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Indipendentisti catalani e veneti assieme
Indipendentisti catalani e veneti assieme

Valutiamo i nostri politici per quel che fanno

Vicenza – In questo articolo ci avventureremo nella speculazione di un certo tipo di politica politicante. È un azzardo, lo sappiamo. Del resto la professione del giornalista non è mai stata facile. Oggi da un qualsiasi articolo può scaturire una querela; anche se attualmente i giudici la valutano con il sentire di una lite temeraria, e il Parlamento sta varando un’apposita legge per scoraggiarne l’uso. Anche nel secolo scorso fare il giornalista significava mettere a repentaglio ogni giorno la vita.

A quel tempo si rischiavano duelli mortali e imbarazzanti avventure. Come accadde a Carlo Marini direttore del Gazzettino del diavolo, foglio romano che campava di scandali veri e inventati. Una mattina del novembre 1872, un gruppo di giovanotti lo riconobbe dentro la sua carrozza all’inizio di via Tomacelli, lo tirò giù dal calesse senza tanti complimenti e, dopo avergli strappato di mano la pistola con la quale cercava di difendersi, cominciò a gridare: «Al fiume, al fiume». Alcuni passanti, pensando fosse la vittima innocente di un gruppo di teppisti, cercarono di liberarlo, ma non appena sentirono il suo nome, si unirono alla festa. Il direttore del Gazzettino del diavolo fu salvato dai questurini mentre penzolava da un ponte sospeso sopra le acque limacciose; portato in questura a San Silvestro, implorò che lo trattenessero almeno fino a sera. 

Nell’esaminare, quindi, il comportamento di alcuni sedicenti indipendentisti autoctoni dei giorni nostri siamo consci dei “rischi” che stiamo correndo. Ebbene nel marzo 2013, FreeVeneto insieme al partito indipendentista Veneto Stato all’epoca guidato da Antonio Guadagnini, prende parte ai lavori di Barcellona per il lancio della Commissione Internazionale dei Cittadini Europei – ICEC. Essi partecipano attivamente all’iniziativa della raccolta firme per il Diritto di Autodeterminazione in Europa. Antonio Guadagnini (oggi Consigliere regionale veneto) aveva promesso: «Il milione di firme verranno consegnate il 30 Marzo 2014 a Bruxelles insieme ai Baschi, ai Catalani, agli Scozzesi, ai Fiamminghi, ai Tirolesi e a tutte le Nazioni ed i singoli cittadini europei che vorranno aderire e sottoscrivere l’iniziativa, in una manifestazione che si prevede davvero oceanica.»

Non ci fu nessuna consegna e nessuna manifestazione oceanica. Il milione di firme, da raccogliersi in almeno 7 Stati dell’UE, non fu raggiunto. Poco male! L’iniziativa non è deliberativa, è solamente una richiesta alla Commissione europea (organo non elettivo) di prendere in considerazione la proposta di un milione di cittadini europei, ed a cui la Commissione ha solo l’obbligo di rispondere, magari con un lapidario: No!

Parlano di “democrazia partecipativa” ovvero: tu partecipi o proponi, noi decidiamo; che non è democrazia diretta, è il regime della democrazia rappresentativa. Insomma, giusto per capirci, si tratta di uno strumento molto simile al referendum consultivo che i boccaloni all’epoca e ancor oggi installati in Regione Veneto annunciavano di voler materializzare (vedasi Legge Reg. 16/2014) anche in contrasto con la deliberazione della Corte costituzionale italiana. Si tratta (come dire…?) di un’opposizione “politica” alla Suprema Corte che non poggia su inconfutabili argomentazioni giuridiche.

I nostri “eroi” proseguono: «Il percorso di costituzione della nuova Europa dei popoli dev’essere fondato sul federalismo europeo dei territori, presupponendo il dissolvimento delle entità statali attuali, del tutto inadeguate ad affrontare le sfide geo-politiche mondiali. […] L’obiettivo finale – continua Antonio Guadagnini, che in questo caso parla a nome di una forte maggioranza del Consiglio Regionale Veneto, avendo raccolto ben 26 sottoscrizioni! – è arrivare a realizzare il referendum per l’indipendenza del Veneto (Consultivo? E per il quale i privati cittadini avrebbero dovuto sborsare volontariamente 14 milioni di Euro? Tsz! Infatti ne versarono circa 120.000. Ndr) un’idea condivisa dalla gran parte dei consiglieri di maggioranza, ed anche il presidente del Consiglio e il presidente della Giunta, che hanno preferito non sottoscrivere il documento per ragioni di opportunità, sono sostanzialmente e moralmente con noi.»

Ora è da sottolineare che si tratta, più o meno, delle stesse persone che all’incirca 35 anni orsono predicavano l’autonomia ed il federalismo non ottenendo nessun risultato politico tangibile. Oggi per quale ragione dovrebbero risultare più credibili e determinanti, quando hanno spostato l’obiettivo più in avanti: sul federalismo dei territori europei? Di quali credenziali dispongono? Non lo specificano!

Quanto alla posizione dei due che «hanno preferito non sottoscrivere il documento per ragioni di opportunità», cosa dire? Risulteranno comunque “vincitori” sia che la questione abbia successo, sia che fallisca. Sicuramente una posizione assai ambigua. Sofocle ammoniva: «Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere.» L’odierno panorama politico del “Belpaese” questo offre.

Sicuramente potremo vedere: «Le tre cose che faremo come Intergruppo – ha annunciato Antonio Guadagnini – sono consultazioni della popolazione a livello locale, organizzare convegni nazionali e internazionali per portare il tema all’attenzione del Parlamento europeo e tessere relazioni con i movimenti indipendentisti, sia italiani, come quello del Sud Tirolo e della Sardegna, sia europei.»

Sulle consultazioni a livello locale c’è da star tranquilli. Andranno per il contado a far passerella per concionare, e se qualcuno suggerirà qualcosa di sensato diranno: «Sì, ma…»; che è l’esatto contrario di quel sistema democratico che vorrebbero propugnare, ma che di fatto rafforza la rappresentanza (loro), e avvilisce la cosiddetta partecipazione del cittadino “sovrano” che sta alla base della democrazia.

Sicuramente: 

  • Organizzeranno meeting e convegni; tanto lo faranno a spese dei contribuenti per mezzo delle infinite pieghe del bilancio regionale e/o con i fondi destinati ai partiti. 
  • Quanto al coinvolgere gli altri indipendentisti italiani ed europei… (beh!) abbiamo riscontrato la loro efficacia con l’iniziativa ICEC sopra descritta. Ma abbiamo anche constatato la rissosità tra indipendentisti, nonché le loro “disinvolte” manovre nel presentare liste (che alcuni definiscono civetta) alle elezioni 2015 e del 2019 in Veneto.
  • Insomma, come avevamo già segnalato in precedenza, si tratta della solita Compagnia di giro che non si differenzia in nulla da quella partitocrazia che vorrebbe sopravanzare. La “partecipazione” c’entra assai poco. Lo scrittore George Orwell acutamente scriveva: «Sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo.»

In conclusione aggiungono i nostri “eroi”: «Non è un caso che le situazioni socio-politiche della Scozia e della Catalunya sono attraversate da convinte spinte autonomiste che vengono da partiti legati strettamente con le posizioni della nuova sinistra europea…», in ciò perpetuando due equivoci di fondo: a) Scozia e Catalunya hanno realtà oggettivamente differenti da quella veneta; b) esse poi sono già ampiamente autonome. Semmai lavorano per l’indipendenza non per l’autonomia che sembra l’obiettivo su cui attualmente hanno ripiegato i sedicenti indipendentisti veneti.

Si continua a parlare di autonomia, che è cosa ben diversa dall’indipendenza, e ciò alla faccia del fatto che la lista con la quale è stato eletto Antonio Guadagnini s’intitolava: Indipendenza Noi Veneto – Con Zaia. Così come decenni fa peroravano la causa del federalismo per accomodarsi – subermamente retribuiti – sugli scranni del “potere”, oggi straparlano di indipendentismo per ottenere gli stessi privilegi. Sul federalismo a suo tempo fallirono. È lecito domandarsi per quale ragione dovrebbero avere miglior fortuna con l’indipendentismo?

Non va molto meglio con il vertice di Indipendenza Veneta. Pur dichiarando sfiducia nella magistratura italiana, ricorse al TAR del Veneto per annullare le elezioni regionali del 2015. Diceva Ronald Reagan (ex presidente USA) «La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomiglia molto alla prima.»

L’idea di cambiare qualcosa, non ha ancora fatto breccia in molti pseudo indipendentisti. Ci arronzano con discorsi e iniziative di indipendenza di qua e di la’, ma non hanno ancora stilato un’ipotesi credibile di come dovrebbe essere esercitata l’autodeterminazione del futuro Veneto indipendente. Comprensibile che oggi caldeggino l’autonomia come passo intermedio (affermano loro), infatti sarà il governo e il Parlamento italiano a disegnare tale autonomia, che sappiamo già sarà alquanto limitata e assolutamente non paragonabile a quelle di Scozia e Catalogna.

Considerate le loro disinvolte esperienze politiche, e la loro cultura partitocratica si è indotti a credere che approvino il regime democratico rappresentativo. Se così fosse, l’elettorato sarebbe chiamato, eventualmente, a cambiare i suonatori, non certo la musica. E la sconfortante conclusione sarebbe che ci si trova di fronte ai soliti “ciacoloni” che mirano principalmente ad abbrancare anche le briciole, purché ovviamente siano briciole che cadono dal tavolo del potere. In proposito uno dei principali scrittori di aforismi, lo spagnolo Ramón Eder sostiene: «La lotta per il potere può essere terribile, ma la lotta per le briciole del potere è sempre patetica.»

Enzo Trentin   

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