

L’Italia è nel caos come gli indipendentisti

Vicenza – Un lettore (vedere in calce qui) chiede: «come fare per affondare democraticamente questo Stato ottocentesco di origine napoleonica che nella sua non democratica Carta costituzionale non ne ha previsto il divorzio?» Si tratta di una domanda lecita, alla quale noi abbiamo cercato di dare un’indicazione in più articoli aventi come leitmotiv la necessità di avere come base un progetto istituzionale innovativo da spendere con l’opinione pubblica, e di conseguenza con l’elettorato.

Questo perché non mancano le ragioni etico-morali per il superamento dello Stato italiano. Infatti, nel capitolo II del libro “Secessione Quando e perché un paese ha il diritto di dividersi” [© 1994 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano] presentato da Gianfranco Miglio, Allen Buchanan scrive (tra molto altro) che un gruppo può lecitamente opporsi allo Stato con la forza qualora si trovi a essere vittima di una ridistribuzione discriminatoria; ossia, qualora le politiche economiche o fiscali dello stato operino sistematicamente a detrimento di quel gruppo e a beneficio di altri, in assenza di una valida giustificazione morale per questa difformità di trattamento.

In terzo luogo – prosegue – a certe condizioni, un gruppo è legittimato a secedere quando ciò risulti necessario alla tutela della sua particolare cultura o forma di vita comunitaria. Ciascuna di queste conclusioni rappresenta una brusca dipartita rispetto a quella che spesso viene ritenuta una fondamentale caratteristica dell’individualismo liberale: l’esclusiva preoccupazione per i diritti individuali e il conseguente insuccesso nel valutare l’importanza della comunità o dell’appartenenza al gruppo per il benessere e per la stessa identità dell’individuo.

Che il nord Italia, e soprattutto i veneti, desiderino una soluzione che li svincoli dal malaffare e dalle inefficienze dello Stato scaturito dal Risorgimento, e proseguito con la Repubblica nata dalla Resistenza, è un fatto assodato. Per tutti basti citare l’assenteismo massiccio alle elezioni che in certe zone supera il 50%. Un dimostrato rigetto dell’Italia della partitocrazia e, con essa, dell’Italia tout court, in favore della propria libertà. 

Del resto come essere “innamorati” di questo Stato? Recentemente è risultato che – malgrado l’insopportabile e insostenibile carico fiscale – l’Italia è all’ultimo posto in Europa per l’istruzione. Eppure abbiamo più insegnanti per studente di qualsiasi paese europeo. Inoltre, i titoli di studio del sud, nella maggioranza dei casi, non rappresentano l’effettiva preparazione dei candidati alla ricerca di lavoro. E stendiamo un velo pietoso sulla densità della piccola e grande criminalità.

E per brevità stendiamolo anche su infiniti altri aspetti di questa statalità che si abbarbica sull’unità degli italiani che non esistono come varietà etnica, culturale, linguistica, con le loro diverse tradizioni, abitudini e mentalità. Almeno secondo la produzione letteraria di Sergio Salvi e di molti altri ricercatori.

I partiti politici sono egemoni e occupano illegittimamente e con arroganza tutte le istituzioni, e ciò in spregio all’articolo 49 di quella Costituzione che essi stessi hanno fatto definire, da un guitto estremamente politicizzato e profumatamente pagato con i soldi dei contribuenti, “la più bella del mondo”. Significativa, poi, è stata la riunione recentemente convocata dal Ministro Salvini con le parti sociali al Viminale, non per quanto si è discusso o per i risultati conseguiti, ma per l’imbarazzante presenza dell’ex sottosegretario Armando Siri. 

Questo – secondo alcuni osservatori – è un messaggio inviato a Gianluca Savoini: «Non sarai abbandonato…» A suo tempo, infatti, durante l’operazione “Mani pulite”, Mario Chiesa, il “mariuolo” come lo chiamò Bettino Craxi, fu abbandonato a se stesso; lui confessò tutto, più di tutto. A fronte del messaggio di Salvini, Savoini al primo interrogatorio non ha aperto bocca, seguendo le orme di Primo Greganti (anche lui implicato in “Mani pulite” ), il quale non parlò. Il tempo ci dirà se siamo di fronte a degli emuli di Mario Chiesa (Psi) o a un Primo Greganti (Pci).

A quanto sopra va aggiunta la nausea dei veneti autenticamente indipendentisti per la votazione di partiti apparentemente indipendentisti, ma in realtà collusi col sistema dei partiti italiani, con i quali hanno spartito i rimborsi elettorali, dopo aver incassato i voti dei veneti in buona fede. Cosa dire dell’ultimo soggetto: il Partito dei Veneti, nato per iniziativa di un personaggio che ha pubblicamente smentito la validità della sua firma in calce ad un accordo pre-elettorale e che, per sovra mercato, ha poi dichiarato di sentirsi svincolato dal mandato dei suoi elettori?

Che tipo di “rappresentante” potrà mai essere uno che si comporta così? Più recentemente poi ha fatto dichiarazioni sulla stampa per ricercare coalizioni con esponenti di quella partitocrazia che vorrebbe  superare. Non bastasse c’è anche chi, in stato confusionale, lancia pubblici appelli a Luca Zaia di abbandonare la Lega di Salvini (rea di non spendersi efficacemente per un’autentica autonomia) per mettersi a capo dell’indipendentismo veneto.

Costoro nemmeno si rendono conto che il “duttile” Zaia è sì un buon comunicatore, ma anche un approssimativo pubblico amministratore. E ultimo ma non meno importante, chi fa queste avances non si rende conto di dimostrare che per conto proprio non ha alcuna statura politica, ma è semplicemente un gregario in cerca di “protezione” per ottenere “careghe”.

Che i partiti non siano la soluzione lo si può constatare anche dalla parabola del Movimento 5 Stelle. La loro fine è evidente, anche e soprattutto nei contenuti, infatti nel momento in cui la signora ministra Barbara Lezzi ci dice che l’autonomia è inattuabile mette una pietra tombale su tutto quello che il Movimento per anni ha promesso e proposto di fare. Ed è giustappunto inattuabile un’autonomia a costo zero prevista dalla Costituzione.

Un’autonomia che non sposta di un euro l’entità del residuo fiscale delle Regioni più virtuose è impossibile. Quindi non è realizzabile la meritocrazia, visto che non si possono concedere maggiori poteri e maggiori competenze a queste Regioni in modo tale che il loro esser virtuosi dia benefici anche in altri campi. Lasciando tutta la gestione allo Stato centralizzato si continuerà ad avere maggiori costi o comunque servizi più scadenti.

Com’è poi possibile ignorare che l’autodeterminazione è un desiderio naturale ad essere liberi di autogovernarsi, di essere sovrani e padroni di se stessi, della propria terra, dei propri beni, del proprio lavoro, dei propri diritti umani, civili e politici, un’aspirazione elementare quanto universale, specialmente laddove l’uomo e le sue comunità sono maltrattate, depredate, disprezzate, sofferenti, a rischio di estinzione. C’è una particolare frase di Marcel Proust contenuta ne “À la recherche du temps perdu” che dovrebbe stimolare l’agire dell’indipendentismo veneto: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.» 

Orbene, se è vero che a tutt’oggi manca una bozza di progetto istituzionale innovativo e condiviso, è altrettanto documentabile che iniziative in questo senso che ne sono. Giancarlo Pagliarini (successore di Gianfranco Miglio nella presidenza dell’Unione Federalista) insiste e continua ad andare, laddove lo invitano, a spiegare perché il federalismo sarebbe un toccasana per l’Italia.

Queste le sue proposte, da lui stesso definite “il decalogo del Paglia”:

  1. Limitare il potere di tassazione dello Stato e degli enti locali, identificando nella Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale complessiva. Invertire i flussi fiscali, eliminando l’intermediazione dello Stato e statuire che le PA di ogni Regione devono coprire almeno l’80% di tutte le loro spese, incluse quelle previdenziali. Solidarietà e perequazione possono coprire il rimanente 20% solo in assenza di sprechi e di significativa evasione fiscale nelle Regioni che ricevono la solidarietà dalle altre Regioni. 
  2. Riconoscere nella Costituzione l’impresa, e tutelarla
  3. Limitare la presenza dello Stato nell’economia.
  4. Regolamentare il diritto di sciopero.
  5. Imporre obblighi di trasparenza e di rendiconto ai sindacati.
  6. Tutelare come valore fondamentale la professionalità, l’imparzialità e l’indipendenza della pubblica amministrazione.
  7. Togliere gli attuali limiti all’esercizio dei referendum.
  8. Statuire con molta chiarezza che il debito pubblico potrà essere trasferito alle generazioni future solo a fronte di investimenti.
  9. Passare gradualmente dall’attuale, assurdo sistema pensionistico “a ripartizione” a un più razionale e responsabile sistema “a capitalizzazione”.
  10. Sancire nella Costituzione il principio dell’assoluta uguaglianza tra pubblico e privato, che devono essere considerate due sfere parimenti sovrane. Prevedere che se tra queste due sfere sorgono gravi conflitti, a decidere sia la volontà popolare, attraverso un referendum. Sancire che il cosiddetto “primato della politica” è un’idea falsa, e che una società libera e aperta è sempre dualistica: poggia cioè su una assoluta uguaglianza tra privato e pubblico.

C’è infine chi, come il vice presidente del Veneto Serenissimo governo: Valerio Serraglia, ironicamente sostiene che l’Italia è senza un capitano, anzi ne ha uno emulo di Francesco Schettino. Che la campagna di denigrazione mediatica nei confronti di Wladimir Putin ha lo scopo di continuare e allargare le sanzioni economiche contro la Federazione Russa, dopo il referendum per l’autodeterminazione in Crimea del 2014, che sanciva la volontà del quel popolo di rientrare nella madre patria russa.

Non è da escludere che le future sanzioni (che molti danni economici impongono ad alcune produzioni venete) possano colpire anche i prodotti petroliferi della Federazione Russa, fino a far diventare concorrenziale i gas a frammentazione (scisto). Va ricordato che gruppi monopolistici nordamericani hanno investito somme gigantesche su queste estrazioni, che molti ecologisti definiscono dannose per l’ambiente. L’obbiettivo, attraverso le sanzioni, è di elevare il valore di un barile di petrolio a minimo 80 dollari, rendendo quindi competitivo lo shale gas (scisto). Mentre la Federazione Russa ha programmato i suoi piani economici su un valore di 50 dollari al barile.

Se la Federazione Russa riesce a sviluppare la sua economia con questa valutazione (50 dollari al barile) per gli Usa la crisi sarà inevitabile e saranno costretti a scendere a patti, e togliere le sanzioni. Quindi le problematiche italiane sono all’interno di uno scontro globale (i “grandi” politici italiani non sono altro che delle comparse, in questo gioco). E gli indipendentisti devono necessariamente trovare una loro “parte” in questo scenario mondiale.

Una filosofia politica che dà valore alla autodeterminazione, promuove la diversità e considera lo Stato come un artificio concepito per soddisfare le necessità umane e non certo alla stregua di una divinità o di una immutabile realtà naturale. Una dissociazione può rompere antiche alleanze, stimolare la formazione di nuove, infrangere equilibri di potere; ma soprattutto creare nuove opportunità.

Enzo Trentin

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