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Processo BpVi, non si cerchi la prescrizione!

Vicenza – Che l’argomento del giorno in Italia sia, in queste ore, la questione Sea Watch e, per esteso, i flussi migratori di disperati che cercano un futuro in Europa, è sotto gli occhi di tutti. Però, in altra pagina del giornale, non manchiamo di sottolineare il grande inganno che c’è dietro, ovvero come da anni il potere, nel Bel Paese e non solo, si propagandi l’idea che sia in atto un’invasione straniera soprattutto per nascondere i veri problemi.

E questi veri problemi sono per lo più legati al mantenimento del potere e all’economia. Certamente l’accesso al mondo del lavoro è uno dei problemi di cui non si vuole parlare. Un altro problema da nascondere riguarda la corruzione ed il clientelismo, e poi c’è la mastodontica evasione fiscale. Per non parlare dell’ingiustizia della nostra società, del dominio della criminalità organizzata e della sua contiguità con parecchie stanze del potere.

Nel nostro Veneto e nella nostra città c’è un caso emblematico, quello delle ex banche popolari. In particolare, il tormentato camino processuale verso un minimo di giustizia sulla vicenda del crac della Banca Popolare di Vicenza rischia uno stop, un rallentamento quanto meno, che potrebbe finire con la prescrizione. E tanti saluti alla giustizia, mentre vengono salvati gli “amici” e gli “amici degli amici”.

Il presidente del collegio giudicante per il crac della banca, Lorenzo Miazzi, ha infatti presentato domanda di astensione per un rischio di incompatibilità, legato alla professione della sorella, giuslavorista a Padova. Questo vuol dire tempi che si allungano e prescrizione che diventa incombente. Lo temono i risparmiatori truffati dell’associazione “Noi che credevamo nella BpVi”, che hanno scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ponendo la questione.

Speriamo che lo spettro della prescrizione sia allontanato, che i processi per i disastri delle banche venete, che hanno rovinato migliaia di persone, giungano a sentenza, speriamo insomma che la giustizia non sia definitivamente morta e sepolta in questo povero Bel Paese. Se così non fosse sarebbe molto grave, ed avremmo purtroppo perso ogni speranza…

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