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Ricostruzione ideale dell'Acropoli e dell'Areopago di Atene - Dipinto di Leo von Klenze, 1846
Ricostruzione ideale dell'Acropoli e dell'Areopago di Atene - Dipinto di Leo von Klenze, 1846

Le due democrazie. Chi non vuole la diretta?

 Vicenza – Giustificare le proprie azioni con la necessità di proteggere i deboli e gli indifesi. Questa è la prima regola della retorica politicante. Quando i faccendieri politici vogliono mettere la popolazione sotto sorveglianza totale, dicono che lo fanno per evitare che i gruppi d’odio colpiscano gli indifesi e i diversi. È poi un errore pensare che l’informazione possa non essere manipolata. I mezzi di comunicazione del sistema pseudo democratico sono il cuore pulsante della dizinformacja funzionale alla partitocrazia. Dunque del trattamento politico dell’informazione.

Inoltre da parte sua il sistema mediatico non riesce a togliersi di dosso la dipendenza dai sondaggi (quasi sempre eterodiretti) più di quanto i candidati riescano a resistere alla tentazione delle apparizioni televisive. In buona parte del nord Italia esiste una specie di fiume carsico che vagheggia l’autonomia. Anzi alcuni politicanti si sono spinti a chiederne una simile a quella del Trentino-Alto Adige (cosa peraltro impossibile).

Ma, sotto sotto, la vera richiesta è l’indipendenza da un paese che, per esempio, sin dalla sua nascita è stato guerrafondaio (vedi l’elenco delle guerre dichiarate dall’Italia). L’ultima (inutile) dichiarazione di guerra italiana ad un paese terzo fu redatta il 14 luglio 1945. Fu del governo guidato da Ferruccio Parri, per cercare di conquistare lo status di alleato, che dichiarò guerra all’Impero Giapponese. Oggi l’Italia non dichiara più guerra a nessuno, e con una capriola semantica afferma di operare in missioni di peacekeeping.

Ciò premesso i sostenitori della democrazia non dovrebbero ignorare il “Modello Ateniese”, che rimane ancora, a parere di molti, un punto di riferimento di primaria importanza. Esso funzionava così: 

  • Ogni singolo cittadino poteva partecipare al dibattito politico.
  • Ogni singolo cittadino poteva presentare proposte di legge. 
  • Ogni singolo cittadino poteva votare le proposte di legge all’ordine del giorno. 
  • Ogni singolo cittadino poteva iscriversi nelle liste da cui si sorteggiavano le cariche pubbliche. Quasi tutte le cariche pubbliche erano assegnate per sorteggio e avevano durata annuale.
  • L’Assemblea dei cittadini era l’organo sovrano di Atene. 
  • Non c’erano partiti, né rappresentanti.
  • I funzionari esercitavano un potere prevalentemente di tipo esecutivo e dovevano in ogni caso rendere conto all’Assemblea. 

Questa era la democrazia per gli antichi ateniesi, e tale rimarrà fino al diciottesimo secolo incluso. Si veda l’opera di Luca Chioretto e Pietro Numi “La Democrazia Ateniese = V-IV secolo a.C”. Poi, agli inizi del diciannovesimo secolo, qualcuno inventò il sistema rappresentativo, e questo segnò la morte della democrazia. La giustificazione ufficiale fu che il modello ateniese non era più proponibile nei grandi Stati. Ciò nonostante c’è chi sostiene (tra gli altri, il M5S ha materializzato il Ministro per la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro) che i moderni sistemi informatici potrebbero superare le difficoltà e ritornare ad una democrazia ateniese aggiornata e planetaria.

Ma si sa che Italia è davvero il Paese degli ignoranti, i cui cittadini sono affetti da analfabetismo funzionale, e non sono stati sufficienti 158 anni per risolvere questa emergenza. È infine un errore investire nella vecchia formula delle manifestazioni di strada con bandierine, cortei, megafoni, comunicazione dell’itinerario dei cortei alla prefettura, servizio d’ordine, inquadramento, organizzazione. Questa è una specialità dei partiti (specialmente di sinistra) e dei sindacati. Democrazia e federalismo poi sono complementari l’uno all’altro; infatti nel libro “Del principio federativo” Pierre-Joseph Proudhon sosteneva una cosa che purtroppo tutti i politicanti non hanno mai spiegato (non ne hanno l’interesse); ovvero che il federalismo di basa due principi fondamentali: 

  1. La sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti, è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti.
  2. Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano. 

Concludendo: s’è mai vista una guerra o una missione di peacekeeping avviate dopo un esito referendario che chiedeva proprio questo tipo di azioni? 

Enzo Trentin 

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    ” ..chi non la vuole diretta ?”
    Bella domanda a cui verrebbe da rispondere che di certo sono i difensori dello status quo, chi gode di vantaggi e privilegi dal sistema attuale che ben li tutela, di certo quel 1% che detiene gran parte della ricchezza sia in Italia che sul pianeta, i vertici dei vari poteri economici, monetari, finanziari, industriali, burocratici, culturali, della informazione, della cultura e perfino religiosi.
    Costoro riescono a orientare tutti gli altri verso i propri scopi ( finestra di Overton e altri metodi ).
    A questi aggiungerei chiunque abbia una opinione pessimista sulle capacità della persona comune e che intenda il ” popolo” come gregge bisognoso di guida.

    A questi aggiungerei anche quelli che definisco ” ignavi ” completamente assuefatti ai modelli dominanti.

    Personalmente sono d’accordo sulla possibilità attuale di una democrazia diretta non mediata ( dai partiti ) anche grazie al web che supera distanze e tempi ( basterebbe addirittura una app ).
    Considero possa essere realizzata meglio se strutturata in modalità di federalismo sussidiario ascendente, ma questo implica una rivoluzione culturale circa la sovranità personale del cittadino che ancora troppo pochi sono disposti a rivalutare.

    Complimenti per l’ottimo lavoro.
    Cordialità .
    G.Z.

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