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Se ci fosse una eruzione del Vesuvio…

Venezia – Il punto non è “se ci fosse” ma… “quando ci sarà”, sebbene tutti speriamo che sia il più tardi possibile, magari tra parecchi secoli. Stiamo parlando dell’eventualità di una eruzione, che sarebbe certamente esplosiva, del Vesuvio, e ancora peggio, di quella del “supervulcano” dei Campi Fregrei. L’area vulcanica di Napoli insomma è di gran lunga la più pericolosa del mondo, questo perché i due sistemi vulcanici lo sono per le loro caratteristiche, ma soprattutto per la spaventosa densità di popolazione che c’è in quell’area. Ci sono più di tre milioni di persone nella zona, un caso unico nell’intero pianeta.

Un clamorosa spada di Damocle dunque che grava sull’Italia e, in caso di una simile emergenza il  Veneto sarebbe pronto ad accogliere gli sfollati esattamente come nel caso di qualsiasi altra calamità nazionale e in numero definito dalla normativa nazionale che, in questi casi, prevede un’equa distribuzione tra le Regioni.

Lo ha spiegato oggi l’assessore regionale alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin che chiarisce i termini secondo i quali è stata approvata una specifica delibera in materia.  Si tratta della Deliberazione della Giunta Regionale n. 747 del 4 giugno 2019, con oggetto “Pianificazione di emergenza per rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Approvazione degli schemi di Protocollo d’intesa tra la Regione del Veneto, la Regione Campania e i Comuni di Napoli, San Giuseppe Vesuviano (NA), Sant’Anastasia (NA) e l’enclave di Pomigliano d’Arco (NA)”.

“La delibera – ha detto Bottacin – prevede l’applicazione di una norma dello Stato che risale al 2014, in base alla quale gli evacuati vengono distribuiti in tutte le regioni e non solo in Veneto. Dal momento che la Protezione Civile del Veneto è considerata al top in Italia, ovviamente, garantisce il pieno supporto tecnico al dipartimento nazionale e la piena solidarietà alle altre regioni, come sempre.”

La normativa di riferimento è la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri “Disposizioni per l’aggiornamento della pianificazione di emergenza per rischio vulcanico del Vesuvio” del 14/02/2014 che formalizza il Piano nazionale di emergenza per l’area vesuviana, e la nuova delimitazione della “Zona rossa”.

“La direttiva definisce che, nell’eventualità di calamità lungo le pendici del Vesuvio – precisa ancora l’assessore – noi in Veneto ci impegniamo ad accogliere circa 32.500 persone su 544.000 pari a circa il 6%. Giusto per avere un’idea la Lombardia si impegna ad accogliere circa 100mila persone ed il Lazio circa 60mila.”

“Il fatto è – prosegue Bottacin – che ogni volta che si è verificata una calamità di livello nazionale la Protezione Civile del Veneto è sempre stata in prima linea nel portare soccorso e garantire supporto alle altre regioni. Fa parte del Dna dei veneti lo spirito di solidarietà, al contrario di chi vorrebbe far passare il messaggio di un Veneto egoista. Si ricorda che un Veneto su 5 fa volontariato a conferma di questo. Per noi è una cosa innata.”

“Come ha riconosciuto Mattarella il 12 marzo – ha concluso l’assessore regionale -, quando a Belluno ha detto che la Regione Veneto ha dato una lezione di protezione civile a tutta Italia, anche nel caso di una eventuale eruzione del Vesuvio il Veneto sarebbe in prima linea con tutti i suoi uomini e mezzi. Come sempre”.

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